introduzione:
Le migliori idee non nascono quando tutti sono d’accordo, ma quando le critiche migliorano un progetto. Racconto un esperimento condotto con due modelli di intelligenza artificiale che, attraverso il confronto reciproco, ha aperto una nuova riflessione sulla convergenza decisionale.
Per alcuni mesi ho lavorato a un progetto insolito.
L’obiettivo iniziale era semplice: capire se fosse possibile scrivere un romanzo lungo mantenendo coerenza narrativa attraverso decine di capitoli utilizzando un modello di intelligenza artificiale.
Sembrava un problema di scrittura. In realtà era un problema di progettazione.
Molto presto mi sono accorto che chiedere a un’IA di inventare una storia e, contemporaneamente, controllare la propria coerenza era come chiedere alla stessa persona di essere autore, revisore e arbitro nello stesso momento.
Ho iniziato quindi a separare i ruoli. Prima la progettazione. Poi la verifica. Infine la generazione.
Da questa disciplina è nato un framework di lavoro che, nel corso dei mesi, ha permesso di portare a termine un intero romanzo mantenendo una struttura sorprendentemente stabile.
Quando il progetto si è concluso, ho fatto una cosa che considero fondamentale. Non ho chiesto conferme. Ho chiesto critiche. Ho sottoposto il lavoro alla valutazione di un’altra intelligenza artificiale.
La risposta è stata interessante.
Ha riconosciuto la solidità dell’architettura, ha suggerito miglioramenti concreti e ha individuato alcuni punti di forza del metodo.
Successivamente ho chiesto a ChatGPT di leggere quella stessa valutazione.
Non gli ho chiesto di approvarla.
Gli ho chiesto di criticarla.
Ed è successo qualcosa che non mi aspettavo.
ChatGPT ha confermato alcuni aspetti, ne ha ridimensionati altri e ha contestato con precisione tutto ciò che non era realmente dimostrabile.
A quel punto ho inviato quella critica nuovamente al primo modello.
La sua risposta non è stata una difesa.
Ha corretto alcune affermazioni, ha accettato le osservazioni metodologiche e ha mantenuto solo le conclusioni che riteneva ancora sostenibili.
In quel momento mi sono reso conto che il risultato più interessante non era il romanzo.
Non era nemmeno il framework.
Era il dialogo.
Per la prima volta avevo assistito a un confronto tra modelli differenti in cui nessuno cercava semplicemente di avere ragione.
Entrambi cercavano di rendere più robusta la valutazione.
Da questa esperienza è nata una domanda che va oltre la scrittura.
Se sistemi così diversi possono convergere su alcuni principi quando sono sottoposti agli stessi vincoli, la convergenza dipende davvero dall’intelligenza oppure è il problema stesso a imporre certe regole?
Non ho una risposta.
E non credo che sarebbe corretto averla oggi.
So però che questa esperienza mi ha portato a formulare un’ipotesi che intendo trattare con la stessa disciplina con cui è nato il romanzo: cercando prima di falsificarla e solo dopo, se resisterà alle critiche, provando a svilupparla.
Forse la domanda più importante che mi porto a casa non riguarda l’intelligenza artificiale.
Riguarda noi.
Forse la razionalità non consiste nell’avere sempre una risposta.
Forse consiste nel costruire un processo che permetta anche alle risposte di essere messe in discussione.