(Narrativa civile in chiave distopica – OfflineMind.com)
Non ci fu un’esplosione.
Non ci furono tsunami.
Nessun meteorite. Nessun Dio.
Ci fu solo silenzio. E sete.
L’acqua finì senza rumore.
Goccia dopo goccia, litro dopo litro, falda dopo falda.
Un processo lento, ma implacabile.
Chi doveva vigilare era distratto. Chi poteva cambiare rotta ha scelto di negare. Il resto dell’umanità ha continuato a lavarsi i SUV.
Quando la notizia fu certa — “Non c’è più acqua disponibile sul pianeta Terra” — era già tardi.
Non si poteva nemmeno piangere: piangere era uno spreco.
Il corpo umano imparò a disidratarsi in silenzio, come un motore spento che ancora vibra, poi cede.
Non ci fu solidarietà. Solo fame e paura.
Le ultime taniche furono difese come tesori.
Le città, già esauste da anni di emergenze finte, caddero per una reale.
Ogni Stato divenne una tribù, ogni tribù una tana.
I bambini non conoscevano più il sapore della pioggia. Le scuole insegnavano a risparmiare la saliva. Gli animali si estinsero in fila, come se avessero capito che non valeva la pena combattere.
Non arrivò nessuna astronave.
Nessun salvatore.
Nessun “piano B”.
Perché non c’era un piano A.
Abbiamo costruito imperi sulle bottiglie di plastica, sulle dighe, sulle multinazionali dell’oro blu.
Abbiamo creduto che la tecnologia potesse ricreare ciò che la natura ci offriva da millenni.
Abbiamo trasformato un bene vitale in merce, una fonte in business.
Siamo morti di sete con le labbra attaccate ai tubi.
Monito OfflineMind
Se stai leggendo queste righe, l’acqua ancora scorre.
Ma scorre dove?
Per chi?
L’acqua non è un privilegio.
Non è un prodotto.
È ciò che siamo.
E senza ciò che siamo, non ci sarà nulla da salvare.
Non affidarti a chi promette soluzioni digitali per problemi biologici.
Non aspettare “un’app che filtra la sete”.
Agisci finché puoi.
Riduci, proteggi, rispetta.
Oppure preparati a raccontare ai tuoi figli com’era il mondo prima della sete.
OfflineMind non cerca like.
Cerca memoria.
Perché solo chi ricorda può scegliere di non ripetere.

