Manuale di sopravvivenza per distinguere l’informazione dalla lucidatura del potere
(manuale tascabile di riconoscimento per cittadini di buona memoria)
C’era una volta il giornalista, c’era il pubblicista. Oggi, tra conferenze stampa con buffet e feed sponsorizzati, avanza una nuova creatura: il leccameloni. Non è iscritto ad alcun Albo, ma è tesserato a vita presso ogni ufficio stampa. Non informa: profuma. Non verifica: vernicia. È il deodorante del potere quando la stanza puzza.
Identikit essenziale
- Specializzazione: trasformare notizie scomode in “malintesi” e domande in “ringraziamo per il chiarimento”.
- Strumentazione: smartphone, badge per entrare ovunque, vocabolario ridotto (best practice: “visione”, “piano”, “sfida”, “territorio”).
- Postura: leggermente inclinata verso l’alto, perché la leccata va data al melone che sta sul carro.
- Etica: a fisarmonica. Si allarga quando il potente è in difficoltà, si restringe quando parla un cittadino.
Come lavora (in tre mosse)
- Captatio benevolentiae – Il pezzo apre con “finalmente”. Finalmente un piano, finalmente una svolta, finalmente un “cambiamento epocale”. Non è mai chiaro di cosa, ma finalmente.
- Traslazione semantica – I tagli diventano “razionalizzazioni”, gli scandali “narrative tossiche”, i ritardi “tempi tecnici”.
- Messa a dimora – Si pianta il melone nel lettore: due dati in croce, un virgolettato lungo tre paragrafi, chiusura con “ora serve responsabilità”. La sua, mai.
Test rapido: hai davanti un leccameloni?
- Evita la parola “conflitto d’interessi” come si evita un riccio di mare a piedi nudi.
- Conosce tutti per nome: “l’Assessore”, “il Manager”, “il Presidente”. I cittadini, invece, sono “alcuni”.
- In conferenza stampa non fa domande; fa eco.
- Quando scoppia un caso, preferisce intervistare il portavoce del caso.
Se hai risposto “sì” ad almeno due voci, non è informazione: è lucidatura.
Lessico di sopravvivenza (dal loro vocabolario al nostro)
- Piano ambizioso → Foglio Excel senza date.
- Dialogo col territorio → Riunione con quattro amici e un fotografo.
- Trasparenza → PDF in carattere 8 pubblicato alle 23:59 del 14 agosto.
- Visione → Sostituto di “non lo sappiamo”.
- Fake news → Qualsiasi domanda con un numero dentro.
Perché piacciono ai potenti
Perché costano meno di una campagna d’immagine e rendono di più. Il leccameloni è un outsourcing morale: si occupa di sciogliere il nodo delle responsabilità in acqua tiepida e restituire un filo perfettamente liscio, pronto per la narrazione della Domenica alle 20:30. Il pubblico confonde la ripetizione con la realtà; il potere confonde il silenzio con il consenso. Tutti felici, tranne chi paga il conto.
Perché il pubblico ci casca
- Stanchezza: dopo tre lavori e due bollette, nessuno ha tempo di leggersi le pie’ di pagina.
- Falsa simmetria: si mette sullo stesso piano una denuncia documentata e un “non è proprio così”.
- Algoritmi: più morbido è il titolo, più largo è il pubblico. Il giornalismo friziona, la piaggeria scivola via liscia.
Il trucco del secolo: la domanda disinnescata
Un bravo leccameloni non fa mai la domanda giusta. Fa la domanda giusta per l’intervistato.
Esempio: “Assessore, come risponde alle critiche?” → “Le critiche fanno parte della democrazia, guardiamo ai risultati.”
Chiuso. Nessuno chiede quali risultati, quando, quanto sono costati. Il lettore, intanto, ringrazia: non ha dovuto pensare.
Antidoto del lettore antico (funziona sempre)
- Cerca il numero: se non c’è, non è una notizia.
- Cerca il responsabile: se è “la burocrazia”, stai leggendo una favola.
- Cerca il contraddittorio: se parlano solo gli interessati, è marketing.
- Cerca la data: se è “entro l’anno”, segnati il calendario e ripassa a dicembre.
- Cerca il perché: se non c’è un perché, c’è un per chi.
Manuale d’uso per le redazioni che vogliono guarire
- Separa pubblicità, comunicazione istituzionale e cronaca. Mischiarle non è innovazione: è brodo.
- Ripristina l’editor: titoli asciutti, occhiello informativo, capoverso con i cinque W. Il resto dopo.
- Reinsegna l’arte della rettifica: non è un’umiliazione, è igiene.
- Rivaluta l’archivio e la memoria: il cittadino non è un goldfish.
Nota storica minima (che non guasta)
Una volta si chiamava velina: foglietti ben stirati con ciò che si doveva scrivere. Oggi la velina ha lo smartphone, il reel e la newsletter. Cambiano i mezzi, non la sostanza: ieri la cera d’api, oggi lo spray lucidante. Sempre meloni sono.
Epilogo: proposta indecente ma onesta
Non aboliamo il leccameloni: etichettiamolo. Come per gli alimenti: origine, ingredienti, additivi. “Articolo tratto da conferenza stampa; contiene dichiarazioni non verificate; assenza di dati; possibile conflitto d’interessi”. Così il lettore sa cosa sta per ingerire e può scegliere se cambiare dieta.
Finché non accadrà, il lettore che vuole restare cittadino faccia la cosa più rivoluzionaria e tradizionale insieme: pretenda domande. Le risposte arriveranno da sole, magari senza profumo. Ma almeno sapranno di realtà.

