Il POS dello Stato non esiste. E siamo noi a pagare il conto
C’è una cosa che mi chiedo da anni, e ogni volta la risposta mi lascia con lo stesso senso di nausea.
Se pagare con le carte fa bene allo Stato, se aumenta il gettito, se riduce l’evasione…
perché lo Stato non si occupa direttamente di gestire i pagamenti elettronici?
Perché, se a guadagnarci è l’interesse pubblico, a pagare devono essere solo i commercianti?
Ti piace il POS? Pagalo tu
Quando paghi col bancomat un caffè da 1,20 €, pensi di aver fatto la tua parte: niente contanti, tutto tracciato, tutto pulito. Ma sai cosa succede dietro?
Una piccola percentuale di quel pagamento finisce dritta nelle tasche di un soggetto privato: Nexi, Visa, Mastercard o chi per loro.
Una commissione invisibile. Una tassa occulta. Una tassa che non serve per pagare le scuole, la sanità o le pensioni. Serve solo a ingrassare i gestori dei circuiti di pagamento.
E sai chi la paga? Il barista. Il fruttivendolo. L’idraulico.
Non lo Stato. Non tu.
Sempre lui. Il piccolo. L’indifeso.
Lo Stato lo sa. Ma sta zitto
Lo Stato si fregia della “modernità”. Fa campagne contro il contante, ti fa sentire un evasore anche se paghi due spicci in moneta. Ma poi, non muove un dito per proteggere chi è costretto ad accettare i pagamenti elettronici.
Potrebbe farlo. Potrebbe creare un circuito pubblico. Potrebbe azzerare le commissioni sotto i 10 euro. Potrebbe almeno ammettere che sta usando il POS per fare cassa.
Ma niente. Silenzio.
Perché disturbare un equilibrio che conviene a chi comanda?
La verità è più sporca di quanto pensiamo
Viviamo dentro un sistema che ci racconta di voler combattere l’evasione… e poi scarica il costo della “legalità” su chi lavora davvero.
Viviamo in un Paese dove la tracciabilità è obbligo morale, ma il costo dell’infrastruttura è a carico del più debole.
E chi guadagna senza fare nulla – i gestori – viene protetto come una specie da tutelare.
Ti sembra normale?
E se domani…
E se domani lo Stato decidesse che ogni pagamento dovrà passare solo da un’app ufficiale?
E se ti dicesse che non puoi più usare contanti?
E se, un giorno, qualcuno potesse anche bloccarti il conto “per sicurezza”, o “per accertamenti”?
Non è fantascienza. È solo la conseguenza logica di un sistema che non controlli più.
Il conto arriva sempre
Tu oggi usi il POS e non ti accorgi di nulla.
Ma chi ha un negozio, un banchetto, una partita IVA… il conto lo riceve ogni sera.
Pochi centesimi per ogni transazione, ma ogni giorno.
È una perdita a goccia, come un rubinetto che non chiudi mai.
E lo Stato?
Guarda, incassa, e dice: “Grazie per la collaborazione.”
Il monito
Se non capiamo che ogni sistema di pagamento è anche un sistema di potere, non capiremo mai perché le cose non cambiano.
Non è solo questione di soldi.
È questione di chi controlla il rubinetto. E di chi, ogni volta, resta col bicchiere vuoto.
Se vuoi restare libero, comincia col chiederti chi guadagna da ogni tuo gesto quotidiano. Anche il più piccolo. Anche il più “civile”. Perché se il pagamento elettronico diventa un dovere…
la libertà diventa un optional.