Chi sanguina di più: un bianco o un nero?
Il sangue è sangue. Rosso. Caldo. Vivo.
Ma se lo chiedi in giro, non tutti rispondono allo stesso modo.
C’è chi crede che il sangue di un nero pesi di meno.
Che conti meno.
Che valga, in fondo, qualche punto in meno sulla scala dell’importanza.
Non lo dicono. Spesso nemmeno lo sanno.
Ma lo pensano.
Lo praticano.
Lo inoculano nel sistema con silenzi, indifferenza, aghi che forano più facilmente certe pelli.
La verità nuda
La scienza non ha dubbi.
Il sangue non ha razza. Non ha ceto. Non ha colore, se non quello del plasma.
Quando una macchina esce di strada e il tempo corre più veloce dei battiti, nessuno chiede di che etnia sei prima di attaccare la flebo.
Eppure…
Chi non arriva vivo in ospedale?
Chi vive nei quartieri dove la clinica più vicina è a un’ora di autobus.
Chi ha paura di farsi curare perché troppe volte è stato trattato come un problema, non come una persona.
Chi si sente dire “torni domani” mentre la febbre sale, il dolore stringe e il corpo cede.
Le ricerche parlano chiaro.
Chi ha la pelle nera spesso viene soccorso più tardi.
Curato con meno attenzione.
Creduto di meno quando dice “sto male”.
Il pregiudizio è una flebo silenziosa
Non serve una svastica per discriminare.
A volte basta una convinzione sbagliata:
“i neri sopportano meglio il dolore”.
Sì, c’è chi lo pensa. E lo insegna.
E nel dubbio, aspetta. Ritarda. Taglia la dose.
In corsia non lo vedi. Ma fa danni.
Come un’emorragia interna.
Perché donano meno?
Non per disinteresse.
Ma per sfiducia.
Perché la storia insegna.
Insegna che quando dai il sangue, spesso non ricevi lo stesso rispetto.
E allora smetti.
Perché nessuno vuole donare qualcosa a chi, ogni giorno, ti fa sentire meno umano.
Chi sanguina di più?
Tutti sanguiniamo.
Ma non tutti veniamo visti.
Non è lo stesso sanguinare, ed essere soccorsi.
Non è lo stesso soffrire, ed essere creduti.
Non è lo stesso morire, ed essere pianti.
Il sangue è lo stesso.
La giustizia, no.

