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Il pesce puzza dalla testa

Sillogismi civici tra potere, disservizi e il tanfo mai estinto delle collusioni

Dove comincia il marcio

È un detto crudo, ma di quelli che restano impressi: il pesce puzza dalla testa. Se la testa è la politica, la burocrazia, il sistema che regge tutto, allora il corpo siamo noi. Noi che paghiamo il conto, che ci ammaliamo, che inseguiamo un diritto e troviamo un muro.

E se in Italia la puzza si sente un po’ ovunque, nel Sud diventa acre, persistente, come certe umidità che non vanno via. Perché qui, ai disservizi si somma la vecchia bestia mai doma: la mafia, che non è sparita, ha solo cambiato abito.

Sanità negata, diritto svenduto

In certi paesi del Sud, prenotare una visita specialistica è un atto di fede. Non sai se ti chiameranno, né quando. E se ti ammali davvero, ti dicono che devi andare altrove. Ma dove, se non hai soldi né auto né forza?

Intanto si taglia, si accorpa, si chiude. Gli ospedali diventano trincee, i medici migrano, i pazienti restano. E muoiono.

Sillogismo:
Tutti hanno diritto alla salute.
La sanità pubblica al Sud è inaccessibile.
> Quindi, il diritto alla salute non esiste.

Istruzione: la vera emergenza silenziosa

Nessun notiziario apre con “oggi mancavano dieci insegnanti in una scuola di provincia”. Ma succede ogni giorno. Le scuole cadono a pezzi, manca il sostegno, manca la speranza. E quando manca la scuola, manca tutto.

I bambini crescono, se possono se ne vanno. E chi resta, troppo spesso, resta indietro.

Sillogismo:
L’istruzione è la chiave della libertà.
Senza scuole adeguate, il sapere è un privilegio.
> Dunque, la libertà resta per pochi.


Acqua: oro blu in mani grigie

In un’isola circondata dal mare, manca l’acqua. Sembra uno scherzo, ma è realtà. Reti idriche da dopoguerra, guasti continui, interi comuni a secco per giorni.

E mentre i rubinetti restano asciutti, le bollette arrivano puntuali. In Sicilia, spesso l’acqua la gestiscono enti locali inefficienti o peggio, opachi. La sete diventa abuso.

Sillogismo:
L’acqua è un bene comune.
Chi la gestisce la trasforma in merce.
> Quindi, il bene comune non è più pubblico.

Mafia e politica: il tanfo che non si cancella

Le cronache giudiziarie non fanno più scalpore: appalti truccati, voti di scambio, candidati suggeriti da chi non dovrebbe nemmeno votare. Ma intanto tutto resta com’è. Le cosche non sparano più: votano, controllano, incassano.

Legalità? Un cartello da esporre nei convegni. Poi, si torna a fare come prima.

Sillogismo:
Lo Stato combatte la mafia.
Ma parte dello Stato è collusa.
> Dunque, lo Stato combatte se stesso.

E adesso? Quando la testa è marcia…

Non basta indignarsi. Non bastano i post. Quando la testa del pesce è marcia, il corpo può scegliere: o si ribella o si lascia imputridire.

Servono occhi aperti, penne libere, voci ostinate. Serve il coraggio di dire no: al voto venduto, al favore accettato, al degrado normalizzato.

Il pesce puzza dalla testa, sì.
Ma ogni pesce può essere salvato.


A patto che qualcuno, prima o poi, abbia il coraggio di tagliarla.

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