Quando la politica diventa scudo per chi specula

Il Paese che un tempo insegnava a “fare di conto” oggi finge di non saper contare. Il gioco d’azzardo – legale, iper-promosso, difeso a colpi di norme elastiche – è diventato un gigantesco travaso di ricchezza dalle tasche dei cittadini alle casse dei concessionari e dello Stato. E la politica, invece di regolare con sobrietà, fa da scudo a chi monetizza fragilità e solitudine.
Il quadro, in numeri (difficili da smentire)
- Raccolta 2022: 136 miliardi di euro di puntate complessive; spesa netta dei giocatori 20,35 mld; entrate erariali 11,21 mld. Sono dati ufficiali ADM, riepilogati da Avviso Pubblico. (Avviso Pubblico)
- Rete fisica vs online (2022): circa 63 mld su rete fisica; il resto a distanza. La “distanza” è la nuova sala giochi nel salotto. (Avviso Pubblico)
- Per capita 2023: la raccolta pro capite (gioco fisico+online) sale a circa 2.996 € per maggiorenne. Crescita secca sul 2022. (Federconsumatori)
- Gettito 2025 (gen–apr): nelle entrate tributarie compaiono 1,265 mld € da “lotterie e altre attività di gioco” già a febbraio; tendenza confermata nei bollettini successivi. Il fisco ringrazia, i quartieri un po’ meno. (Ministero dell’Economia e delle Finanze)
- Adolescenti: nel 2024 il 28,1% degli adolescenti italiani dichiara di aver giocato d’azzardo nell’ultimo anno. Normalità appresa presto. (EpiCentro)
Questi dati non raccontano una svista passeggera: descrivono un modello di entrata per lo Stato e un settore di rendita per i concessionari. La continuità è la regola, non l’eccezione.
Come ci siamo arrivati (e perché non ne usciamo)
Un tempo c’erano lotterie occasionali e la vigilanza sociale dei luoghi di comunità. Oggi, con l’online h24, il gioco è onnipresente e solitario. La politica ha accettato tre assi di gioco:
- Fiscalità dipendente dal vizio: quando il bilancio conta su quel gettito, ogni stretta diventa “azzardo” politico. (Ministero dell’Economia e delle Finanze)
- Norme elastiche e frammentate: distanze, orari, deroghe, giurisprudenze a mosaico. Chi deve tutelare le persone viene lasciato solo in prima linea: comuni, scuole, famiglie. (Avviso Pubblico)
- Digitalizzazione senza anticorpi: l’online sposta il confine dal bar al cellulare, rende invisibile l’eccesso, abbassa l’età d’accesso di fatto. (Avviso Pubblico, Federconsumatori)
Chi paga davvero
Pagano i lavoratori a reddito fisso che inseguono “il colpo” per coprire buchi; pagano i piccoli centri dove la raccolta pro capite esplode; pagano i minori che imparano la grammatica della “scommessa” prima di quella della prudenza. È la dissoluzione lenta di una virtù antica: temperanza. (Federconsumatori, EpiCentro)
Cosa non si fa (e si potrebbe fare domattina)
- Soglie di perdita obbligatorie e non revocabili su tutti i conti di gioco (opt-out impossibile per 90 giorni).
- Divieti di spesa in fasce orarie protette (sera/notte) e limiti giornalieri bassi per default.
- Blocchi geolocalizzati nei pressi di scuole, ASL, centri per l’impiego.
- Trasparenza radicale: pubblicare per comune, trimestralmente, raccolta, spesa e gettito.
- Campagne pubbliche con linguaggio tradizionale e diretto, non marketing sanitario: “Giocare non è un dovere. Fermarsi è segno di forza”.
Queste misure non richiedono convegni: richiedono volontà.
Perché la politica non le fa
Perché il gettito fa comodo, perché i concessionari hanno voce, perché il costo sociale non entra nel DEF. E perché ammettere l’errore significherebbe invertire la rotta: meno spot, meno slot, meno app. Una scelta impopolare per chi misura il consenso a trimestre. (Ministero dell’Economia e delle Finanze)
Esortazione finale
Il gioco d’azzardo non è un passatempo: è una malattia sociale debilitante. Consuma risparmi, sfibra famiglie, corrode la fiducia. Quando la politica lo accetta per inedia (mancanza di coraggio) o per dolo (interesse di parte), tradisce il suo compito antico: proteggere i cittadini.
Chi governa scelga: o cura il corpo sociale con regole sobrie e limiti veri, oppure resta complice di chi specula sulle fragilità. Non servono “nuove parole”: serve tornare a quelle di sempre—responsabilità, misura, tutela.

