Caso Vannacci: dal libro al partito, analisi dei fatti

La politica dell’attenzione Un’analisi fondata sui fatti

di Salvatore Martino

Premessa

Questo non è un articolo sulle idee di Roberto Vannacci. È un’analisi di un fenomeno politico e comunicativo documentabile. Lo scopo non è stabilire chi abbia ragione o torto, ma osservare come un insieme di fatti verificabili abbia portato, nell’arco di circa tre anni, dalla pubblicazione di un libro alla nascita di un partito politico. I fatti sono pubblici. Le interpretazioni sono dichiaratamente tali.

Primo fatto

Il 10 agosto 2023 Roberto Vannacci pubblica in autoproduzione Il mondo al contrario. Il libro diventa rapidamente un caso editoriale nazionale, scalando le classifiche di vendita nel giro di pochi giorni. Tra i passaggi più discussi compare il giudizio sull’omosessualità come condizione statisticamente non “normale”, accompagnato da affondi contro femminismo, ambientalismo e comunità Lgbt. Questi contenuti generano un intenso dibattito politico, mediatico e culturale.

Secondo fatto

Le polemiche hanno conseguenze concrete, e più severe di quanto spesso si ricordi. Il Ministro della Difesa Guido Crosetto prende pubblicamente le distanze, definendo le affermazioni di Vannacci delle vere e proprie farneticazioni. Il 18 agosto 2023 — appena otto giorni dopo l’uscita del libro — l’Esercito rimuove Vannacci dal comando dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, incarico assunto solo due mesi prima. Non è tutto. Il Ministero della Difesa dispone in seguito una sospensione di undici mesi, motivata da una compromissione del prestigio e della neutralità della forza armata. La Procura di Roma apre inoltre un fascicolo per istigazione all’odio razziale, che verrà successivamente archiviato.

Terzo fatto

Nel corso delle interviste successive Vannacci non ritratta. Spiega che il termine “normale” va inteso in senso statistico, riferito alla frequenza numerica e non al valore delle persone. Anche su altri passaggi controversi, come quello sui tratti somatici dell’atleta Paola Egonu, sostiene di essere stato travisato. Questa linea di difesa accompagna stabilmente la sua posizione pubblica.

Quarto fatto

Nel giugno 2024 Roberto Vannacci viene candidato alle elezioni europee con la Lega, in qualità di indipendente. Ottiene 532.368 preferenze personali, risultando il candidato più votato del partito in quattro circoscrizioni su cinque ed entrando nel Parlamento europeo. È, in assoluto, il secondo nome più votato d’Italia dopo Giorgia Meloni. La notorietà costruita nei mesi precedenti si traduce quindi in un consenso elettorale imponente. Questo è un dato oggettivo. Le motivazioni degli elettori appartengono invece al campo delle interpretazioni.

Quinto fatto

Il 23 novembre 2024, a Marina di Grosseto, nasce il movimento politico Il Mondo al Contrario, evoluzione del comitato culturale omonimo fondato il 26 agosto 2023 e direttamente ispirato al libro. Per la prima volta il titolo dell’opera editoriale diventa anche il nome di una struttura organizzata sul territorio. Vannacci, presente all’assemblea, precisa più volte che non si tratta di un partito e che non c’è alcuna scalata alla Lega; interviene in videocollegamento anche Matteo Salvini, che rivendica sintonia con lui.

Sesto fatto

Nei mesi seguenti la traiettoria di Vannacci si consuma interamente dentro la Lega, prima di rompersi. Il 6 aprile 2025 prende la tessera del partito durante il congresso federale di Firenze. Il 15 maggio 2025 il Consiglio federale lo nomina vicesegretario, una scelta di Salvini per blindare il fronte sovranista. È proprio questa ascesa interna, secondo diverse ricostruzioni giornalistiche, ad aprire la frattura con l’ala nordista del partito, guidata dai governatori Zaia, Fedriga e Fontana. Il 24 gennaio 2026 Vannacci deposita presso l’Ufficio dell’Unione Europea per la Proprietà Intellettuale il marchio “Futuro Nazionale”, pur negando in quel momento l’intenzione di lasciare il Carroccio. Il 3 febbraio 2026 Roberto Vannacci lascia ufficialmente la Lega. Contestualmente fonda Futuro Nazionale e lascia il gruppo dei Patrioti per l’Europa al Parlamento europeo. Al nuovo soggetto politico aderisce anche l’associazione Il Mondo al Contrario. Da questo momento il percorso editoriale si trasforma definitivamente in percorso politico autonomo.

Settimo fatto

È importante non confondere due passaggi che, pur collegati, restano distinti nel tempo: la nascita della sigla, il 3 febbraio 2026, e la definizione pubblica della sua identità ideologica, che arriva solo mesi più tardi. Il 13 giugno 2026, all’Auditorium della Conciliazione di Roma, si tiene l’assemblea costituente di Futuro Nazionale, davanti a circa 1.700 delegati. È in quella sede che Vannacci pronuncia le frasi più riprese dalla stampa nazionale: «Noi rappresentiamo lo scarto e la feccia e siamo orgogliosi di esserlo. In Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e fierissimi di esserlo.» Nello stesso intervento rivendica una linea di cittadinanza e sovranità che diverse testate sintetizzano nella formula “l’Italia a gli italiani”, e traccia una contrapposizione netta: o con Futuro Nazionale, o con “Von der Leyen, Draghi, multinazionali e globalismo”. I temi cardine che emergono dal discorso e dai materiali del movimento sono: sovranità nazionale, sicurezza, difesa dei confini, contrarietà agli aiuti militari all’Ucraina, critica al Green Deal, sostegno di massima alla proposta di legge sulla “remigrazione”. Sono affermazioni pubbliche, riportate da ANSA, Avvenire, Il Sole 24 Ore e altre testate nazionali. Al partito aderiscono nel tempo alcuni parlamentari in transito da altre formazioni, tra cui gli ex leghisti Edoardo Ziello e Rossano Sasso e l’ex Fratelli d’Italia Emanuele Pozzolo.

Che cosa dimostrano i fatti?

I fatti dimostrano che: un libro ha generato enorme visibilità; quella visibilità ha preceduto un importante risultato elettorale; il risultato elettorale ha aperto la strada a un’ascesa interna a un partito esistente; la rottura con quel partito ha prodotto prima una sigla autonoma, poi — a distanza di mesi — un’identità ideologica pubblica strutturata in manifesto e in un partito organizzato sul territorio. Questa sequenza è documentata, ed è più articolata di quanto un racconto sintetico lasci intendere: non un salto diretto dal libro al partito, ma un percorso che passa anche da una lunga permanenza, e da una scalata interna, dentro la Lega.

Che cosa NON dimostrano i fatti?

Non esiste, allo stato delle fonti pubbliche consultabili, una dichiarazione nella quale Roberto Vannacci affermi di aver scritto quel libro per fondare un partito, né che le polemiche del 2023 fossero una strategia elettorale calcolata. Attribuire queste intenzioni sarebbe quindi improprio. Un’analisi seria distingue sempre tra fatti documentati, dichiarazioni dell’interessato e interpretazioni degli osservatori.

La riflessione

Esiste però una domanda che riguarda tutti, indipendentemente dalle idee politiche.

È possibile trasformare una forte esposizione mediatica in capitale politico? Nel caso Vannacci la risposta fattuale è sì. Non perché lo affermi l’autore. Ma perché la cronologia mostra che la notorietà editoriale è stata seguita da una carriera dentro un partito esistente, da un successo elettorale, da una scalata interna, da una rottura, e infine — mesi dopo, non contestualmente — dalla costruzione pubblica di un’identità politica autonoma.

Questo non prova una strategia. Prova un percorso, più lungo e più stratificato di come talvolta viene raccontato. Ed è proprio questo percorso che merita di essere studiato, nei suoi tempi reali. Perché comprendere come nasce il consenso è più utile che limitarsi a discuterne il contenuto. La democrazia non vive soltanto delle idee. Vive anche dei meccanismi attraverso i quali quelle idee riescono a raggiungere milioni di persone.

Comprendere tali meccanismi significa essere cittadini più consapevoli.

E la consapevolezza rimane, ancora oggi, la migliore forma di libertà.

Salvatore Martino OfflineMind.com