Il trucco più vecchio della politica italiana

Ci hanno convinti che la politica sia una partita a due squadre: centrodestra contro centrosinistra. Ma è una bugia comoda, studiata a tavolino.
Queste etichette non hanno radici storiche solide, né coerenza ideologica. Sono contenitori elastici, riempiti di volta in volta con alleanze improbabili, slogan vuoti e candidati riciclati. Oggi dentro c’è una cosa, domani il suo opposto. Tutto e niente.
Servono a mantenere in piedi il teatrino: due facce della stessa moneta, che si passano il potere senza mai mettere in discussione le regole del gioco. Sulle questioni fondamentali — economia, lavoro, diritti sociali, rapporti con l’Europa, politica estera — la rotta è sempre la stessa. Cambiano solo i toni, il colore della cravatta e le parole in conferenza stampa.
Il linguaggio è la loro arma più potente: “riforma” per dire taglio, “semplificazione” per dire deregulation, “flessibilità” per dire precarietà. Una neolingua che confonde, divide e anestetizza.
Chi crede ancora alla favola della contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra non si accorge di vivere in un sistema a partito unico camuffato, dove il dissenso vero è espulso o marginalizzato.
Non è una battaglia tra due visioni: è la gestione comune del declino, mascherata da scelta democratica.
La verità? Finché accetteremo le loro etichette, accetteremo anche la loro truffa.
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