“Chi ci brucia davvero?”

“Segui i soldi”, disse Falcone. E forse vale anche per i roghi.

Pensieri di un siciliano davanti all’ennesima estate in fiamme

Li senti prima ancora di vederli, i roghi.

Quando l’aria cambia odore. Quando il vento porta con sé una strana malinconia, mescolata alla cenere.

Succede ogni estate. Puntuale come le zanzare, ma molto meno naturale.
Succede in Sicilia, ma anche altrove. Però qui fa più male. Perché la senti la terra che geme sotto il fumo. Perché ogni albero che va in fiamme è un pezzo di vita che se ne va.

E allora ti chiedi: ma davvero pensano che siamo fessi?

Ci raccontano che è colpa dei “piromani”. Sempre e solo piromani. Come se fosse tutto lì, chiuso in una parola. Un pazzo col fiammifero, che sbuca dal nulla e appicca fuoco per sport.
Ma la verità è un’altra.
La verità è che qualcuno gioca col fuoco, ma non è un folle solitario.

C’è chi ha da guadagnarci.
Chi non ha mai fatto prevenzione e ora grida all’emergenza.
Chi aspetta che la terra bruci per renderla “utile”, “edificabile”, “vendibile”.

E nel frattempo, noi.

Con il cuore in gola, a guardare la montagna che conoscevamo diventare un fantasma annerito.
A spegnere le fiamme con le mani, con i secchi, con la rabbia.
A contare gli ettari persi, le case sfiorate, gli animali fuggiti.
A consolare i vecchi, che ti dicono: “Questa non è più la nostra Sicilia.”

No, non siamo fessi.

Sappiamo chi sono gli eroi: i forestali, i volontari, i vigili del fuoco, la gente del paese che non aspetta ordini per mettersi in mezzo al fumo.
Ma sappiamo anche chi tace. Chi fa finta di non vedere. Chi firma piani, chi cambia destinazioni d’uso, chi resta in silenzio quando dovrebbe parlare.

Perché brucia sempre nei posti più belli?
Perché dove c’era verde ora si sogna cemento?
Perché la prevenzione è una parola vuota, ma i fondi per “l’emergenza” arrivano sempre?

E allora torna in mente una frase.
Quella del giudice Giovanni Falcone.
Una di quelle che non muoiono mai, perché dicono la verità nuda:

“Segui i flussi del denaro e troverai i colpevoli.”

Ecco. È questo che dovremmo fare. Anche davanti a un incendio.
Chiederci a chi conviene.
Chiederci chi incassa.
Chiederci chi si arricchisce, mentre la Sicilia si consuma.

Siamo stanchi. Siamo arrabbiati. Ma non siamo ciechi.

E se c’è una cosa che il fuoco non potrà mai bruciare, è la memoria.
Quella ce la portiamo dentro.
E prima o poi, con quella, ricostruiremo anche la verità.