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Perché la Natura brucia ancora?

Alla luce di tutto questo, la domanda è: perché?

Recensione OfflineMind.com

Era notte fonda quando ci siamo imbattuti in quelle parole. Non firmate. Non distribuite in un editoriale. Non scritte per farsi notare. Ma nate in un gruppo Facebook dedicato a San Vito Lo Capo. Una voce che non cerca microfoni, ma trova orecchie attente. La voce della Natura.

Eppure, quel testo non è l’ennesimo appello ambientalista. È qualcosa di più. È uno sfogo intimo, una confessione collettiva. È una madre che brucia e non accusa, ma chiede solo di essere ricordata. È uno specchio davanti a cui non possiamo più distogliere lo sguardo.

Non ci sono tecnicismi, non ci sono dati, non c’è retorica. Solo emozioni vere. Luoghi reali: Monte Cofano, Zingaro, Castelluzzo. Nomi che per molti sono vacanze, ma per altri – per chi ci è nato, per chi ci cammina ogni giorno – sono casa, radici, respiro.

La Natura parla, e lo fa con parole semplici. Dice: “Sono fatta di vita, non di cemento”. E con questa sola frase ci ricorda tutto ciò che abbiamo dimenticato nei nostri progetti, nei nostri abusi, nei nostri silenzi.

Nel cuore del testo, c’è una verità che fa male: qualcuno ha dato fuoco. Non per sbaglio, ma per scelta. Un gesto che racconta incoscienza, vigliaccheria, distacco. Ma ancora più forte è la richiesta finale: non dimenticate. Perché anche se la Natura sa rinascere, senza memoria – la nostra – ogni rinascita è mutilata.

Chi ama davvero un luogo non lo fotografa soltanto. Lo difende. Chi sente di appartenere a una terra, non la guarda bruciare in silenzio.

E allora, davvero: alla luce di tutto questo, la domanda è: perché?
Perché ogni estate ci troviamo a piangere le stesse ferite?
Perché le pietre restano, ma i boschi no?
Perché il dolore della Natura sembra commuoverci solo finché è trending topic?

OfflineMind è nato proprio per questo: per non voltarsi dall’altra parte. Per fermarsi a leggere fino in fondo. Per non lasciare che tutto finisca in cronaca e scroll.

Questo testo non lo abbiamo scritto noi. Ma sentiamo il dovere di custodirlo.
Perché brucia. Ma illumina.
E se vogliamo essere umani, davvero, non possiamo far finta di niente.


Testo originale

Le pietre non bruciano. Ma io sì.
Stanotte vi scrivo con la voce che mi resta. Sono la Natura. E sto bruciando.
Mi chiamo Natura.
E questa notte, in silenzio, muoio un po’.
Mi spezzo sulle rocce di Monte Cofano, piego le ginestre dello Zingaro, mi accascio tra gli ulivi antichi di Castelluzzo, piango nel respiro caldo di Frassino.
Mi guardate da lontano. Con paura, con rabbia, con impotenza.
Io invece vi guardo da dentro. Perché vi abito. Sempre. Anche quando vi dimenticate di me.
Quello che vedete è fuoco. Ma dentro è memoria che va in fumo.
Il sentiero che saliva lento tra le palme nane ora è solo fumo e pietra nera.
I grilli non cantano più, le cicale hanno smesso all’improvviso.
Gli occhi dei falchi non scrutano più il vento, perché il vento, stanotte, è una lama.
Non ho mai chiesto molto.
Solo di essere amata come si ama una madre: anche quando è ruvida, anche quando tace, anche quando chiede rispetto.
Non sono fatta di cemento. Sono fatta di vita.
Sono la macchia mediterranea che profuma le vostre estati.
Sono i muretti a secco che raccontano mani stanche e sagge.
Sono la riserva che vi ha fatto innamorare, il tramonto che avete fotografato, il silenzio che vi ha guarito.
Eppure, qualcuno mi ha dato fuoco.
Con la freddezza di chi non conosce la carezza.
Con la codardia di chi non sa cosa significhi appartenere a un luogo.
Stanotte, brucio. Ma non da sola.
Bruciano con me le mani dei volontari, ruvide di cenere e speranza.
Brucia il respiro dei vigili del fuoco, che non si fermano da ore.
Brucia il cuore dei ragazzi che piangono guardando le colline annerirsi.
Brucia la voce del vescovo, che sussurra una preghiera senza tempo.
Bruciano le parole di chi mi ama e non può salvarmi.
E mentre brucio, vi sento. Tutti.
Chi ha perso la casa. Chi ha salvato una capra.
Chi ha abbracciato un padre centenario nel fumo.
Chi non riesce a dormire, stanotte, aspettando un cambio di vento.
Sì, io vi sento.
E vi giuro che anche quando sarò solo polvere e carbone, continuerò ad amarvi.
Perché io non so odiare.
Io so solo rinascere.
Ma vi chiedo una cosa. Solo una.
Quando l’ultima fiamma si spegnerà,
non spegnete anche voi la memoria.
Ricordatemi. Proteggetemi. Onoratemi.
Fate che tutto questo dolore non sia solo cronaca, ma rinascita.
Fate che nessun bambino debba più dire: “Lì c’era un bosco, ora c’è solo il nulla”.
Io sono la Natura.
E stanotte, mentre tutto brucia, vi tengo stretti nel mio ultimo respiro.

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