Quando la legge smette di essere giusta e diventa solo un lusso per pochi
OfflineMind.com – pensieri non omologati
Due celle, due vite
C’è chi si sveglia ogni mattina su un materasso sfondato, in una cella affollata che puzza di sudore e muffa.
E poi c’è chi si sveglia in un attico con vista, imputato per reati milionari, ma tranquillo: ha un buon avvocato, amici nei posti giusti e una causa rinviata all’infinito.
In mezzo, ci siamo noi.
Quelli che ancora si ostinano a chiamarla “giustizia”, anche quando non la riconoscono più.
Dentro chi è povero, fuori chi ha amici
Le carceri italiane traboccano. Non di mafiosi, non di evasori, non di colletti bianchi.
Ma di uomini e donne senza un soldo, senza una casa, senza una voce.
Gente finita dentro per uno spinello, per un motorino rubato, per essersi difesa male.
Gente in attesa di giudizio da mesi, da anni. Come se il tempo degli ultimi valesse meno.
Fuori, intanto, ci sono imprenditori che hanno frodato lo Stato, politici che hanno intascato tangenti, medici che hanno falsificato cartelle.
A piede libero. Presunti innocenti, certo. Ma guarda caso lo sono sempre, almeno fino alla prescrizione.
L’avvocato bravo costa. La libertà anche.
Chi non può permettersi un buon difensore, spesso si accontenta.
Firma una confessione, patteggia per uscirne prima, anche da innocente.
Perché quando sei povero, non combatti per la verità: combatti per sopravvivere.
Un processo equo?
Te lo puoi permettere se hai soldi, relazioni, una bella faccia. Se sei credibile.
Ma chi decide cos’è credibile, oggi?
È così che muore uno Stato di diritto
Non con un colpo di Stato, ma col silenzio.
Con ogni detenuto dimenticato.
Con ogni fascicolo lasciato a impolverarsi sullo scaffale.
Con ogni cronista che racconta solo le sentenze, e mai le ingiustizie.
La giustizia non è più un servizio. È un mercato.
E tu, se non puoi permettertela, sei solo merce da buttare via.
E se iniziassimo a guardare meglio?
Ogni volta che chiedi più carcere, pensa a chi ci finisce davvero.
Ogni volta che applaudi a una condanna esemplare, chiediti chi l’ha decisa.
Ogni volta che un politico parla di “certezza della pena”, chiedigli perché per i suoi amici questa certezza non vale mai.
OfflineMind non si inchina
Non abbiamo ricette facili. Ma abbiamo gli occhi aperti.
E continueremo a dire che questa non è giustizia. È un inganno.
Un inganno che ti convince che sia colpa tua se non riesci a difenderti.
Ma non è colpa tua.
È colpa di un sistema che ha smesso da tempo di chiedere “cos’è giusto?”, e ha iniziato a chiedere “quanto puoi pagare?”.