Hai 200 miliardi di dollari e sei in rosso? Fonda un partito
Come trasformare un buco di bilancio in un culto politico (e farti pure applaudire)
Hai presente quel vecchio detto siciliano, “Cu sapi fari soldi, si compra puru la legge”?
Bene, adesso aggiornalo a Silicon Valley:
“Cu sapi fari hype, si compra puru la democrazia.”
Elon (ma poteva essere Jeff, Mark o chiunque con un ego in borsa) ha una piccola, trascurabile emergenza:
la sua azienda automobilistica ha perso in un anno più soldi di quanti ne servano per ricostruire l’intera infrastruttura ferroviaria americana.
Nel mondo normale, uno farebbe un passo indietro. Analisi. Ristrutturazioni. Qualche licenziamento (quelli sempre).
Ma nel mondo dei semidei con jet privati e 200 miliardi in portafoglio, si lancia un nuovo partito politico.
Un partito personale, ovviamente. Con un logo che sembra un incrocio tra un’app di criptovalute e un anime distopico.
Un partito “anti-sistema” fondato… dal sistema stesso.
Un partito per “la libertà”, ovvero per difendere la libertà di fare quello che vuoi quando sei ricco.
Senza tasse. Senza sindacati. Senza regole.
Con un paio di meme, tre citazioni da Orwell e un canale Telegram con avatar di droni armati.
I padri fondatori del capitalismo tossico
Cosa c’è dietro tutto questo?
Un classico capolavoro americano:
quando non riesci più a vendere i tuoi prodotti, vendi te stesso come prodotto politico.
- Tesla affonda?
“Colpa del deep state e dei woke che odiano l’innovazione.” - I sindacati crescono nelle fabbriche?
“Socialismo mascherato da diritti umani!” - I tuoi razzi non fanno più notizia?
“Attaccheremo Marte con i nostri valori tradizionali!”
Nel frattempo, i fan (che non sono elettori, ma adepti con l’iPhone) lo venerano come un profeta, e i giornalisti si spellano le dita a forza di scrivere editoriali tipo:
“Sarà lui il nuovo Trump… o il nuovo JFK digitale?”
(La risposta giusta è: nessuno dei due. È solo un imprenditore in crisi che ha capito come sfruttare il caos.)
La democrazia come diversivo fiscale
Nel 2025, fondare un partito non è un atto ideologico. È un modo per evitare il tracollo azionario.
Altro che “servire il popolo”. Qui si serve solo il proprio patrimonio.
Un partito personale serve:
- a cambiare le regole del gioco (cioè le leggi fiscali)
- a prendersi lo Stato come leva per i propri progetti industriali
- a incanalare la rabbia collettiva in direzioni utili ai tuoi affari
Un partito come start-up.
Una campagna elettorale come campagna marketing.
Un tweet virale vale più di mille dibattiti.
E quando finirà tutto? Quando si vedrà che dietro il fumo c’è solo un altro miliardario che odia pagare le tasse?
Nessun problema: licenzierà il partito.
Come fa con gli ingegneri.
Come fa con la verità.
La morale? Non c’è. Solo un conto da pagare.
Il nuovo capitalismo non produce beni. Produce narrative.
Non produce progresso. Produce fedeli.
Non produce futuro. Produce partiti personali per ego malati.
E noi, cittadini-spettatori di questa farsa, stiamo qui a guardare.
A scegliere se ridere o piangere.
A votare tra l’ennesimo reality show politico e il fallimento sistemico.
Il prezzo?
Lo paghiamo noi.
Sempre.
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