Perché il potere non si corregge da solo. E chi ci crede è già complice.
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L’odore che non fa più notizia
C’è una cosa più tossica della corruzione: la sua normalizzazione. Non ci indigniamo più. Non ci sorprendiamo più. Leggiamo titoli su ministri indagati, imprenditori truffaldini, presidenti impuniti e ci limitiamo a scrollare. Perché tanto, lo fanno tutti.
Ma proprio lì sta il problema: lo fanno tutti perché nessuno li ferma.
Il potere oggi non si nasconde. Non si giustifica. Si legittima da solo. E quando qualcuno prova a ricordargli cosa dovrebbe essere – servizio, responsabilità, esempio – viene zittito, ridicolizzato, isolato.
Siamo arrivati al punto in cui chi ruba sorride. E chi resiste, puzza di perdente.
Non è teoria. Sono fatti documentati.
Facciamo nomi. Con date. Con atti pubblici. Con sentenze o procedimenti aperti. Nessuna calunnia. Solo cronaca.
Daniela Santanchè
Ministra in carica. Indagata dalla Procura di Milano per truffa aggravata all’INPS: oltre 126 mila euro di cassa integrazione percepiti illecitamente per la sua società Visibilia.
Nessuna dimissione. Nessuna sospensione.
Ha restituito parte della somma, ma resta dov’è. Anzi, attacca i giornalisti che le fanno domande.
Fonte: Corriere della Sera, gennaio 2025 – Corte dei Conti, Atti pubblici
Chiara Ferragni & Balocco
Una delle operazioni pubblicitarie più aggressive degli ultimi anni. Il “Pandoro-gate”: un dolce venduto come benefico, ma nessun euro donato in proporzione alle vendite.
Multa Antitrust: 1 milione di euro a Ferragni, 420 mila a Balocco.
Procura di Milano: Ferragni rinviata a giudizio per truffa aggravata.
Il punto non è la multa. È che intanto l’influencer siede ancora su ogni copertina e resta testimonial di aziende, mentre il sistema protegge la sua immagine.
Fonte: Antitrust – La Repubblica – APNews – El País (gennaio 2025)
Boris Johnson e il Partygate
Durante il lockdown, mentre i cittadini del Regno Unito non potevano uscire di casa né assistere ai funerali dei propri cari, il Primo Ministro festeggiava a Downing Street con drink, brindisi e balle colossali.
Solo dopo mesi di scandalo e pressioni, si è dimesso. Ma è tornato, più volte. E per molti è ancora un leader credibile.
Fonte: BBC, The Guardian, 2022–2023
Jair Bolsonaro
Presidente del Brasile fino al 2022. Ha negato la gravità del Covid-19, promosso cure inefficaci, ostacolato la vaccinazione.
Più di 700 mila morti, molti dei quali evitabili.
Parallelamente, ha accelerato la deforestazione amazzonica.
Non è mai stato processato. Ha goduto dell’appoggio dei militari e dell’impunità sistemica.
Fonte: The Lancet, Human Rights Watch, 2023
Viktor Orbán
Ungheria. Tutto legale, tutto “in regola”. Ma in 10 anni ha svuotato la democrazia dall’interno: ha preso il controllo della stampa, della magistratura, dell’università.
E l’Unione Europea? Praticamente niente. Perché a parole si difendono i diritti, ma nella pratica contano solo gli equilibri geopolitici.
Fonte: Freedom House, European Parliament Reports, 2023–2024
Il potere non si corregge da solo
Smettiamola di aspettare “l’uomo giusto”. Non arriverà.
Il potere vero non ammette correzioni etiche, se non costretto. Chi arriva in alto lo fa – quasi sempre – a costo della propria coerenza. Il sistema non seleziona i migliori.
Seleziona i più compatibili.
E la compatibilità col sistema oggi si misura in una cosa sola: capacità di stare zitti quando serve.
Leadership tossiche, cittadini assuefatti
Non è la gente il problema. È chi li guida.
Se l’opinione pubblica si è rassegnata, è perché ha visto che chi sbaglia non paga. Mai.
Anzi, viene premiato. Rilanciato. Riciclato.
Un giovane oggi ha due strade: diventare complice, o disilluso. Chi studia la legalità viene superato da chi ha “conoscenze”. Chi denuncia, viene silenziato. Chi prova a cambiare le regole, si brucia.
Così il sistema si autoprotegge. E chi lo subisce, si addormenta.
L’unico atto sano è disobbedire
Non stiamo parlando di rivoluzioni in piazza. Parliamo di scelte quotidiane.
Non ridere alla battuta del capo che copre un ladro.
Non votare chi protegge corrotti.
Non dire “è normale”.
Non abbassare la testa per una carriera più facile.
Non comprare il silenzio altrui con il tuo.
In un mondo dove la complicità è ovunque, la lucidità è già un atto rivoluzionario.
Non essere parte dell’odore
Il proverbio ha ragione: il pesce puzza dalla testa.
Ma noi siamo ancora capaci di sentire.
Non accettiamo più l’aria viziata dei salotti buoni, delle conferenze piene di retorica, delle televisioni piegate.
Chi guida senza coscienza non guida. Inquina.
E se nessuno lo dice, tocca a noi.
Non per eroismo. Ma per igiene mentale. Per dignità. Perché restare puliti non è utopia. È resistenza.

