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Stiglitz: “Europa, basta ginocchia piegate”

Il Premio Nobel Joseph Stiglitz : “Basta con le ginocchia piegate. O Bruxelles risponde, o scompare”.

Un bivio chiamato dignità

C’è chi ancora si ostina a chiamarla diplomazia. Poi c’è Joseph Stiglitz, 81 anni, ex capo economista della Banca Mondiale, premio Nobel per l’Economia e uno che non ha mai avuto paura di dire pane al pane. Di fronte all’ennesima provocazione di Donald Trump – nuovi dazi americani sui prodotti europei, annunciati con la solita arroganza da palcoscenico – Stiglitz non si limita a criticare. Lancia un avvertimento secco come una sberla: “Trump è un bullo. E i bulli, se non li fermi, si prendono tutto”.

Il potere come minaccia, non come guida

Trump non tratta. Impone. Non negozia. Ricatta. E lo fa usando l’economia come un’arma, trasformando ogni squilibrio commerciale in un’occasione per comandare. Chi cede una volta, sarà costretto a cedere sempre. Questo è il punto. Lo ha imparato la Cina, lo ha capito il Messico, e ora tocca all’Europa decidere se chinare il capo o rialzare la testa.

L’illusione della moderazione

Stiglitz, uno che ha visto i meccanismi del potere da dentro, non ha tempo per i formalismi. “Quando rispondi con forza, Trump fa marcia indietro. Se invece gli lasci spazio, ti chiederà ancora di più, fino a svuotarti”. Ma Bruxelles sembra ancora schiacciata dal riflesso condizionato della diplomazia: quella che media anche quando viene aggredita. Quella che ragiona in termini di “proporzione” mentre l’altro butta giù la porta a calci.

La verità è semplice: o si risponde, o si muore economicamente

Per Stiglitz non c’è alternativa: l’Europa deve rispondere con la stessa moneta. Non per vendetta, ma per dignità. “Una risposta economica equivalente – spiega – non è un’escalation, è un messaggio. Significa: noi non ci facciamo mettere i piedi in testa”. E aggiunge un dettaglio che tanti sembrano dimenticare: unita, l’Europa è più potente degli Stati Uniti in termini economici. Il problema è che raramente riesce a comportarsi come tale.

Dazi, sovranità, e la resa silenziosa dell’Occidente

Il vero campo di battaglia non sono i dazi su vino e acciaio. È l’idea stessa di sovranità economica. Di autonomia politica. Di capacità di dire no. Stiglitz lo dice senza girarci intorno: “Il rischio è che l’Europa diventi solo un mercato da spremere, un partner secondario, una cameriera del potere americano”.

E il conto, alla fine, lo pagheremo tutti. Non solo le imprese, ma i lavoratori, i sistemi sociali, i cittadini a cui verranno raccontate nuove favole sul “ce lo chiede il mercato”.

La resistenza non è una scelta tecnica, è un atto politico

Per chi ha ancora il coraggio di leggere tra le righe, il messaggio è chiarissimo: o l’Europa ritrova la schiena dritta, o finirà marginalizzata in un mondo dove contano solo i muscoli. “Non si tratta solo di reagire – chiude Stiglitz – si tratta di far capire che l’Europa è viva. E non si lascia colonizzare.”


Chi è Joseph Stiglitz

Classe 1943, Joseph Stiglitz è uno degli economisti più influenti del nostro tempo. Professore alla Columbia University, ex vicepresidente della Banca Mondiale, consigliere economico dell’amministrazione Clinton e Premio Nobel per l’Economia nel 2001 per i suoi studi sull’informazione asimmetrica. È noto per le sue posizioni critiche contro la globalizzazione incontrollata, il neoliberismo e le politiche economiche aggressive degli Stati Uniti. La sua voce, oggi più che mai, è un campanello d’allarme per chi crede ancora che l’economia debba servire le persone, non i poteri forti.

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