Il Nobel della guerra
Quando i carnefici si premiano tra loro
Washington, luglio 2025- Benjamin Netanyahu sorride, stringe la mano a Donald Trump e gli consegna una lettera: è la candidatura ufficiale al Premio Nobel per la Pace.
Una candidatura che sa di farsa.
Anzi, di schiaffo. In faccia ai vivi, ai morti, alla verità.
Nella stessa settimana in cui Gaza è sotto le bombe, mentre i colloqui di Doha arrancano sotto il peso delle ipocrisie e dei calcoli politici, il premier israeliano decide che l’uomo giusto da celebrare è Donald Trump, il presidente che ha fatto della polarizzazione un’ideologia.
“Sta forgiando la pace, una regione dopo l’altra”, ha dichiarato Netanyahu.
Ma fuori dalla Casa Bianca, nessuno sente odore di pace. Solo fumo e polvere.
Il Nobel come detersivo
La pace oggi non si costruisce, si annuncia.
Non si conquista, si recita.
È diventato tutto uno show:
la guerra è una coreografia di conferenze stampa,
il dolore un’opzione di scroll,
la diplomazia una mano stretta sotto i riflettori,
il Nobel per la Pace un gettone per il gioco del potere.
Trump e Netanyahu lo sanno bene.
E recitano.
Uno firma accordi “storici” che nessuno legge, l’altro li trasforma in propaganda mentre bombarda civili.
Premiare chi alimenta il fuoco
Trump dice che Hamas vuole la tregua.
Che “vogliono incontrarsi”.
Come se fosse un gesto di buona volontà e non il risultato di centinaia di morti, fame, assedi, violazioni del diritto internazionale.
Eppure, eccolo lì: candidato al Nobel, tra champagne e flash.
Come se la storia potesse essere riscritta con un comunicato stampa.
Come se bastasse evocare la pace mentre si spara, per passare dalla parte dei giusti.
Il Nobel della propaganda
Non è la prima volta che la politica si appropria dei simboli.
Ma candidare Trump al Nobel è come candidare un piromane al premio forestale.
Come premiare l’affamatore col pane.
È una mossa cinica.
Una riscrittura del significato delle parole.
Un colpo basso alla verità, quella vera. Quella che non fa carriera.
Chi ci crede ancora?
Noi.
Ma non nei loro premi, nelle loro parate, nei loro sorrisi.
Crediamo in chi la pace l’ha fatta davvero:
– senza carri armati,
– senza jet militari,
– senza scenografie da summit.
Crediamo in chi ha salvato una vita sola, rischiando la propria.
In chi non ha candidati da proporre, ma ferite da medicare.
OfflineMind
Noi non ci stiamo.
Non applaudiamo.
Non ci inchiniamo davanti a queste cerimonie.
Non dimentichiamo cosa significa la parola pace.Se anche tu senti che tutto questo è sbagliato, sei nel posto giusto.
Non ci serve il Nobel.
Ci basta la coscienza pulita.

