la regia della follia

La regia della follia: chi alimenta la guerra e perché

La regia della follia

Perché la pace non conviene a nessuno

C’è qualcosa che non torna.
Lo sentiamo tutti, anche se a volte preferiamo non guardarlo in faccia.

Da una parte, i leader del mondo si riempiono la bocca con parole come libertà, diritti, pace.
Dall’altra, stringono mani sporche di sangue, firmando contratti con chi bombarda scuole, uccide civili, annienta popoli.

Trump candidato al Nobel per la Pace mentre a Gaza si muore.
Putin che rilancia la sua guerra mentre stringe alleanze con la Cina.
Israele che parla di autodifesa mentre annienta interi quartieri.
L’Europa che osserva, balbetta, poi obbedisce.

No, non è follia. O almeno non è una follia cieca.
È una follia lucida, calcolata. Una strategia.

I burattinai della geopolitica

Ci raccontano che il mondo è complesso. Che le tensioni sono inevitabili. Che la diplomazia richiede compromessi.

Ma la verità è più semplice (e più scomoda): la guerra è business, la pace no.

  • Le bombe si vendono.
  • Le crisi fanno salire le borse.
  • La paura fa votare chi promette “sicurezza”.
  • Il caos giustifica la sorveglianza di massa.

E allora ecco che i governi diventano agenzie pubblicitarie del conflitto, capaci di vendere come “missione di pace” qualsiasi intervento militare.
Dietro ogni dichiarazione ufficiale, dietro ogni strettoia diplomatica, c’è un interesse: economico, strategico, elettorale.

Una mappa costruita sul disastro

Tutto sembra progettato per tenere i popoli divisi e disorientati:

  • Israele fa il bello e il cattivo tempo, certo dell’impunità diplomatica.
  • Gli USA si presentano come mediatori mentre alimentano ogni fuoco.
  • La Cina non bombarda, ma compra tutto.
  • La Russia gioca a scacchi con i cadaveri, contando sulle amnesie europee.
  • L’Ucraina è un terreno di scontro tra superpotenze, non una nazione da difendere.
  • La Palestina è diventata una parola tabù.
  • L’Europa è il continente dell’indignazione intermittente.

E mentre accade tutto questo, i media distraggono, i social amplificano, i popoli si azzuffano tra loro.

Una regia, più che un caso

No, non è solo incompetenza. Non è solo la somma di leader egocentrici e scelte sbagliate.

C’è una regia. Forse non unica, forse frammentata.
Ma c’è.
Ed è quella che tiene in piedi questo equilibrio instabile, dove:

  • Le guerre non si vincono, ma si prolungano.
  • Le democrazie si svuotano di senso, ma conservano il marchio.
  • La verità è un concetto negoziabile.

Chi governa oggi ha bisogno del caos per giustificare il controllo. Ha bisogno della paura per ottenere obbedienza.
Ha bisogno di guerre “lontane” per non farci guardare quelle che avvengono “dentro”.

️ E noi?

Noi votiamo. Discutiamo. Commentiamo sui social.
Ci arrabbiamo, poi torniamo a scrollare.
Ma siamo dentro uno spettacolo scritto da altri.
E finché non spegniamo il megafono, finché non smettiamo di credere ai copioni imposti, non cambierà nulla.

Non esiste la pace televisiva.
Non esistono leader-messia.
Non esistono guerre giuste.

Esiste solo una domanda da porci:

Fino a quando resteremo spettatori?

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