la pernacchia

Viva la pernacchia, addio like

Una pernacchia al giorno leva il consenso di torno

Siamo diventati dipendenti dai like. Un cuore, un pollice, una faccina: ecco la moneta del nostro tempo. Ci si applaude a vicenda senza capire, senza leggere, senza pensare. È la nuova liturgia del consenso: veloce, superficiale, vuota.Ma c’è un antidoto, antico e popolare: la pernacchia. Un gesto che non vale nulla in termini di mercato, ma che pesa come un macigno quando viene usato al momento giusto. Non porta follower, non ingrassa l’algoritmo, non si monetizza. È un soffio che sgonfia i palloni gonfiati e restituisce un briciolo di libertà.

Totò, il maestro della pernacchia

Totò l’aveva capito prima di tutti. La sua pernacchia in L’oro di Napoli non è un gesto infantile, ma un’arma politica. Il popolo che risponde al sopruso con un suono liberatorio, che sgonfia l’arroganza e mostra la nudità del potere. Totò resta il teorico riconosciuto della pernacchia d’autore: ha insegnato che ridicolizzare è più forte che insultare, più devastante che ribellarsi con rabbia. Una pernacchia basta a spogliare un potente della sua autorità.

La posologia della libertà

Se la pernacchia fosse una medicina, il bugiardino sarebbe semplice:

  • Una pernacchia al giorno contro i post buonisti, pieni di zucchero e ipocrisia.
  • Due pernacchie al bisogno davanti ai politici che ripetono promesse di cartapesta.
  • Tre pernacchie forti e ravvicinate contro influencer da supermercato che vendono autenticità in saldo.

Modalità di assunzione: sonora, in pubblico, così che nessuno possa ignorarla; scritta, secca e corrosiva, come commento che buca la bolla dei consensi; collettiva, in gruppo, quando serve che il ridicolo diventi coro.

Effetti collaterali: rossore immediato del destinatario, crisi isteriche tra i fanboy, esclusione dai salotti educati del buonismo social.

Controindicazioni: da evitare con chi merita dialogo vero. La pernacchia cura la stupidità, non il dissenso sincero.

Il valore di zero

La forza della pernacchia è nel suo valore nullo. Non produce engagement, non fa carriera, non porta sponsor. È puro gesto, inutile secondo le logiche del mercato. Ed è qui che diventa rivoluzionaria: perché nel tempo in cui tutto è contato, l’unico gesto libero è quello che non si può monetizzare.

Una conclusione riflessiva

La pernacchia non è un capriccio, non è un rumore sguaiato. È memoria di un’Italia che sapeva ridere dei potenti senza paura di sembrare maleducata. È la lezione che Totò ci ha lasciato: ridere in faccia al potere non è mancanza di rispetto, è la forma più antica e più umana di libertà.

Se smettiamo di ridere, se ci limitiamo a cliccare mi piace, allora smettiamo di pensare. La vera domanda non è quanto valga una pernacchia, ma quanto valiamo noi senza di essa.

Una pernacchia al giorno leva il consenso di torno.

 

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