Anche quando resti a casa. Anche quando hai solo fame.
e non c’è un modo elegante per dirlo
OfflineMind.com – Perché c’è un dolore che non va addolcito.
A Gaza si muore anche se non fai nulla.
Anche se hai solo sei anni, e giochi con una bottiglietta di plastica piena di sabbia.
Anche se sei incinta, e pensi solo al nome da dare a tuo figlio.
Anche se sei vecchio, e non chiedi altro che un po’ di pace prima della fine.
A Gaza si muore a casa.
Sì, proprio a casa.
Tra le tende, i balconi sbriciolati, i materassi spostati per far posto al nonno.
Non servono più i rifugi. Non ci sono più.
E non servono le scuse. Quelle arrivano sempre dopo.
Non serve essere un combattente, né urlare slogan.
A Gaza si muore anche in silenzio.
Perché basta esserci. Basta respirare.
Ti uccide la sete, prima della bomba.
Ti uccide la fame, prima della pallottola.
Ti uccide l’attesa – quella di un farmaco, di un permesso, di una tregua che non arriva mai.
Ti uccide l’odio – quello che non ha volto, ma ha droni, elicotteri, comunicati ufficiali.
Quello che ti osserva dall’alto come se fossi un bersaglio, non un essere umano.
E allora stringi forte i tuoi figli, li baci mentre dormono, e non sai se sarà l’ultima volta.
Non gli dici “buonanotte”.
Gli dici: “Non avere paura”.
Anche se sei tu il primo ad averne.
E intanto il mondo…
Conta, misura, analizza, relativizza.
Dice “è complesso”.
Ma non c’è niente di complesso nella morte di un bambino.
e nessun Dio vuole la Morte di un bambino

