scrivere per nessuno

Scrivere anche nel vuoto, quando nessuno legge

Fratello mio, tanto non mi leggerai.

Ma io te lo scrivo lo stesso. Perché se non lo scrivo, mi scoppia dentro.

Sai com’è? È come parlare con qualcuno che non c’è più.
Ti rivolgi al vuoto, ma almeno ti ascolti.
E a volte basta questo.

Non so più nemmeno perché scrivo.
Non per avere ragione.
Non per cambiare qualcosa.
Non per diventare qualcuno.

Scrivo perché è l’unico modo che ho per non marcire.
Per non finire anche io nel gregge silenzioso che applaude tutto e capisce niente.

Lo so che non mi leggerai.
Sei lì, incollato alla tua timeline, alle notifiche, agli short, alle stories.
Non è colpa tua. È tutto progettato così.

Ma io scrivo lo stesso.

Scrivo anche se non serve a nulla.
Anche se so che perderemo.
Perché è tutto costruito per vincere senza pensare.
E io, senza pensare, non ci riesco a vivere.

Scrivo anche se la mia voce non arriva da nessuna parte.
Anche se non piace agli algoritmi.
Anche se non converte, non intrattiene, non consola.

Scrivo perché qui dentro c’è il rumore di troppe bugie.
E io ho bisogno di silenzio vero. Di parole nude. Di pensieri onesti.

Lo so che non mi leggerai, fratello.
Ma se un giorno capiterai qui, anche per sbaglio, e sentirai qualcosa…
allora avrà avuto un senso.

E se non succede?
Fa niente.
Io continuerò a scriverti.
Anche nel vuoto.

Perché è l’unica arma che mi è rimasta.
E anche se siamo solo uova sbattute in un sacco di pietre,
qualcosa di noi rimane appiccicato.

Anche quando nessuno guarda.

E quando non ci sarò più, e il tempo mi avrà fatto diventare polvere tra le cose dimenticate, almeno resterà traccia di queste parole. Non per gloria, non per vanità. Non per lasciare un nome inciso da qualche parte. Ma perché qualcuno, un giorno, anche per sbaglio, potrà leggerle. E forse ci sentirà dentro qualcosa.

Le ho scritte senza orgoglio, senza alcun merito da rivendicare. Le ho scritte perché non potevo fare altro. Perché il silenzio mi uccideva più dell’inutilità.
Scrivere è stato l’unico modo per restare umano in un tempo che disumanizza.
E se queste righe cadranno nel nulla, andrà bene lo stesso.
Perché non si scrive per essere ricordati.

Si scrive per restare vivi. Anche nel vuoto.

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