PENSAI AUTH: verificare l’identità dell’autorità
Chi chiede al cittadino di obbedire deve poter essere verificato
Una proposta PENSAI per l’autenticazione dell’autorità
Introduzione
Durante un controllo stradale la sequenza è normalmente semplice: una pattuglia intima l’alt, il cittadino si ferma, l’operatore si presenta e chiede di esibire patente e documento di circolazione.
Il cittadino sa di avere degli obblighi.
Ma esiste una domanda precedente:
Come viene resa verificabile l’identità di chi chiede al cittadino di obbedire?
La domanda non nasce dalla sfiducia verso le Forze dell’ordine. Nasce da un principio elementare di responsabilità pubblica: un potere esercitato legittimamente deve essere riconoscibile come legittimo.
L’ordinamento italiano disciplina l’obbligo di fermarsi e di esibire i documenti attraverso l’art. 192 del Codice della strada. La norma considera rilevanti, per l’ordine di fermarsi, la presenza dell’operatore in uniforme o munito dell’apposito segnale distintivo.
Questo risolve il problema dell’obbligo del conducente.
Non risolve completamente un’altra questione:
come può il cittadino autenticare l’identità dell’operatore quando esiste un dubbio concreto?
Il problema dell’apparenza
Una divisa comunica autorità.
Un veicolo istituzionale comunica autorità.
Un tesserino comunica identità.
Ma nessuno di questi elementi, considerato isolatamente, costituisce necessariamente una prova tecnica incontrovertibile di autenticità.
Il problema non è teorico.
Le Forze dell’ordine hanno documentato casi di persone che si sono presentate falsamente come appartenenti alla Polizia o ai Carabinieri, utilizzando anche elementi apparentemente istituzionali.
Questo produce una situazione particolare.
Il cittadino può trovarsi davanti a una persona che sembra avere il potere di ordinargli qualcosa, ma deve poter distinguere l’apparenza dell’autorità dall’autorità effettiva.
La domanda diventa quindi:
Come trasformare l’identificazione da elemento di fiducia in elemento verificabile?
La proposta PENSAI
La proposta che avanzo è semplice nel principio:
creare un sistema istituzionale di autenticazione verificabile dell’operatore.
Non propongo un’intelligenza artificiale che osservi una fotografia e stabilisca se una persona sia un poliziotto.
Non propongo un algoritmo che giudichi il comportamento dell’agente.
Non propongo nemmeno di trasferire al cittadino il compito di stabilire se un controllo sia legittimo.
Propongo qualcosa di diverso:
l’autorità stessa deve fornire un meccanismo indipendente attraverso il quale la propria identità possa essere verificata.
PENSAI AUTH
Il concetto può essere denominato, provvisoriamente:
PENSAI AUTH — autenticazione verificabile dell’autorità.
Il funzionamento potrebbe essere articolato in cinque passaggi.
1. Identificativo istituzionale
Ogni operatore autorizzato dispone di un identificativo digitale univoco, associato all’amministrazione di appartenenza.
L’identificativo non deve necessariamente coincidere con il numero di matricola visibile pubblicamente.
Può essere un identificativo tecnico progettato specificamente per la verifica.
2. Codice dinamico
L’operatore dispone di un codice temporaneo o di un meccanismo crittografico equivalente.
È un elemento importante.
Un semplice QR code statico potrebbe essere fotografato e copiato.
Il sistema dovrebbe quindi utilizzare una tecnologia che permetta di dimostrare che l’identificativo è valido in quel momento, evitando la semplice duplicazione dell’immagine.
3. Verifica indipendente
Il cittadino utilizza il proprio smartphone, oppure un altro dispositivo disponibile, per effettuare la verifica.
Il sistema non deve mostrare informazioni personali non necessarie.
Potrebbe restituire semplicemente:
IDENTITÀ VERIFICATA
Corpo: Polizia di Stato
Stato: OPERATORE AUTORIZZATO
Validità: ATTIVA
La verifica deve essere sufficiente a rispondere alla domanda essenziale:
questa persona è realmente autorizzata a esercitare quel potere?
4. Tre possibili risultati
Il sistema non dovrebbe produrre giudizi.
Dovrebbe produrre stati verificabili:
VERIFICATO
oppure
NON VERIFICATO
oppure
VERIFICA NON DISPONIBILE
Questa distinzione è fondamentale.
NON VERIFICATO non significa automaticamente IMPOSTORE.
Potrebbero esserci problemi tecnici, assenza di connessione, manutenzione o altre condizioni operative.
5. Procedura alternativa
Quando la verifica digitale non è disponibile, il cittadino non deve essere lasciato senza soluzione.
Deve esistere una procedura alternativa istituzionale.
Ad esempio:
112 → identificazione della pattuglia → conferma dell’intervento.
In questo modo il cittadino non decide autonomamente se l’operatore sia autentico.
Trasferisce la verifica a un’infrastruttura istituzionale indipendente.
Il principio fondamentale: non verificare la persona, verificare l’autorità
Questa è probabilmente la distinzione più importante della proposta.
Il problema non è:
«Questa persona mi sembra un poliziotto?»
Il problema è:
«Questa persona è attualmente autorizzata dall’istituzione che rappresenta a esercitare questo potere?»
Sono due domande completamente diverse.
La prima riguarda la percezione.
La seconda riguarda l’autorizzazione.
PENSAI deve occuparsi della seconda.
Dove entra l’intelligenza artificiale?
La risposta è: non necessariamente deve entrarci.
Questo è un punto essenziale.
L’autenticazione dell’autorità non dovrebbe dipendere da un modello di IA.
L’IA potrebbe eventualmente assistere altri processi:
- rilevare anomalie;
- gestire procedure;
- spiegare al cittadino l’esito della verifica;
- supportare gli operatori;
- produrre audit;
- individuare tentativi anomali di utilizzo del sistema.
Ma la domanda fondamentale:
«Questo operatore è realmente autorizzato?»
deve ricevere la risposta da una fonte istituzionale verificabile, non da una previsione dell’intelligenza artificiale.
In questo senso PENSAI è AI-agnostico.
La sequenza PENSAI
Il modello può essere rappresentato così:
AUTORITÀ
↓
IDENTIFICAZIONE
↓
AUTENTICAZIONE
↓
VERIFICA
↓
STATO
↓
DECISIONE
Non:
AUTORITÀ → FIDUCIA → OBBEDIENZA
ma:
AUTORITÀ → AUTENTICAZIONE → VERIFICA → OBBEDIENZA ALLA LEGGE
È una differenza concettuale importante.
La protezione della privacy
Un sistema di questo tipo non dovrebbe diventare un nuovo strumento di sorveglianza.
Il cittadino non deve necessariamente sapere:
- nome e cognome dell’operatore;
- indirizzo;
- dati personali;
- informazioni private;
- posizione personale dell’agente.
Deve sapere soltanto ciò che è necessario per verificare l’autorità.
Anche la registrazione della verifica dovrebbe seguire il principio di minimizzazione dei dati.
L’obiettivo non è creare una banca dati dei cittadini che controllano la Polizia.
L’obiettivo è creare una prova verificabile dell’autenticità dell’autorità.
Una nuova forma di accountability
Il valore della proposta non riguarda soltanto la sicurezza del cittadino.
Riguarda anche la protezione dell’istituzione.
Un operatore autentico potrebbe essere falsamente accusato di non esserlo.
Un sistema di autenticazione verificabile permetterebbe di ridurre anche questo rischio.
L’autenticazione protegge quindi entrambe le parti:
cittadino ↔ istituzione
Il cittadino può verificare.
L’istituzione può dimostrare.
Il principio generale
La questione del controllo stradale è soltanto un esempio.
Lo stesso principio può essere applicato, con modalità differenti, a qualunque situazione nella quale una persona eserciti un potere pubblico nei confronti di un cittadino.
La domanda diventa universale:
Chi esercita un potere deve poter dimostrare di essere autorizzato a esercitarlo.
Non è sfiducia.
È accountability.
Non è disobbedienza.
È verificabilità.
Non è sostituzione dell’autorità.
È rafforzamento della legittimità dell’autorità.
Conclusione
La tecnologia ha progressivamente reso possibile verificare pagamenti, documenti, firme, identità digitali e transazioni.
Rimane però una domanda sorprendentemente semplice:
Perché non dovrebbe essere altrettanto semplice verificare l’autenticità di chi esercita un potere pubblico direttamente nei confronti del cittadino?
La proposta PENSAI parte da qui.
Non vuole sostituire le Forze dell’ordine.
Non vuole giudicare gli operatori.
Non vuole utilizzare l’IA per decidere chi sia autorizzato.
Vuole introdurre un principio:
l’autorità deve essere riconoscibile, autenticabile e verificabile.
Per questo la proposta può essere sintetizzata in una sola sequenza:
AUTORITÀ → AUTENTICAZIONE → VERIFICA → DECISIONE
La tecnologia, in questo modello, non serve a rendere il cittadino più sospettoso.
Serve a rendere la fiducia verificabile.
E quando un cittadino deve obbedire a qualcuno perché quello qualcuno rappresenta lo Stato, forse la domanda più semplice non è:
«Perché dovrei fidarmi?»
ma:
«Quale sistema mi permette di verificare che tu sia davvero chi dici di essere?»
Disclaimer IA: Questo contenuto è stato realizzato con il supporto dell’Intelligenza Artificiale e verificato dall’autore.
Salvatore Martino — PENSAI
Views: 10
