Non distruggere l’IA: governarla
La vera sfida non è distruggere l’IA, ma governare le decisioni che produce
Di Salvatore Martino
La paura dell’IA e una domanda diversa
L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nella vita quotidiana. E, insieme alle sue possibilità, cresce anche la preoccupazione per ciò che potrebbe accadere se il suo sviluppo diventasse troppo veloce o sfuggisse al controllo.
Negli Stati Uniti sono nate iniziative apertamente contrarie allo sviluppo dell’IA più avanzata. Alcune chiedono una pausa, altre una regolamentazione molto più severa. Le posizioni più radicali arrivano a chiedere di impedire permanentemente lo sviluppo della frontier AI.
È un fenomeno che merita attenzione.
Ma forse la domanda iniziale è sbagliata.
Non dovremmo chiederci soltanto:
«Dobbiamo fermare l’intelligenza artificiale?»
Dovremmo chiederci anche:
«Siamo capaci di governarla?»
Prima di giudicare
È qui che entra in gioco la modalità agnostica di PENSAI.
Il principio è semplice: quando non disponiamo ancora di elementi sufficienti per stabilire se una conclusione sia vera o falsa, non siamo obbligati a scegliere.
Possiamo fermarci.
Indicare:
X = non determinato.
E procedere con la verifica:
X → verifica → V/F → decisione.
Questo atteggiamento vale anche per l’IA.
Non è necessario considerarla una soluzione per tutti i problemi.
Ma non è neppure necessario considerarla una minaccia da eliminare.
Prima bisogna capire quale problema stiamo realmente cercando di risolvere.
Fermare l’IA non significa governarla
Nel dibattito pubblico vengono spesso messe insieme posizioni che, in realtà, sono molto diverse.
Una cosa è chiedere di vietare definitivamente determinati sviluppi dell’IA.
Un’altra è chiedere una moratoria temporanea.
Un’altra ancora è sostenere che l’IA debba continuare a svilupparsi, ma all’interno di regole precise.
Quest’ultima è la logica della governance.
Governare non significa dire sempre sì.
Significa stabilire condizioni.
Quale sistema può essere utilizzato? Per quale scopo? Con quali limiti? Chi controlla il risultato? Chi risponde quando qualcosa va storto?
Sono domande meno spettacolari dello slogan “distruggiamo l’IA”, ma probabilmente più difficili e più concrete.
Un esempio concreto
Immaginiamo un comune che utilizzi un sistema di IA per aiutare gli uffici a stabilire quali richieste dei cittadini debbano essere trattate con maggiore urgenza.
Il sistema analizza una richiesta e restituisce:
Priorità alta — 82%.
Che cosa facciamo?
In un sistema completamente affidato alla macchina, quel risultato potrebbe diventare direttamente una decisione.
Con un sistema governato, invece, quel numero è soltanto un’indicazione.
La richiesta entra nella modalità agnostica:
X = non ancora determinato.
Si controllano quindi i dati, le fonti e i criteri utilizzati.
Se la verifica conferma gli elementi necessari:
V.
Se li smentisce:
F.
Se rimangono dubbi significativi:
X.
Soltanto dopo arriva la decisione.
La differenza è sostanziale.
Non abbiamo eliminato l’IA.
Non le abbiamo neppure affidato il potere di decidere.
Abbiamo inserito un gate di governance tra l’analisi della macchina e la decisione umana.
La sequenza diventa:
IA → X → verifica → V/F/X → decisione → responsabilità.
Il vero problema potrebbe essere il giudizio
Questo esempio porta a una questione più ampia.
L’IA non produce soltanto testi o immagini.
Può produrre valutazioni, classificazioni, previsioni e suggerimenti capaci di influenzare le nostre decisioni.
Ed è qui che bisogna prestare particolare attenzione.
Una risposta convincente non è necessariamente una risposta vera.
Una probabilità non è una certezza.
Un suggerimento non è una decisione.
Per questo è utile mantenere separati quattro passaggi:
possibilità → evidenza → giudizio → decisione.
L’IA può contribuire al primo e, in determinate condizioni, anche agli altri.
Ma il passaggio da un risultato prodotto dalla macchina a una decisione che produce conseguenze deve essere governato.
Una posizione diversa dal semplice “pro” o “contro”
Forse il dibattito sull’IA dovrebbe uscire dalla contrapposizione tra sostenitori e oppositori.
Non necessariamente:
pro-IA contro anti-IA.
Potremmo introdurre una terza domanda:
pro-governance.
Non significa difendere l’IA a prescindere.
E non significa respingerla a prescindere.
Significa chiedere che ogni utilizzo sia valutato in rapporto al rischio e alle conseguenze.
Un’applicazione poco rischiosa può richiedere controlli relativamente semplici.
Un sistema capace di influenzare decisioni importanti richiede invece controlli molto più rigorosi.
La domanda diventa:
«A quali condizioni questa IA può essere utilizzata?»
È una domanda meno ideologica e più operativa.
Dove si colloca PENSAI
PENSAI non nasce per dimostrare che l’IA sia buona.
E non nasce per dimostrare che sia cattiva.
Il suo campo è un altro: governare il passaggio dall’informazione al giudizio e dal giudizio alla decisione.
In questa prospettiva, l’IA è uno strumento.
La verifica è una fase necessaria.
La decisione è un atto governato.
La responsabilità deve rimanere riconoscibile.
È una differenza importante.
Non si tratta di chiedere alla macchina di essere infallibile.
Si tratta di costruire un sistema nel quale anche l’errore della macchina possa essere individuato, contestato e corretto.
La sfida del futuro
La questione, quindi, potrebbe non essere semplicemente decidere se l’IA debba esistere oppure no.
L’IA esiste già.
La questione diventa capire quale rapporto vogliamo costruire con essa.
Possiamo subirne gli effetti.
Possiamo tentare di bloccarne completamente lo sviluppo.
Oppure possiamo costruire sistemi di governance capaci di stabilire dove, quando e come utilizzarla.
La terza strada non è necessariamente la più semplice.
Probabilmente è la più complessa.
Ma proprio per questo merita di essere studiata.
Conclusione
La paura dell’IA non deve essere ignorata.
Ma neppure la paura dovrebbe diventare automaticamente una politica di distruzione della tecnologia.
Prima di arrivare a una conclusione, la modalità agnostica propone qualcosa di molto più semplice:
X.
Non sappiamo ancora.
Verifichiamo.
Poi:
V, F oppure X.
E soltanto dopo decidiamo.
Forse il futuro non ci obbligherà a scegliere tra una società senza IA e una società dominata dall’IA.
Potrebbe esistere una terza possibilità:
una società che utilizza l’IA, ma ne governa l’impiego.
Perché il problema, alla fine, potrebbe non essere soltanto quanto sarà intelligente la macchina.
Potrebbe essere quanto saremo capaci di governare le decisioni che prendiamo con il suo aiuto.
Non necessariamente distruggere l’IA.
Governarla.
E, prima ancora, governare il nostro giudizio quando utilizziamo l’IA.
Fonti
- Stop AI — documentazione ufficiale
- PauseAI — movimento internazionale
- U.S. Senate — proposta Sanders/Casar sull’IA avanzata
- Commissione europea — AI Act
- NIST — AI Risk Management Framework
Le fonti relative ai movimenti anti-IA documentano posizioni e iniziative specifiche. Non dimostrano che esista un unico movimento con l’obiettivo di “distruggere tutta l’IA”. Le fonti istituzionali documentano invece approcci basati su regolamentazione, gestione del rischio e governance.
Disclaimer IA
Questo articolo è stato elaborato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale. L’IA è stata utilizzata come strumento di assistenza alla ricerca, all’organizzazione e alla rielaborazione dei contenuti. La responsabilità editoriale del testo, delle valutazioni espresse e della selezione delle fonti rimane dell’autore.Le informazioni possono cambiare nel tempo e devono essere verificate attraverso le fonti indicate. Il contenuto ha finalità informative e di analisi e non costituisce consulenza politica, giuridica, tecnica o professionale.
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