Laboratorio PENSAI

DOVE NON CONVIENE ANDARE

Salvatore Martino · · 12 min

La nuova frontiera del turismo italiano: ipotesi per una teoria dell’anti-turismo

Studio esplorativo condotto da Salvatore Martino attraverso il framework decisionale PENSAI

Abstract

E se una parte del futuro del turismo non fosse nelle destinazioni più desiderate, ma proprio nei luoghi che oggi vengono considerati poco convenienti per una vacanza?

Da questa domanda nasce il presente studio, condotto da Salvatore Martino attraverso PENSAI, framework decisionale orientato all’analisi delle alternative, alla valutazione dei vincoli e alla ricerca di una possibile Via Unica decisionale.

L’ipotesi è semplice ma non banale: una destinazione turistica non deve necessariamente essere competitiva secondo i criteri tradizionali di accessibilità, notorietà, servizi e attrattività di massa. In determinate condizioni, proprio la distanza, la marginalità, la bassa notorietà, la lentezza o la limitata infrastrutturazione possono diventare elementi di valore.

Lo studio propone quindi il concetto di un cosidetto anti turismo: un possibile modello nel quale il visitatore non sceglie il luogo più conveniente, ma quello maggiormente coerente con l’esperienza che desidera vivere.

L’obiettivo non è dimostrare che questa teoria sia già una realtà consolidata, ma costruire una ipotesi verificabile applicandola ad alcuni territori italiani.

1. La domanda da cui nasce lo studio

La domanda iniziale è volutamente controintuitiva:

La nuova frontiera del turismo potrebbe essere dove non conviene andare a fare ferie o vacanze?

Il turismo tradizionale tende a premiare la convenienza.

Una destinazione è considerata competitiva quando è:

  • facilmente raggiungibile;
  • conosciuta;
  • ricca di servizi;
  • dotata di strutture ricettive;
  • attrattiva;
  • adeguatamente promossa;
  • capace di accogliere grandi quantità di visitatori.

Ma questo modello produce una conseguenza.

Quando tutti cercano le destinazioni migliori, le destinazioni migliori possono diventare troppo frequentate.

La letteratura sull’overtourism e sulla capacità di carico turistica ha studiato proprio il rapporto tra crescita dei flussi, pressione sul territorio e sostenibilità.

Uno studio dedicato a Venezia ha utilizzato un modello di capacità di carico per simulare differenti scenari di sviluppo turistico sostenibile. Studio scientifico su Venezia e capacità di carico turistica

Il problema, quindi, può essere osservato da una prospettiva diversa.

Non soltanto:

come aumentare il turismo?

Ma:

dove può svilupparsi un turismo che non produca necessariamente gli stessi problemi della concentrazione?

2. Le 5W dello studio

Ogni ipotesi deve essere ricondotta alle cinque domande fondamentali.

WHO — Chi?

Lo studio è condotto da Salvatore Martino, attraverso il framework decisionale PENSAI.

Il destinatario dell’ipotesi non è il turista di massa in quanto tale, ma un possibile nuovo segmento di visitatori interessati a esperienze meno standardizzate.

WHAT — Che cosa?

Lo studio propone il concetto di anti-turismo.

Non un turismo contrario al turismo, ma un modello nel quale alcune caratteristiche tradizionalmente considerate svantaggi possono diventare elementi di attrattività.

WHERE — Dove?

L’analisi viene applicata a territori italiani marginali, periferici, rurali, insulari o comunque esterni alle principali concentrazioni turistiche.

WHEN — Quando?

L’ipotesi riguarda il turismo contemporaneo e, soprattutto, il possibile sviluppo dei prossimi anni, in un contesto caratterizzato da overtourism, ricerca di autenticità, turismo lento e crescente attenzione alla sostenibilità.

WHY — Perché?

Perché potrebbe essere necessario passare dalla ricerca del massimo numero di turisti alla ricerca del turista compatibile con il territorio.

3. Che cosa intendiamo per anti-turismo

Il termine può essere frainteso.

Anti-turismo non significa:

  • viaggiare in luoghi pericolosi;
  • rinunciare alla sicurezza;
  • soggiornare in territori privi di servizi essenziali;
  • trasformare la povertà in spettacolo;
  • sfruttare comunità fragili;
  • promuovere territori che non vogliono turismo.

Il concetto è diverso.

Anti-turismo significa cercare intenzionalmente una destinazione proprio al di fuori dei criteri con cui normalmente viene costruita una destinazione turistica.

La distanza può diventare esperienza.

La lentezza può diventare valore.

La marginalità può diventare autenticità.

La bassa notorietà può diventare scoperta.

L’assenza di attrazioni può diventare spazio.

4. Perché proprio l’Italia

L’Italia è un laboratorio particolarmente interessante.

Accanto a città e territori turistici globalmente conosciuti esiste una quantità enorme di piccoli comuni, borghi, aree interne, territori agricoli, comunità montane, isole minori e aree periferiche.

Il problema non è necessariamente la mancanza di luoghi.

Potrebbe essere la mancanza di una narrazione capace di attribuire loro un significato turistico senza snaturarli.

Il programma internazionale Best Tourism Villages di UN Tourism rappresenta già un esempio istituzionale di attenzione verso comunità rurali e destinazioni differenti dai tradizionali grandi poli turistici. UN Tourism – Best Tourism Villages

L’anti-turismo potrebbe inserirsi in questo spazio, ma con una differenza.

Non partirebbe dalla domanda:

“Come rendiamo questo luogo più turistico?”

Partirebbe da:

“Che cosa rende questo luogo diverso e come possiamo evitare di distruggerlo trasformandolo in destinazione?”

5. Cinque ipotesi italiane

Le destinazioni che seguono non vengono presentate come “le migliori” né come destinazioni che debbano necessariamente essere sviluppate turisticamente.

Sono casi ipotetici di studio.

5.1 La Barbagia — Sardegna

La Barbagia rappresenta un caso interessante perché la sua identità non coincide con l’immagine balneare dominante della Sardegna.

Il turista convenzionale cerca mare, spiagge, resort.

L’anti-turista potrebbe cercare esattamente ciò che quella rappresentazione tende a lasciare in secondo piano:

la Sardegna interna.

Paesi, tradizioni, cucina, paesaggio, artigianato, storia locale e rapporto con le comunità potrebbero diventare l’esperienza.

Qui l’inconveniente non è necessariamente un difetto.

La distanza dalle grandi concentrazioni costiere può diventare parte della proposta.

6. L’Appennino lucano

La Basilicata presenta una caratteristica interessante: possiede luoghi di grande valore paesaggistico e culturale che non hanno la stessa pressione turistica delle principali destinazioni italiane.

L’anti-turismo potrebbe cercare proprio questo.

Non necessariamente:

“Venite a vedere una nuova attrazione.”

Ma:

“Venite a vivere per qualche giorno un territorio che non è costruito intorno al turismo di massa.”

Il valore potrebbe quindi risiedere nella scala ridotta.

7. Le aree interne della Sicilia

La Sicilia offre forse uno dei casi più evidenti.

La sua immagine turistica internazionale è fortemente associata a mare, città d’arte, patrimonio archeologico e località conosciute.

Ma esiste una Sicilia interna molto diversa.

Paesi piccoli.

Strade secondarie.

Campagne.

Montagne.

Tradizioni locali.

Comunità che non vivono principalmente di turismo.

Qui l’anti-turismo potrebbe assumere una forma particolarmente interessante:

non andare in Sicilia per vedere la Sicilia turistica, ma per incontrare quella quotidiana.

È una distinzione sostanziale.

8. Le isole minori italiane fuori stagione

Un’altra ipotesi riguarda le isole minori.

Ma con un rovesciamento temporale.

Non agosto.

Inverno.

Non folla.

Silenzio.

Non turismo balneare.

Territorio.

Un’isola che in agosto può essere congestionata potrebbe diventare completamente diversa in novembre, dicembre o febbraio.

La stessa geografia produce quindi due esperienze turistiche differenti.

Questo porta a una considerazione:

forse una destinazione non ha una sola identità turistica; ne possiede molte, a seconda del momento in cui viene vissuta.

9. I piccoli borghi dell’Appennino

L’Appennino potrebbe rappresentare uno dei più grandi laboratori dell’anti-turismo italiano.

Non perché sia “migliore” delle città d’arte.

Ma perché presenta esattamente alcune delle caratteristiche che il turismo tradizionale tende a considerare problematiche:

  • distanza;
  • bassa densità;
  • popolazione ridotta;
  • mobilità meno semplice;
  • stagionalità;
  • minore notorietà internazionale.

Trasformare questi elementi in valore richiederebbe però una condizione:

non trasformare il borgo in una scenografia turistica.

Il visitatore dovrebbe trovare una comunità.

Non una ricostruzione della comunità.

10. Il modello PENSAI

Il contributo specifico di questo studio è l’applicazione del framework PENSAI.

PENSAI non viene utilizzato per stabilire quale località sia “bella”.

La bellezza è soggettiva.

Viene utilizzato per porre una domanda decisionale:

In quali condizioni uno svantaggio turistico può trasformarsi in valore senza produrre un danno superiore al beneficio?

La struttura concettuale può essere rappresentata così:

NORMALIZE

Identificare le caratteristiche reali del territorio.

GENERATE OPTIONS

Individuare possibili forme di esperienza turistica.

FILTER

Eliminare le ipotesi incompatibili con sicurezza, comunità, ambiente e capacità del territorio.

SCORE

Valutare compatibilità, differenza, autenticità, accessibilità e rischio di saturazione.

VIA UNICA

Individuare, quando possibile, l’ipotesi maggiormente coerente.

VERIFICA

Controllare se l’intervento turistico produce effettivamente valore senza compromettere il territorio.

11. Il principio dello “svantaggio convertibile”

Da questa analisi emerge un possibile principio.

Non tutti gli svantaggi sono eliminabili.

Ma alcuni possono essere convertibili.

Per esempio:

distanza → isolamento positivo

bassa notorietà → scoperta

assenza di grandi attrazioni → autenticità

lentezza → esperienza

stagionalità → esclusività

piccola dimensione → relazione

La conversione è però possibile soltanto quando esiste un turista disposto ad attribuire valore a quella caratteristica.

Per questo:

uno svantaggio non è un valore in sé.

Diventa valore soltanto attraverso la relazione tra territorio, visitatore e contesto.

12. Il problema della saturazione

Il modello contiene però una contraddizione inevitabile.

Se promuoviamo un luogo perché è poco conosciuto, rischiamo di renderlo conosciuto.

Se lo rendiamo conosciuto, aumentano i visitatori.

Se aumentano i visitatori, aumenta la pressione.

Se aumenta la pressione, diminuisce l’elemento che lo rendeva interessante.

Questa può essere definita:

Paradosso dell’anti-turismo

Il successo dell’anti-turismo può distruggere la condizione che ha prodotto il suo successo.

Da qui deriva una possibile regola:

non massimizzare necessariamente gli arrivi; massimizzare la compatibilità.


13. Il turista compatibile

Questo potrebbe essere il vero elemento innovativo.

La domanda non dovrebbe essere:

“Quanti turisti possiamo portare?”

Ma:

“Quali turisti possono venire senza modificare negativamente il territorio?”

Un visitatore che cerca tranquillità potrebbe essere compatibile con un piccolo borgo.

Un turista che cerca vita notturna potrebbe non esserlo.

Un viaggiatore interessato alla gastronomia locale potrebbe essere compatibile con un territorio rurale.

Un turismo basato su grandi gruppi e consumo rapido potrebbe non esserlo.

Il turismo diventa quindi un problema di compatibilità decisionale.

Ed è precisamente questo il terreno nel quale PENSAI può essere applicato come framework.

14. La nuova competizione turistica

Se questa ipotesi fosse confermata, la competizione tra territori potrebbe cambiare.

Non sarebbe più soltanto:

chi offre di più?

Potrebbe diventare:

chi conserva meglio ciò che non offre?

Un territorio potrebbe competere proprio attraverso:

  • assenza di folla;
  • assenza di grandi strutture;
  • assenza di consumo turistico intensivo;
  • assenza di standardizzazione.

Paradossalmente, il vantaggio competitivo potrebbe essere rappresentato da ciò che il marketing tradizionale avrebbe considerato una mancanza.

15. Una nuova formula

Il presente studio propone, come strumento euristico e non come equazione scientificamente validata:

VALORE ANTI-TURISTICO = DIFFERENZA × COMPATIBILITÀ × AUTENTICITÀ − SATURAZIONE − RISCHIO

La formula non pretende di misurare matematicamente il turismo.

Serve a ricordare che non basta rendere interessante un territorio.

Bisogna verificare contemporaneamente:

  1. quanto è diverso;
  2. per chi è diverso;
  3. quanto conserva la propria identità;
  4. quanto turismo può sostenere;
  5. quali conseguenze può produrre.

16. La questione etica

Qui il modello PENSAI introduce un limite fondamentale.

Non tutto ciò che può essere venduto deve essere venduto.

Una comunità può non volere turismo.

Un ecosistema può non poterlo sostenere.

Un patrimonio può richiedere protezione.

Un luogo può essere interessante proprio perché non è accessibile.

L’anti-turismo, se interpretato male, potrebbe diventare una semplice nuova strategia commerciale.

E sarebbe la sua negazione.

Il vero anti-turismo dovrebbe quindi accettare anche una conclusione apparentemente anticommerciale:

la decisione corretta può essere non portare turisti.

Questo è uno dei punti nei quali un framework decisionale assume un ruolo diverso dal semplice marketing.

17. La possibile Via Unica

Applicando il ragionamento ai casi ipotizzati, non emerge una destinazione universalmente migliore.

E questo è importante.

La Via Unica non è:

“andare in Barbagia”.

Non è:

“andare in Basilicata”.

Non è:

“andare in Sicilia interna”.

La Via Unica, se esiste, è un principio:

scegliere il territorio nel quale la caratteristica normalmente considerata uno svantaggio coincide maggiormente con l’esperienza cercata dal visitatore, mantenendo entro limiti accettabili il rischio di alterazione del territorio.

È quindi il rapporto tra persona e luogo a determinare la scelta.

18. La domanda finale

Forse abbiamo passato troppo tempo a cercare i luoghi migliori.

Abbiamo costruito classifiche.

Top 10.

Top 20.

Le spiagge più belle.

I borghi più belli.

Le città da vedere almeno una volta.

Ma una classifica ha necessariamente bisogno di un vincitore.

L’anti-turismo parte da un’altra idea.

Non esiste necessariamente il luogo migliore.

Esiste il luogo più adatto a una determinata esperienza.

E qualche volta quel luogo potrebbe essere proprio quello che una persona avrebbe escluso.

Troppo lontano.

Troppo piccolo.

Troppo silenzioso.

Troppo poco famoso.

Troppo poco conveniente.

Conclusione

La frase dalla quale è nato questo studio può essere quindi riformulata:

La nuova frontiera del turismo potrebbe non essere andare dove conviene andare, ma comprendere perché, per alcune persone e in determinate condizioni, valga la pena andare proprio dove non conviene a tutti.

Non sappiamo ancora se l’anti-turismo diventerà un fenomeno rilevante.

Non possiamo affermare che rappresenterà il futuro del turismo.

Possiamo però formulare un’ipotesi verificabile.

L’Italia possiede migliaia di territori che non competono con Roma, Venezia, Firenze, Milano o le grandi località balneari sul terreno della comodità e della notorietà.

Forse non devono farlo.

Forse il loro valore potrebbe trovarsi altrove.

Non nell’essere più convenienti.

Ma nell’essere diversi.

Il lavoro di Salvatore Martino e l’applicazione del framework PENSAI conducono quindi a una domanda conclusiva che rimane aperta:

E se il prossimo grande prodotto turistico italiano non fosse una nuova destinazione, ma un nuovo modo di guardare alle destinazioni che abbiamo sempre considerato troppo poco convenienti?

La risposta non può essere data oggi.

Può essere soltanto studiata, testata e verificata sul campo.

Ed è proprio questa, forse, la parte più interessante dell’ipotesi.


Riferimenti scientifici e istituzionali

Dickinson, J. E., & Lumsdon, L. M.Slow Travel and Tourism, Routledge, 2010.
Routledge – Slow Travel and Tourism

Bertocchi, D., Camatti, N., Giove, S., & van der Borg, J.Venice and Overtourism: Simulating Sustainable Development Scenarios through a Tourism Carrying Capacity Model, Sustainability, 2020.
Articolo scientifico – MDPI Sustainability

UNESCO World Heritage Centre — Sustainable Tourism Programme e strumenti per la gestione del turismo nei siti del patrimonio mondiale.
UNESCO – Sustainable Tourism Toolkit

UN TourismBest Tourism Villages, programma dedicato allo sviluppo e alla valorizzazione sostenibile delle comunità rurali.
UN Tourism – Best Tourism Villages


Nota metodologica

Il presente testo è uno studio concettuale ed esplorativo condotto da Salvatore Martino attraverso il framework decisionale PENSAI.

PENSAI viene qui utilizzato come strumento metodologico per strutturare il problema, generare ipotesi, individuare vincoli, confrontare alternative e rendere espliciti i criteri decisionali.

Le destinazioni italiane citate costituiscono casi ipotetici di applicazione del modello e non rappresentano una graduatoria né una raccomandazione turistica.

Il concetto di anti-turismo proposto nel saggio è una costruzione teorica originale e non viene presentato come categoria scientifica già riconosciuta. Gli studi citati riguardano fenomeni correlati — slow travel, overtourism, capacità di carico, turismo rurale e sostenibilità — e vengono utilizzati come base di confronto, non come prova dell’esistenza della teoria.

Disclaimer sull’intelligenza artificiale

Questo saggio è stato elaborato con il supporto di sistemi di intelligenza artificiale.

L’intelligenza artificiale ha contribuito alla strutturazione del testo, all’organizzazione degli argomenti e alla formulazione editoriale. La paternità dello studio concettuale, dell’ipotesi interpretativa e dell’impostazione attraverso il framework PENSAI è attribuita a Salvatore Martino.

Il testo non costituisce consulenza turistica, economica, ambientale, amministrativa o istituzionale.

Le ipotesi formulate devono essere sottoposte a verifica empirica prima di essere utilizzate per politiche pubbliche, investimenti, progettazione turistica o decisioni operative.

Le fonti indicate devono essere considerate riferimenti di approfondimento e sottoposte a verifica indipendente prima di qualsiasi utilizzo accademico o istituzionale.

L’IA non sostituisce la responsabilità umana nell’interpretazione dei dati, nella validazione delle ipotesi e nelle decisioni conseguenti.

Hyłf Göt!

Salvatore Martino