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Energia ambientale: il caso Max Loughan | PENSAI

OffLineMind · · 6 min

Energia dall’etere? Quando la curiosità incontra la prova scientifica

Autore: Salvatore Martino
Data: 10 ottobre 2026
Rubrica: PENSAI — Analisi e decisioni

Un tredicenne, un dispositivo da 14 dollari e una promessa straordinaria

Nel febbraio 2016, una televisione locale del Nevada raccontò la storia di Max Loughan, un ragazzo di tredici anni che aveva costruito un dispositivo artigianale per raccogliere energia dall’ambiente.

Il progetto, secondo il servizio, utilizzava un contenitore metallico, fili, bobine e un cucchiaio. Durante la dimostrazione, alcuni LED si accesero, attirando l’attenzione del pubblico.

La notizia venne rapidamente associata a una promessa molto più grande: la possibilità di ottenere energia senza ricorrere alle fonti convenzionali.

Ma che cosa dimostrava realmente quell’esperimento?

Il servizio originale di KTVN documenta la presentazione del dispositivo, non una verifica indipendente della sua produzione energetica.

La distinzione è essenziale: osservare un fenomeno non significa averne già identificato la causa.

Fonte: KTVN — 13-Year-Old Creates Energy Harvesting Device.

L’energia ambientale esiste. Quanto possiamo raccoglierne?

La prima domanda da porre non è se il dispositivo sia rivoluzionario, ma se il principio fisico descritto sia plausibile.

La risposta è sì: è possibile raccogliere piccole quantità di energia elettromagnetica presente nell’ambiente mediante antenne e circuiti di conversione.

Uno studio di H. J. Visser, A. C. F. Reniers e J. A. C. Theeuwes, pubblicato negli atti della European Microwave Conference del 2008 e disponibile nel 2009, ha esaminato la raccolta di energia radio ambientale proveniente da sistemi GSM e WLAN.

Gli autori hanno riportato densità di potenza dell’ordine di 0,1–3 mW/m² in determinate condizioni e distanze dalle stazioni radio base. Hanno inoltre evidenziato i limiti di questa energia per alimentare dispositivi elettronici autonomi.

Questi risultati dimostrano che la raccolta di energia radio ambientale è una possibilità tecnica reale. Non dimostrano, però, che il dispositivo di Max Loughan funzioni secondo lo stesso principio.

Fonte scientifica: Visser, Reniers e Theeuwes — Ambient RF Energy Scavenging.

Un calcolo teorico, non una misura

Per comprendere gli ordini di grandezza, possiamo costruire un modello semplificato.

Supponiamo, esclusivamente a scopo illustrativo, che un dispositivo raccolga energia radio con un’area efficace di 0,01 m² e un’efficienza complessiva di conversione del 50%.

Applicando la relazione:

Potenza utile = densità di potenza × area efficace × efficienza

otteniamo:

  • Con 0,1 mW/m²: circa 0,5 µW.
  • Con 1 mW/m²: circa 5 µW.
  • Con 3 mW/m²: circa 15 µW.

Sono risultati matematici condizionati dalle ipotesi adottate. Non sono misurazioni del dispositivo di Loughan, del quale non disponiamo di dati sufficienti per conoscere l’area efficace e l’efficienza effettive.

Anche il significato pratico di questi valori deve essere chiaro. Una potenza di 15 µW, mantenuta costante per 24 ore, corrisponderebbe a 0,36 mWh di energia. Sarebbe una quantità molto piccola rispetto all’energia necessaria per ricaricare la batteria di un telefono.

Il calcolo non dimostra che il dispositivo produca quella potenza: indica soltanto che cosa risulterebbe da uno specifico modello ipotetico.

Il brevetto non è una prova sperimentale

Esiste anche una documentazione brevettuale successiva: la domanda statunitense US20200245440A1, pubblicata il 30 luglio 2020, intitolata Methods and Devices for Harvesting Ionic Energy to Produce Electricity.

Il documento descrive un sistema destinato a raccogliere energia ionica atmosferica e indica Maxwell Loughan, David Shoup e Matthew Heisie come inventori.

È necessario, tuttavia, evitare un’associazione automatica tra questa domanda e il dispositivo mostrato nel 2016: la documentazione disponibile non basta a dimostrare che i due sistemi siano identici.

Inoltre, una domanda di brevetto descrive un’invenzione, ma non costituisce da sola una validazione indipendente delle prestazioni dichiarate.

Fonte documentale: US20200245440A1 — Google Patents.

L’analisi agnostica: né credere né negare senza prove

È qui che il caso diventa interessante dal punto di vista metodologico.

Di fronte a un’affermazione straordinaria, esistono due errori opposti.

Il primo consiste nell’accettarla perché appare promettente. Il secondo consiste nel respingerla senza esaminare il dispositivo e le evidenze disponibili.

Entrambi anticipano il giudizio.

Un’analisi rigorosa separa invece quattro livelli:

1. Fatto documentato. Nel 2016 venne presentato pubblicamente un dispositivo artigianale durante una dimostrazione con LED.

2. Principio fisico noto. È possibile raccogliere energia elettromagnetica ambientale e convertirla in elettricità.

3. Ipotesi da verificare. Il dispositivo potrebbe utilizzare energia radio ambientale, un’altra fonte energetica oppure una combinazione di fenomeni. Senza esaminarne il circuito non possiamo stabilirlo.

4. Affermazione non dimostrata. Non disponiamo di dati indipendenti sufficienti per concludere che il dispositivo produca energia in quantità significativa o che rappresenti una soluzione al problema energetico mondiale.

La parola «etere», inoltre, non identifica una fonte energetica inesauribile riconosciuta dalla fisica moderna. La raccolta di energia ambientale è un fenomeno distinto e non richiede di postulare una simile fonte.

Quale esperimento permetterebbe di decidere?

Per superare l’incertezza servirebbe una verifica sperimentale controllata.

Il protocollo dovrebbe misurare contemporaneamente:

  • tensione e corrente erogate sotto carico;
  • potenza elettrica effettivamente disponibile;
  • energia erogata durante un intervallo definito;
  • eventuali fonti energetiche esterne;
  • risultati ottenuti in condizioni controllate e ripetibili.

Un laboratorio indipendente dovrebbe poter ripetere l’esperimento e ottenere risultati compatibili con quelli dichiarati.

Il principio di conservazione dell’energia fornirebbe il quadro di riferimento per il bilancio energetico. Non sostituirebbe le misurazioni necessarie a identificare la fonte e quantificare la potenza.

Che cosa dimostra questo caso su PENSAI?

Il valore metodologico del caso non dipende dal fatto che l’invenzione sia destinata a funzionare oppure no.

Il caso mostra come affrontare un’affermazione incerta senza trasformare un’ipotesi in una certezza.

PENSAI viene utilizzato qui come metodo di analisi: separare i fatti dalle interpretazioni, rendere esplicite le ipotesi, identificare i dati mancanti e stabilire quali verifiche potrebbero modificare la conclusione.

La decisione attuale è sospendere il giudizio sulle prestazioni del dispositivo.

Non significa dichiararlo impossibile. Significa riconoscere che le prove disponibili non consentono ancora una conclusione definitiva.

È una distinzione importante anche fuori dalla ricerca scientifica. Nelle decisioni tecnologiche, economiche e sociali, la qualità del giudizio dipende spesso dalla capacità di riconoscere ciò che sappiamo, ciò che ipotizziamo e ciò che dobbiamo ancora verificare.

La conclusione

La storia di Max Loughan pone una domanda legittima: quanto possiamo ricavare dall’energia che ci circonda?

La scienza offre già strumenti per raccogliere e convertire alcune forme di energia ambientale. Non abbiamo però prove sufficienti per attribuire al dispositivo presentato nel 2016 prestazioni eccezionali.

Il caso resta aperto sul piano sperimentale.

La conclusione metodologica, invece, è chiara: quando le prove sono insufficienti, sospendere il giudizio è una decisione razionale.

Non serve credere a una rivoluzione prima di averla verificata. Non serve neppure negarla prima di aver esaminato le prove.

Serve sapere quale dato potrebbe cambiare la nostra conclusione.


Nota editoriale: questo articolo utilizza un caso pubblico per illustrare un’applicazione metodologica di PENSAI. Non costituisce una validazione scientifica del dispositivo né una dimostrazione generale dell’efficacia del metodo.

Contenuto sviluppato con supporto di strumenti di intelligenza artificiale e sottoposto a revisione umana.

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