Economia

Quando la finanza prevale sull’economia reale

OffLineMind · · 8 min

La vera etica industriale: progettare elettrodomestici per durare, essere riparati e creare valore nel tempo

Una lavatrice che si rompe poco dopo la fine della garanzia può sembrare soltanto un inconveniente domestico. In realtà apre una domanda molto più ampia: che cosa accade quando la logica economica della vendita e del rendimento entra in conflitto con l’interesse di chi utilizza un prodotto per molti anni?

La risposta richiede prudenza. Non esistono dati sufficienti per affermare che le lavatrici siano generalmente progettate per rompersi subito dopo la garanzia. Uno studio del Joint Research Centre della Commissione europea, basato su circa 11.000 diagnosi di lavatrici e lavastoviglie, ha invece identificato diversi punti di guasto ricorrenti: elettronica, ammortizzatori, cuscinetti, porte, spazzole dei motori e pompe. Per le lavatrici analizzate, la vita media degli apparecchi non riparati dal centro studiato era di circa 12,6 anni. (ScienceDirect)

Questi dati non dimostrano un complotto industriale. Dimostrano però qualcosa di importante: durata, affidabilità e riparabilità sono caratteristiche tecniche che possono essere misurate e progettate.

La durata non è soltanto un numero

Un prodotto industriale nasce da una serie di compromessi.

Materiali, costi, consumi, prestazioni, sicurezza, affidabilità, manutenzione e prezzo finale devono essere combinati.

Un componente più robusto può costare di più. Un sistema più facilmente smontabile può richiedere una progettazione differente. Una maggiore disponibilità di ricambi comporta costi logistici e organizzativi.

Quindi non ogni prodotto che dura meno del massimo tecnicamente possibile è un prodotto progettato male.

La questione etica nasce quando ci chiediamo quale interesse venga privilegiato nel determinare quei compromessi.

Quando il prodotto diventa una vendita futura

L’economia reale dovrebbe partire dalla funzione.

  • Una lavatrice deve lavare.
  • Un frigorifero deve conservare gli alimenti.
  • Una lavastoviglie deve lavare le stoviglie.

La finanza introduce una prospettiva diversa: capitale investito, margini, flussi di ricavi, rendimento.

Anche questa logica è legittima. Senza capitale non esisterebbero ricerca, fabbriche, innovazione e produzione industriale su larga scala.

Il problema nasce quando il rendimento finanziario diventa il criterio dominante e la durata del prodotto viene considerata soprattutto in funzione del successivo acquisto.

A quel punto possono emergere incentivi che non coincidono necessariamente con l’interesse del consumatore.

L’obsolescenza non significa necessariamente “rottura programmata”

Il termine obsolescenza programmata viene spesso utilizzato in modo generico.

Ma un prodotto può diventare obsoleto per ragioni differenti.

  • Può rompersi.
  • Può diventare troppo costoso da riparare.
  • Può non ricevere più aggiornamenti.
  • Può perdere compatibilità.
  • Può avere componenti non facilmente sostituibili.
  • Può essere superato da un nuovo modello.

Oppure può continuare a funzionare perfettamente ma essere percepito come tecnologicamente vecchio.

La ricerca scientifica distingue quindi diverse forme di obsolescenza e sottolinea che l’intenzionalità deve essere dimostrata, non semplicemente dedotta dal fatto che un prodotto si guasti.

Uno studio sulla durata delle lavatrici, per esempio, osserva esplicitamente che non vi erano dati sufficienti per dimostrare l’ipotesi generale dell’obsolescenza programmata. (PubMed Central (PMC))

Questa distinzione è fondamentale.

Il vero problema può essere la riparabilità

Un prodotto può essere durevole ma difficile da riparare.

Può essere riparabile ma troppo costoso da riparare.

Può essere tecnicamente riparabile ma privo di ricambi facilmente disponibili.

Può avere un componente sostituibile, ma richiedere procedure talmente complesse da rendere l’intervento economicamente irrazionale.

La ricerca sulla riparabilità delle lavatrici ha sviluppato veri e propri sistemi di valutazione quantitativa. Uno studio del 2021 ha analizzato sette modelli di lavatrice e ha confrontato differenti metodologie per misurarne la riparabilità. I risultati mostrano inoltre che il prezzo non determina automaticamente la riparabilità: macchine meno costose tendevano a ottenere punteggi inferiori, ma il modello più costoso non risultava necessariamente il migliore. (ScienceDirect)

Questo è un punto decisivo.

La riparabilità può essere progettata.

E quindi può diventare anche una scelta industriale.

Il consumatore davanti a una scelta distorta

Supponiamo che una lavatrice abbia un guasto dopo molti anni.

La riparazione costa 250 euro.

Una nuova macchina costa 400 euro.

Il consumatore può scegliere quella nuova.

Dal punto di vista individuale la scelta può essere perfettamente razionale.

Ma dal punto di vista dell’economia reale emerge una domanda:

quanto valore stiamo distruggendo sostituendo un prodotto che avrebbe potuto continuare a funzionare?

Qui entra in gioco anche l’ambiente.

La produzione di un nuovo apparecchio richiede materiali, energia, trasporto, componenti e lavoro. La macchina sostituita diventa un rifiuto o entra in un processo di recupero.

La riparazione, quando tecnicamente ed economicamente possibile, può quindi prolungare la vita utile del capitale materiale già incorporato nel prodotto.

È precisamente uno degli obiettivi della ricerca sulla riparabilità: estendere la vita utile dei prodotti attraverso la possibilità di ripararli. (ScienceDirect)

Phoebus: un precedente storico

La storia offre un precedente importante.

Nel 1924 il cartello Phoebus riunì importanti produttori internazionali di lampadine e introdusse forme di coordinamento industriale che riguardavano anche la durata delle lampade.

Il caso è storicamente documentato e costituisce uno dei precedenti più importanti nella discussione sull’obsolescenza programmata.

Ma non bisogna commettere l’errore opposto: Phoebus non dimostra che ogni prodotto moderno sia progettato per rompersi.

Dimostra qualcosa di più circoscritto e importante:

la durata di un prodotto può diventare una variabile economica e industriale deliberatamente governata.

Da questo fatto storico nasce una domanda che rimane attuale.

Chi deve beneficiare del progetto?

Un prodotto industriale può essere progettato considerando prevalentemente:

  • il costo di produzione;
  • il prezzo di vendita;
  • il margine;
  • la frequenza di sostituzione;

oppure può essere progettato considerando anche:

  • la durata;
  • la riparabilità;
  • il costo totale per il proprietario;
  • la disponibilità dei ricambi;
  • l’impatto ambientale;
  • la possibilità di aggiornamento.

Queste dimensioni non sono necessariamente incompatibili.

Anzi, possono diventare una nuova forma di competitività.

La vera etica industriale

È qui che nasce una proposta molto semplice:

Progettiamo elettrodomestici che siano a vantaggio di chi compra, anziché soltanto di chi vende.

Non significa eliminare il profitto.

Significa cambiare il modo in cui lo si ottiene.

Un’impresa dovrebbe poter guadagnare perché costruisce prodotti migliori, affidabili e durevoli. Il rapporto con il cliente dovrebbe continuare anche dopo la vendita attraverso ricambi, assistenza e riparazione.

La durata non dovrebbe essere considerata una minaccia al mercato.

Dovrebbe essere una qualità del prodotto.

La riparabilità non dovrebbe essere un ostacolo.

Dovrebbe essere parte del progetto.

La fiducia del cliente non dovrebbe essere un effetto della pubblicità.

Dovrebbe essere una conseguenza dell’esperienza reale.

La domanda cambia

La domanda industriale tradizionale può essere:

Come possiamo vendere più elettrodomestici?

Ma esiste una domanda migliore:

Come possiamo costruire elettrodomestici migliori per chi li utilizzerà?

Le due domande non devono necessariamente produrre risultati opposti.

Un’impresa può costruire prodotti migliori e contemporaneamente essere redditizia.

Il punto è decidere dove collocare il profitto nel rapporto tra produttore e consumatore.

Se il profitto dipende soprattutto dal ricambio anticipato, la durata può diventare un problema.

Se il profitto deriva dalla qualità, dall’affidabilità, dal servizio e dalla fiducia, la durata può diventare un vantaggio competitivo.

Non serve accusare: serve progettare diversamente

Qui entra PENSAI.

Un approccio agnostico non parte dalla conclusione:

“Il produttore vuole fregare il consumatore.”

Ma nemmeno dalla conclusione opposta:

“Se il prodotto si rompe, è semplicemente normale.”

Parte dai dati.

  1. FATTO: quale componente si è guastato?
  2. FATTO: dopo quanto tempo e quanti cicli?
  3. FATTO: quanto costa il ricambio?
  4. FATTO: quanto costa la riparazione?
  5. FATTO: il ricambio è disponibile?
  6. FATTO: il prodotto è progettato per essere smontato e riparato?
  7. IPOTESI: esiste un incentivo economico alla sostituzione?
  8. VERIFICA: esistono dati che dimostrino un’intenzionalità?

Solo dopo queste verifiche è possibile formulare un giudizio.

Questo evita sia il complottismo sia l’ingenuità.

Una nuova idea di industria

La vera innovazione potrebbe quindi non essere produrre oggetti che durano sempre meno, né semplicemente produrre oggetti eterni.

Potrebbe essere costruire un sistema nel quale durata, riparabilità, sostenibilità e profitto siano compatibili.

Un’industria matura dovrebbe essere capace di dire:

“Ti vendo un prodotto che cercherò di rendere il più utile possibile per il maggior tempo possibile.”

Non è beneficenza.

È un diverso modello industriale.

Il cliente non è soltanto una transazione.

È il destinatario del valore prodotto.

E se l’impresa riesce a guadagnare creando valore reale per il cliente, non esiste alcuna contraddizione tra etica e profitto.

Conclusione

Un’industria sana non dovrebbe avere bisogno che il cliente perda per poter guadagnare.

Il profitto più solido dovrebbe nascere dalla capacità di creare qualcosa che vale davvero.

Costruire per durare.
Progettare per essere riparato.
Vendere qualità.
Guadagnare creando valore, non creando necessità artificiali.

Questa è la vera etica industriale.

E forse la domanda decisiva per il futuro non sarà:

“Quanto possiamo vendere?”

ma:

“Quanto valore reale possiamo lasciare a chi compra?”

Se questa seconda domanda torna al centro della progettazione industriale, la finanza torna a essere uno strumento dell’economia reale, e non il suo padrone.

Hyłf Göt!

Riferimenti

  • P. Tecchio, F. Ardente, F. Mathieux, Understanding lifetimes and failure modes of defective washing machines and dishwashers, Journal of Cleaner Production, 2019, DOI 10.1016/j.jclepro.2019.01.044. (ScienceDirect)
  • E. Bracquené et al., Analysis of evaluation systems for product repairability: A case study for washing machines, Journal of Cleaner Production, 2021, DOI 10.1016/j.jclepro.2020.125122. (ScienceDirect)
  • R. Stamminger et al., Towards a durability test for washing-machines, Resources, Conservation & Recycling, 2018, DOI 10.1016/j.resconrec.2017.11.014. (PubMed Central (PMC))
  • European Commission, Joint Research Centre, dati e studi su durata, guasti e riparabilità degli elettrodomestici. (Pubblicazioni JRC)

Disclaimer IA

Questo articolo è stato elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale. Le fonti scientifiche e istituzionali citate sono state consultate e utilizzate per verificare i principali dati riportati. Il testo non costituisce una pubblicazione scientifica, un parere tecnico o una conclusione definitiva sull’obsolescenza programmata. Le fonti originali devono essere consultate per valutazioni scientifiche o tecniche specifiche. Le interpretazioni contenute nell’articolo sono distinte, per quanto possibile, dai dati documentati.

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