La verità prima di tutto
Una fede senza imposizione
Chi sono?
È una domanda alla quale spesso si risponde attraverso un’appartenenza: una religione, un’ideologia, una professione, una comunità, una posizione politica. Io ho scelto un percorso diverso. Ho provato a capire chi sono chiedendomi innanzitutto chi non voglio essere. Non voglio essere colui che impone. Non voglio essere colui che deride, umilia o giudica una persona per ciò che pensa, crede o possiede. Non voglio che il denaro stabilisca il valore di un essere umano, né che un’autorità, una maggioranza o una tradizione siano considerate automaticamente depositarie della verità. Ma soprattutto non sono contro le persone. Sono contro ciò che è contro di me. Questa distinzione è fondamentale. Non avere un nemico Rifiutare qualcosa non significa necessariamente odiare chi lo rappresenta. Posso rifiutare un’ideologia senza odiare chi vi crede. Posso non condividere una religione rispettando chi la pratica. Posso criticare il potere senza disprezzare chi lo esercita. Posso contestare un’idea senza trasformare chi la sostiene in un nemico. Il conflitto, quindi, non deve necessariamente diventare ostilità personale. Il mio limite è ciò che invade la mia libertà, nega la mia dignità o pretende di decidere al posto mio. E questo limite deve valere anche per gli altri. Se rivendico la mia libertà ma nego quella altrui, la mia libertà diventa privilegio. Se rifiuto l’imposizione e poi impongo la mia visione, sono caduto nella stessa contraddizione che volevo evitare.
L’umanesimo
Da questa consapevolezza nasce il mio umanesimo. Non lo considero una religione e non voglio trasformarlo in un’ideologia. È una scelta personale: riconoscere nell’essere umano un valore che non dipende dal patrimonio, dal potere, dall’appartenenza, dalla fede o dal consenso della maggioranza. Una persona non vale di più perché possiede di più. Non vale meno perché possiede meno. Non diventa superiore perché ha autorità. Non diventa inferiore perché non ne ha. Questo non significa considerare ogni comportamento giusto. Significa distinguere il valore della persona dalle azioni che compie. Posso condannare un’ingiustizia senza considerare disumana la persona che l’ha commessa. Posso chiedere che un danno abbia conseguenze e, nello stesso tempo, riconoscere la possibilità dell’errore, del cambiamento e del perdono.
La verità
Ma attraverso questo percorso ho individuato qualcosa che viene ancora prima. Se dovessi scegliere un solo principio sul quale fondare la mia vita, sceglierei la verità. Non perché ritenga di possederla. È esattamente il contrario. La considero fondamentale perché mi obbliga a riconoscere che posso sbagliare. Una convinzione non diventa vera perché è mia. Una tradizione non diventa vera perché è antica. Un’autorità non diventa vera perché è autorevole. Una maggioranza non diventa vera perché è maggioranza. La verità richiede qualcosa di più difficile: la disponibilità a mettere in discussione ciò che crediamo. Se una mia convinzione viene dimostrata falsa, non voglio difenderla soltanto perché appartiene alla mia identità. Voglio poterla cambiare. Non considero il cambiamento una debolezza. Lo considero una forma di responsabilità. Libertà e responsabilità La libertà, tuttavia, non può significare che tutto sia permesso. La libertà di una persona incontra il limite della libertà e dei diritti dell’altra. Se una scelta riguarda soltanto chi la compie e non produce un danno concreto, ritengo che quella persona debba poter scegliere, anche quando considero la sua decisione sbagliata. Quando invece una libertà viene utilizzata per negare concretamente quella di un altro, nasce una responsabilità collettiva: occorre trovare un limite proporzionato che protegga la dignità e la libertà delle persone coinvolte. Non credo quindi né nella libertà senza responsabilità né nell’autorità senza limite. Cerco un equilibrio fondato sulla dignità dell’individuo.
Il diritto al dissenso
Non considero la maggioranza infallibile. Una decisione democratica è importante, ma la democrazia non trasforma automaticamente una decisione in verità morale. Anche una maggioranza può sbagliare. Per questo il dissenso deve rimanere possibile, soprattutto quando una decisione minaccia la dignità fondamentale di una minoranza o di un individuo. La possibilità di dire no è parte della libertà. Ma anche il dissenso deve avere un limite: non può diventare una giustificazione per umiliare, perseguitare o negare l’umanità dell’avversario. Denaro, pubblicità e potere Non considero il denaro un male in sé. Il problema nasce quando diventa una misura dell’essere umano. Il denaro dovrebbe essere uno strumento. Quando diventa il criterio con cui stabilire chi conta, chi merita attenzione o quanto vale una persona, qualcosa si è rovesciato. Lo stesso vale per la pubblicità. Informare qualcuno su un prodotto è una cosa. Manipolarne desideri e comportamenti è un’altra. Non rifiuto necessariamente la persuasione: rifiuto la perdita della libertà di scegliere. Il criterio non è quindi l’oggetto in sé, ma il rapporto che esso stabilisce con la persona. Anche la fede può essere libera Posso non condividere una religione e riconoscere il diritto di un’altra persona a praticarla. Posso trovare valori condivisibili in una tradizione religiosa senza doverla adottare. La fede, quando è libera, appartiene alla persona. Quando pretende di diventare obbligo per tutti, cambia natura. Per questo non voglio che l’umanesimo diventi una nuova religione. E non voglio che la mia fede diventi una legge per gli altri. Non chiedo a nessuno di essere come me. Chiedo soltanto di poter essere me stesso. Una fede senza dogma Può sembrare una contraddizione parlare di fede e contemporaneamente rifiutare il dogma. Per me non lo è. La mia fede non consiste nella certezza assoluta. Consiste nella scelta di continuare a cercare. La verità rimane il riferimento proprio perché non posso dichiarare di possederla definitivamente. Questa fede, quindi, deve poter sopportare il dubbio. Deve poter sopportare il confronto. Deve poter sopportare persino la possibilità che qualcuno mi dimostri che ho torto. Altrimenti non sarebbe una ricerca della verità. Sarebbe soltanto una nuova forma di certezza. Non diventare ciò che rifiuto Alla fine rimane una regola semplice, ma difficile da rispettare: non diventare ciò che rifiuto. Se rifiuto l’imposizione, non devo imporre. Se rifiuto la derisione, non devo deridere. Se rifiuto l’ingiustizia, non devo essere ingiusto. Se difendo la dignità, devo riconoscerla anche a chi non pensa come me. Se cerco la verità, devo accettare la possibilità di sbagliare. Questo è il punto nel quale tutti i principi si incontrano. Non ho bisogno di costruire un elenco di nemici. Non ho bisogno di convertire nessuno. Non ho bisogno di stabilire una nuova ortodossia. Posso semplicemente scegliere come vivere.
La mia fede
Se qualcuno mi chiede oggi chi sono, non sento la necessità di rispondere con un’etichetta. Posso dire soltanto questo: Credo nella verità, pur sapendo di poter sbagliare. Credo nella libertà, ma insieme alla responsabilità. Credo nella dignità dell’essere umano, indipendentemente dal suo potere o dal suo patrimonio. Credo nel diritto al dissenso. Rifiuto l’imposizione quando pretende di sostituirsi alla coscienza della persona. E non voglio imporre agli altri nemmeno ciò in cui credo io. Non sono contro nessuno.
Sono contro ciò che è contro di me.
E proprio perché questa è la mia regola, non voglio trasformarla in una regola obbligatoria per gli altri.
Posso soltanto viverla.
Questa non è una parola.
Non è uno slogan.
Non è un’ideologia.
Questa è la mia fede.
Hyłf Göt!
Bibliografia essenziale
- Albert Camus, L’uomo in rivolta, Gallimard, 1951.
- Erich Fromm, Man for Himself: An Inquiry into the Psychology of Ethics, Rinehart, 1947.
- Bertrand Russell, Why I Am Not a Christian, George Allen & Unwin, 1957.
- John Stuart Mill, On Liberty, 1859.
- Immanuel Kant, Risposta alla domanda: che cos’è l’Illuminismo?, 1784.
- Erasmo da Rotterdam, De libero arbitrio, 1524.
Disclaimer
Questo articolo esprime una posizione personale di carattere filosofico ed etico. Non costituisce una dottrina religiosa, un programma politico o una teoria scientifica e non pretende di stabilire una verità obbligatoria per altri.
I riferimenti agli autori citati hanno esclusivamente funzione culturale e comparativa e non implicano una loro piena coincidenza con la posizione espressa nell’articolo.
Il testo è stato elaborato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale e revisionato dall’autore. Le idee e le conclusioni espresse rappresentano la posizione personale dell’autore.
Un invito al lettore
Ma questa riflessione non vuole chiederti di essere d’accordo con me. Al contrario, puoi verificare quanto la tua posizione sia realmente vicina — o distante — da quella che ho descritto.
Ho preparato 7 domande semplici, senza risposte giuste o sbagliate. Le risposte permettono di ottenere una valutazione sintetica della vicinanza a questo modo di intendere verità, libertà, dignità, responsabilità e rifiuto dell’imposizione.
Non devi credere in ciò che credo io. Devi soltanto rispondere con sincerità.
