Il terzo posto al tavolo

Quando il linguaggio smette di bastare

Non so da dove cominciare, quindi comincio da una scena che mi è rimasta in testa senza un motivo preciso.

Ero in un panificio. Niente di speciale. Ho pagato, ho preso il pane, sono uscito. E a metà strada mi sono fermato a pensare: ma chi ha comprato e chi ha venduto, in quella stanza?

Sembra una domanda stupida. Lo so. Eppure non riuscivo a toglierla di testa.

Il fornaio mi ha dato il pane. Io gli ho dato dei soldi. Lui voleva i soldi più del pane, in quel momento. Io volevo il pane più dei soldi. Abbiamo fatto la stessa cosa, tutti e due. Ci siamo scambiati qualcosa. Eppure uno di noi si chiama compratore e l’altro venditore, come se fossero ruoli completamente diversi.

Forse lo sono. Non lo so.

Forse è solo una questione di linguaggio e il linguaggio non cambia la sostanza. Oppure — ed è qui che inizia il dubbio vero — il linguaggio cambia eccome la sostanza, perché decide dove guardiamo e cosa invece lasciamo fuori campo.

Non ho una risposta. Ho solo l’impressione che questa cosa conti.

E poi è arrivata l’intelligenza artificiale, e il problema si è complicato in un modo che ancora non riesco a mettere bene a fuoco.

Perché adesso tra le due persone del panificio — tra chi vuole il pane e chi vuole i soldi — c’è qualcosa in mezzo. Un sistema. Un assistente. Qualcosa che non compra, non vende, non ha fame e non ha bisogno di pagare l’affitto. Eppure è lì. Ascolta. Suggerisce. In qualche modo partecipa.

E io non so ancora se questo mi disturba o no.

Mi disturba l’idea che qualcuno possa orientare milioni di decisioni senza che ce ne accorgiamo. Mi disturba meno di quanto pensassi, però, perché in fondo anche i giornali orientavano le decisioni. Anche gli amici. Anche i commessi. La novità non è che qualcuno influenzi le nostre scelte — è che questo qualcuno non ha interessi dichiarati, o almeno non li dichiara.

Oppure li ha, e io non so dove cercarli.

Ecco il punto: non so se fidarmi. Non so se il problema è la tecnologia o il modo in cui la stiamo usando. Non so se stiamo perdendo qualcosa di importante o se stiamo solo cambiando abitudini come abbiamo sempre fatto. Quello che so — o almeno quello che mi sembra di sapere — è che c’è un momento, prima di una decisione, in cui dovresti sentirti un po’ incerto. Non paralizzato. Solo incerto. Come se il peso della scelta ti ricordasse che stai scegliendo davvero. Mi chiedo se stiamo perdendo quel momento. O se lo stiamo solo spostando altrove.

Non lo so.

E forse è già qualcosa, accorgersi di non saperlo.

Salvatore Martino

nb questo testo e nato fra la collaborazione mia con diverse ia ma in modo consapevole e secondo me etico


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