Intelligenza Artificiale

Il miglior martello possibile: progettare senza pregiudizi

Salvatore Martino · · 11 min

Un esperimento di pensiero su bisogni, soluzioni e progettazione agnostica nell’era della A.I.

Il miglior martello possibile non è necessariamente un martello

Di Salvatore Martino
Con il supporto di PENSAI, sistema decisionale, e ChatGPT come esecutore

se non vuoi leggere e vuoi  comprendere dall’ascolto,

ascolta il nostro podcast


Introduzione

Proviamo a partire da una domanda apparentemente banale:

Come si progetta il miglior martello possibile?

Sembra un problema tecnico molto semplice. Possiamo parlare di peso, materiali, forma del manico, equilibrio, impugnatura, resistenza, sicurezza. Possiamo confrontare i martelli già esistenti e cercare di migliorarli.

Ma c’è un problema.

Se cominciamo immediatamente a progettare un martello migliore, abbiamo già deciso che la soluzione al problema debba essere un martello.

E questa decisione potrebbe essere sbagliata.

È proprio da questa apparente banalità che nasce un problema molto più generale: come possiamo progettare la soluzione migliore senza innamorarci della prima soluzione che abbiamo in mente?

È qui che ho voluto applicare PENSAI, il sistema decisionale che sto sviluppando, utilizzando ChatGPT non come autorità che decide, ma come esecutore del processo di ragionamento.


1. La domanda sbagliata

Se qualcuno ci chiedesse:

«Qual è il miglior martello?»

la risposta più naturale sarebbe confrontare i martelli.

Potremmo costruire una tabella:

Caratteristica Martello A Martello B Martello C
Peso
Resistenza
Ergonomia
Precisione
Sicurezza

Sembra un metodo razionale.

Ma non lo è ancora.

Abbiamo confrontato soluzioni appartenenti alla stessa categoria, senza aver verificato se quella categoria rappresenti effettivamente la soluzione migliore al problema.

È una differenza fondamentale.

Se una persona chiede un martello perché deve piantare un chiodo, la sua richiesta esplicita è:

«Voglio un martello.»

Ma il suo bisogno potrebbe essere:

«Voglio inserire questo elemento in quel materiale, nella posizione desiderata, con il minimo errore e senza danneggiare inutilmente il materiale.»

Il martello è già una interpretazione del bisogno.

Non è necessariamente il bisogno stesso.


2. Il problema della soluzione già incorporata

Possiamo rappresentare il processo abituale in questo modo:

PROBLEMA → MARTELLO → MIGLIORAMENTO DEL MARTELLO

Ma PENSAI ci obbliga a fare un passo indietro:

BISOGNO → RISULTATO → FUNZIONE → ALTERNATIVE → SOLUZIONE

La differenza sembra piccola.

In realtà cambia completamente il processo.

Nel primo caso il martello è il punto di partenza.

Nel secondo caso il martello è soltanto una delle possibilità.

Questa distinzione non è soltanto filosofica. La ricerca sul design studia da tempo il fenomeno della design fixation: quando il progettista rimane ancorato a un concetto iniziale, tende a esplorare meno lo spazio delle possibili soluzioni. Una ricerca pubblicata nel 2026 sull’argomento descrive proprio la fissazione progettuale come un fenomeno che riduce l’esplorazione dello spazio delle soluzioni.

Quindi il nostro piccolo martello diventa un esempio di un problema molto più grande:

quanto della soluzione abbiamo già inserito inconsapevolmente nella definizione del problema?


3. Togliamo la parola “martello”

A questo punto ho provato a eliminare completamente la parola.

Non:

«Come possiamo progettare un martello migliore?»

Ma:

«Quale trasformazione deve essere realizzata?»

Questa domanda è più difficile.

Ed è proprio per questo che è più interessante.

Supponiamo che il problema sia piantare un chiodo.

Lo stato iniziale potrebbe essere:

  • chiodo fuori dal materiale;
  • posizione iniziale conosciuta;
  • profondità iniziale conosciuta.

Lo stato finale potrebbe essere:

  • chiodo inserito alla profondità desiderata;
  • posizione corretta;
  • inclinazione entro una determinata tolleranza;
  • materiale non danneggiato oltre un limite stabilito.

A questo punto abbiamo qualcosa di misurabile.

Possiamo scrivere:

STATO INIZIALE → TRASFORMAZIONE → STATO FINALE

Non abbiamo ancora detto come realizzare la trasformazione.

Ed è esattamente questo il punto.


4. La formulazione più generale

Durante il ragionamento siamo arrivati a una formulazione che considero sufficientemente generale senza diventare inutile:

Realizzare una trasformazione fisica specificata, entro criteri di prestazione e vincoli definiti.

Questa frase non contiene:

  • martello;
  • mano;
  • colpo;
  • manico;
  • metallo;
  • legno;
  • motore;
  • elettricità;
  • pressione.

Ma contiene qualcosa di fondamentale:

un risultato verificabile.

Possiamo quindi confrontare soluzioni diverse.

Una potrebbe essere un martello.

Un’altra potrebbe essere una pressa.

Un’altra ancora un meccanismo automatico.

Un’altra potrebbe essere un sistema che modifica completamente il modo di fissare l’elemento.

A questo punto non stiamo più confrontando martelli.

Stiamo confrontando modi diversi di ottenere lo stesso risultato.


5. Ma il martello non è affatto una soluzione stupida

Ed è qui che il ragionamento agnostico deve dimostrare di essere realmente agnostico.

Non dobbiamo arrivare alla conclusione:

«Il martello è vecchio, quindi dobbiamo inventare qualcosa di nuovo.»

Sarebbe un altro pregiudizio.

Il martello potrebbe essere ancora la soluzione migliore.

Anzi, la ricerca dimostra quanto sia complesso ottimizzarlo.

Uno studio sull’effetto del design del martello ha analizzato peso, impugnatura, distribuzione della massa, orientamento del lavoro, tempi, accuratezza, sforzo percepito e preferenze dell’utilizzatore. I risultati mostrano che il design del martello influenza prestazione e sforzo percepito e che gli utenti considerano manico, peso e distribuzione della massa fattori importanti.

Un altro studio ha confrontato martelli da una e due libbre durante l’inserimento di chiodi. Il martello più pesante aumentava i momenti articolari degli arti superiori anche del 50–150%, evidenziando il compromesso tra capacità di lavoro e carico biomeccanico.

Questo è particolarmente interessante.

Se ragionassimo superficialmente potremmo dire:

«Più pesante significa più energia, quindi martello migliore.»

Ma i dati ci costringono a correggere la conclusione:

più energia non significa necessariamente soluzione migliore.

Perché dobbiamo considerare anche il costo imposto all’utilizzatore.


6. Il vero significato di “migliore”

A questo punto la parola migliore diventa il problema centrale.

Migliore rispetto a cosa?

Più potente?

Più veloce?

Più preciso?

Più sicuro?

Più economico?

Più leggero?

Più versatile?

Meno faticoso?

La risposta corretta è:

dipende dal risultato che dobbiamo ottenere e dai vincoli che dobbiamo rispettare.

La ricerca ergonomica lo dimostra chiaramente.

Per esempio, uno studio sul rapporto tra angolo del manico e orientamento del lavoro ha trovato che alcune configurazioni del manico possono ridurre determinati movimenti del polso, mentre l’orientamento del lavoro può influenzare significativamente la prestazione.

Un altro studio ha esaminato persino martelli dotati di sistemi di controllo dello shock, rilevando una riduzione dell’edema muscolare dell’avambraccio rispetto ad altri martelli in uno specifico protocollo sperimentale.

Quindi non esiste una singola variabile chiamata “migliore”.

Esiste un insieme di criteri.


7. Dal prodotto al sistema

Qui avviene, secondo me, il passaggio più importante.

Il martello non deve più essere considerato semplicemente come un oggetto.

Diventa un sistema di interazione:

persona + strumento + materiale + ambiente + compito + risultato

Cambiare una sola componente può cambiare il risultato.

Un martello perfetto su un banco da lavoro potrebbe non essere altrettanto efficace quando il lavoro viene eseguito contro una parete.

Un peso ideale per un determinato utilizzatore potrebbe essere eccessivo per un altro.

Una soluzione molto potente potrebbe aumentare il rischio o la fatica.

Quindi progettare il “miglior martello” significa in realtà progettare una relazione tra più elementi.

Ed è proprio qui che il concetto di agnosticismo diventa operativo.


8. PENSAI non deve scegliere prima

Il ruolo di PENSAI, in questo processo, non è dire:

«Costruiamo un martello.»

E nemmeno:

«Costruiamo qualcosa che sostituisca il martello.»

Il suo compito è più semplice e più difficile:

impedire che una delle due conclusioni venga scelta prima delle evidenze.

Il processo diventa:

NORMALIZZARE

Che problema abbiamo veramente?

GENERARE

Quali soluzioni sono possibili?

FILTRARE

Quali rispettano i requisiti?

VALUTARE

Quale ottiene il risultato meglio?

SCEGLIERE

Quale soluzione conviene adottare?

Questo vale anche se alla fine la risposta è:

«Il martello tradizionale è ancora il migliore.»

Non sarebbe una sconfitta del metodo.

Sarebbe un risultato.

Perché il metodo non deve produrre innovazione a tutti i costi.

Deve produrre decisioni migliori.


9. La parte più difficile: accettare che il risultato possa contraddirci

Quando iniziamo un progetto, spesso abbiamo già una preferenza.

Se dico:

«Progettiamo il miglior martello possibile»

sto implicitamente dicendo che voglio un martello.

Se poi scopro che la soluzione migliore non è un martello, potrei considerare quel risultato un fallimento.

Ma è esattamente il contrario.

Se il problema era stato formulato correttamente, la soluzione deve avere il diritto di sorprenderci.

Questo è uno dei motivi per cui l’agnosticismo non significa neutralità passiva.

Significa non concedere alla prima ipotesi un’autorità che non ha ancora guadagnato.


10. Il martello come esperimento filosofico

A questo punto il martello diventa quasi un esperimento mentale.

È un oggetto talmente familiare che ci impedisce di vedere il problema.

Quando diciamo:

«Mi serve un martello»

abbiamo già compiuto una decisione progettuale.

Abbiamo deciso:

  • il tipo di energia;
  • il tipo di interazione;
  • il modo di applicarla;
  • il gesto;
  • la relazione con l’utilizzatore.

E non ce ne accorgiamo perché il martello è una tecnologia culturalmente consolidata.

Ma proprio la sua familiarità può diventare un limite.

La domanda veramente interessante non è:

«Come facciamo un martello migliore?»

È:

«Se nessuno avesse mai inventato il martello, quale soluzione progetteremmo oggi per ottenere gli stessi risultati?»

Questa domanda elimina temporaneamente la storia.

E ci obbliga a progettare dal problema.


11. Ma attenzione all’errore opposto

C’è però una seconda trappola.

Dopo aver scoperto l’agnosticismo potremmo diventare innamorati dell’idea di non avere vincoli.

Potremmo continuare ad astrarre:

martello → utensile → sistema → trasformazione → cambiamento → problema.

Alla fine arriviamo a:

«Dobbiamo risolvere un problema.»

Ma questa frase non ci permette di costruire nulla.

L’agnosticismo assoluto diventa quindi inutilizzabile.

Il vero obiettivo non è la massima astrazione.

È il massimo livello di astrazione che conserva la possibilità di misurare il risultato.

Ed è qui che abbiamo trovato il nostro punto di equilibrio:

Realizzare una trasformazione fisica specificata, entro criteri di prestazione e vincoli definiti.

Abbastanza generale per non imporre il martello.

Abbastanza concreta per permettere un esperimento.


12. La vera definizione del “miglior martello”

A questo punto possiamo finalmente rispondere alla domanda iniziale.

Il miglior martello possibile non è:

il più pesante;

né:

il più potente;

né:

il più ergonomico;

né:

quello più tecnologico.

È:

il martello che, quando il martello risulta essere effettivamente la soluzione migliore, realizza le trasformazioni richieste con il miglior compromesso tra risultato, precisione, sicurezza, fatica, tempo, energia, costo e versatilità, per il contesto specifico.

E se un’altra soluzione ottiene lo stesso risultato meglio?

Allora quella soluzione deve vincere.

Anche se non è un martello.


13. Dal martello a un principio generale

Ed è qui che il problema apparentemente banale diventa molto più grande.

Lo stesso errore può essere commesso ovunque.

Un’azienda può dire:

«Dobbiamo costruire una nuova app.»

Ma forse il problema è comunicare meglio.

Un’organizzazione può dire:

«Dobbiamo assumere una persona.»

Ma forse il problema è una funzione che può essere automatizzata.

Un’azienda può dire:

«Dobbiamo usare l’intelligenza artificiale.»

Ma forse il problema non richiede affatto l’IA.

Una persona può dire:

«Mi serve questo prodotto.»

Ma forse sta cercando un risultato che può essere ottenuto in un modo completamente diverso.

In tutti questi casi esiste lo stesso errore:

confondere la soluzione immaginata con il problema reale.


Conclusione

Il progetto del “miglior martello possibile” ci ha portato a una conclusione diversa da quella che sembrava inizialmente.

Non abbiamo scoperto quale sia il martello migliore.

Abbiamo scoperto come dovrebbe essere formulata la domanda prima di poterlo scoprire.

Il primo errore sarebbe partire dal martello.

Il secondo sarebbe partire da una tecnologia alternativa.

Il metodo agnostico impone invece di partire dal risultato.

Bisogno → risultato → trasformazione → requisiti → alternative → valutazione → soluzione.

Solo alla fine compare il prodotto.

E questo cambia il significato della parola “innovazione”.

Innovare non significa necessariamente inventare qualcosa di nuovo.

A volte significa avere il coraggio di mettere in discussione la soluzione che tutti considerano già ovvia.

Il martello potrebbe quindi essere migliorato.

Potrebbe essere sostituito.

Potrebbe diventare automatico.

Potrebbe diventare più semplice.

Potrebbe rimanere esattamente com’è.

Non lo sappiamo ancora.

Ed è proprio questo il risultato corretto di un ragionamento agnostico:

non decidere prima ciò che deve essere scoperto.


Fonti consultate

  • Oxford Academic – Engineering Design: studi sulla formulazione dei problemi di progettazione, design fixation e livello di astrazione nella definizione del problema.
  • ScienceDirect – Design Fixation: ricerca sperimentale sull’influenza delle soluzioni iniziali nella generazione di alternative progettuali.
  • NASA – Design Solution Definition: riferimento metodologico sulla definizione dei requisiti e sulla successiva generazione delle soluzioni.
  • Applied Ergonomics / ScienceDirect: studi sull’effetto del peso del martello sui carichi biomeccanici dell’arto superiore.
  • PubMed: studi ergonomici su martelli, impugnatura, vibrazioni e carico muscolare.
  • SAGE Journals: ricerche su peso, impugnatura, distribuzione della massa e prestazioni nell’utilizzo del martello.
  • This Old House – All About Hammers: riferimento divulgativo sulla varietà e specializzazione delle tipologie di martello.

Nota: le fonti sono state utilizzate per verificare il ragionamento sviluppato con PENSAI; non costituiscono una prova che una specifica soluzione sia “il miglior martello” in assoluto.


Nota metodologica

Questo saggio nasce da un processo di ragionamento condotto attraverso PENSAI, sistema decisionale sviluppato da Salvatore Martino, con ChatGPT utilizzato come esecutore del processo di analisi, ricerca e organizzazione, non come autorità decisionale.

Le evidenze citate sulla progettazione e sull’ergonomia del martello provengono dalla letteratura scientifica; in particolare, gli studi mostrano che massa, impugnatura, orientamento e modalità d’uso influenzano prestazione, controllo e carico biomeccanico.

Disclaimer AI: questo articolo è stato elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale. Le conclusioni e l’impostazione concettuale sono state sottoposte a valutazione e revisione dell’autore. L’IA è stata utilizzata come strumento di supporto e non come fonte autonoma di autorità.

Salvatore Martino

Correlati