Pensiero

Perché LinkedIn non mi basta più

Salvatore Martino · · 6 min

Dalla rete dei collegamenti alla necessità di uno spazio per il pensiero

Per molto tempo ho considerato LinkedIn uno strumento naturale per presentare il lavoro su PENSAI, incontrare persone, condividere idee e cercare interlocutori interessati all’intelligenza artificiale, alla governance e ai processi decisionali.

Lo considero ancora uno strumento importante.

Ma oggi posso dire una cosa diversa:

LinkedIn non mi basta più.

Non è una critica alla piattaforma. È una conseguenza dell’evoluzione del progetto che sto portando avanti.

Una rete non è ancora una comunità di pensiero

Recentemente ho osservato con maggiore attenzione la mia rete LinkedIn: 119 collegamenti.

Dietro quel numero ci sono persone con competenze, esperienze e interessi molto diversi.

Ricercatori, professionisti, esperti di AI Governance, tecnologia, diritto, comunicazione, giornalismo, management.

Alcuni lavorano su questioni estremamente vicine a quelle che sto affrontando con PENSAI.

  • AI Governance.
  • Decision Governance.
  • AI Risk.
  • Responsible AI.
  • Regolamentazione.
  • Auditabilità.
  • Human oversight.
  • Governance degli agenti AI.

Questa osservazione mi ha portato a una distinzione che considero fondamentale:

avere un collegamento non significa avere un confronto.

Un collegamento è una possibilità.

Il confronto è qualcosa che deve ancora accadere.

Il problema della velocità

LinkedIn è costruito intorno alla circolazione.

Un contenuto viene pubblicato, raggiunge una parte della rete, riceve eventualmente reazioni e commenti e progressivamente perde visibilità.

Questo meccanismo è perfettamente comprensibile per una piattaforma professionale.

Ma presenta un limite quando l’oggetto del lavoro non è semplicemente una notizia o un’opinione.

PENSAI richiede un’altra temporalità.

Un’idea può richiedere settimane o mesi per essere formulata.

Un’ipotesi può essere modificata.

Una definizione può essere precisata.

Un metodo può essere sottoposto a critica.

Un errore può essere individuato.

Una versione può essere sostituita da una successiva.

Questo processo non coincide necessariamente con la velocità del social network.

Un post non è un metodo

È possibile presentare PENSAI in poche righe.

È possibile descrivere una sua architettura in un’immagine.

È possibile pubblicare un post sulla governance dell’intelligenza artificiale.

Ma nessuno di questi elementi, da solo, costituisce il metodo.

Un metodo necessita di documentazione.

Deve rendere comprensibili le proprie premesse.

Deve mostrare come arriva alle proprie conclusioni.

Deve poter essere discusso.

E, soprattutto, deve poter essere falsificato.

Questa ultima parola è importante.

Se un metodo non può essere messo seriamente alla prova, il rischio è trasformarlo in una dichiarazione di principio.

PENSAI nasce invece con l’ambizione opposta: rendere il processo decisionale più esplicito, verificabile e governabile.

Per farlo serve uno spazio nel quale il contenuto possa rimanere.

La differenza tra visibilità e memoria

Un social network è straordinariamente efficace nel creare visibilità.

Ma visibilità e memoria non sono la stessa cosa.

Un contenuto può raggiungere molte persone e diventare rapidamente difficile da ritrovare.

Un altro contenuto può essere letto da poche persone e rimanere invece disponibile per anni come riferimento.

È questa seconda dimensione che mi interessa sempre di più.

Non voglio soltanto che un’idea venga vista.

Voglio che possa essere ritrovata.

Voglio che una persona possa tornare a leggerla dopo mesi.

Voglio poter confrontare una versione con quella precedente.

Voglio poter documentare una critica e la conseguente modifica.

Voglio che il percorso rimanga leggibile.

Per questo esiste OffLineMind

OffLineMind non deve essere semplicemente un altro luogo nel quale ripubblicare ciò che appare su LinkedIn.

La sua funzione può essere diversa.

LinkedIn può essere il luogo dell’incontro.

OffLineMind può diventare il luogo della sedimentazione.

Una riflessione nasce da un confronto.

Il confronto produce una domanda.

La domanda diventa un articolo.

L’articolo può essere approfondito.

L’approfondimento può diventare un saggio.

Il saggio può essere criticato.

La critica può produrre una nuova versione.

In questo modo il contenuto non viene consumato nel momento della pubblicazione.

Rimane parte di un percorso.

Non voglio uscire da LinkedIn

Questa non è una dichiarazione di abbandono.

Sarebbe una conclusione sbagliata.

LinkedIn continua ad avere una funzione precisa.

È uno spazio nel quale posso incontrare persone che probabilmente non avrei mai incontrato diversamente.

È uno spazio nel quale posso presentare un’idea e verificare se suscita interesse.

È uno spazio nel quale posso aprire un dialogo.

Ma non voglio più chiedergli di essere anche il luogo nel quale il pensiero viene necessariamente conservato e sviluppato.

La distinzione diventa quindi semplice:

LinkedIn per il confronto.

OffLineMind per l’elaborazione e la memoria.

PENSAI per il metodo.

I 119 collegamenti diventano una domanda

L’analisi della rete mi ha lasciato una domanda più importante del numero stesso.

Non:

Quante persone conosco?

Ma:

Con quante persone posso costruire un confronto reale?

È una differenza sostanziale.

Una rete numerosa aumenta le possibilità di incontro.

Non garantisce però la profondità delle relazioni.

Per PENSAI questa distinzione è particolarmente importante perché il progetto non cerca semplicemente consenso.

Cerca confronto.

Cerca obiezioni.

Cerca punti deboli.

Cerca persone capaci di dire:

questa parte non funziona.

Oppure:

questa idea esiste già.

Oppure:

questa premessa deve essere dimostrata.

È proprio questo tipo di interlocutore che può rendere più robusto un metodo.

Il valore del disaccordo

Un progetto che cerca soltanto persone d’accordo con esso rischia di costruire una camera di risonanza.

Per questo non considero necessariamente negativo incontrare persone che adottano impostazioni differenti.

Anzi.

Il confronto con approcci diversi può permettere di capire dove PENSAI è realmente originale, dove utilizza concetti già presenti nella letteratura e dove deve ancora essere sviluppato.

È una distinzione essenziale.

Non voglio proteggere PENSAI dalla critica.

Voglio utilizzare la critica per capire che cosa PENSAI può realmente sostenere.

Una nuova funzione per la rete

Forse, quindi, il problema non è che LinkedIn non mi basta.

Il problema è che ho iniziato a chiedergli qualcosa che non dovrebbe necessariamente fare.

LinkedIn può essere la porta.

La porta permette di incontrare.

Ma dopo l’incontro serve una stanza.

Uno spazio nel quale fermarsi.

Leggere.

Confrontare.

Scrivere.

Correggere.

Conservare.

È questo lo spazio che voglio costruire con OffLineMind.

Non un’alternativa ai social network.

Un luogo nel quale ciò che nasce dalla rete possa avere una vita più lunga della rete stessa.

E PENSAI, in questo percorso, non deve diventare semplicemente un marchio da promuovere.

Deve rimanere ciò che ha cercato di essere fin dall’inizio:

un tentativo di rendere il processo decisionale più consapevole, verificabile e governabile.

Per questo oggi LinkedIn non mi basta più.

Non perché abbia smesso di essere utile.

Ma perché il pensiero, quando vuole diventare metodo, ha bisogno di un luogo dove poter restare.


Salvatore Martino
PENSAI — OffLineMind

Questo saggio è stato elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale.

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Salvatore Martino

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