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Da Cronoscalate.it a PENSAI: una vita tra tecnologia e decisioni

OffLineMind · · 14 min

Se l’hai fatto con l’IA, allora non vale nulla?

Una riflessione sul lavoro invisibile, da Cronoscalate.it a PENSAI

C’è una frase che mi torna in mente ogni tanto. Me la disse un vicino, parlando del mio lavoro con l’intelligenza artificiale:

«Hai fatto un framework con l’IA? Allora non hai speso nulla. Quindi lo darai gratis.»

All’epoca poteva sembrare soltanto una battuta.

Oggi penso che quella frase contenga invece un equivoco molto più grande, perché confonde tre cose completamente diverse:

il costo dello strumento, il costo del lavoro e il valore del risultato.

E proprio l’esperienza della mia vita professionale mi ha insegnato che non sono la stessa cosa.

1. Il problema non è quanto costa il computer

Se utilizzo un computer, un linguaggio di programmazione, un servizio cloud o un sistema di intelligenza artificiale per costruire qualcosa, posso anche spendere relativamente poco per gli strumenti.

Ma lo strumento non è il lavoro.

Un martello può costare pochi euro. Questo non significa che una casa costruita con quel martello valga pochi euro.

Un programma di videoscrittura può costare poco o nulla. Questo non significa che un libro scritto utilizzandolo non abbia valore.

E lo stesso principio vale per l’intelligenza artificiale.

L’IA può produrre codice, testo, immagini, analisi e alternative. Ma qualcuno deve stabilire che cosa costruire, perché costruirlo, quali problemi risolvere, quali risultati accettare e quali rifiutare.

La distinzione è ancora più importante quando non si sta semplicemente producendo un contenuto, ma si sta costruendo un metodo.

2. Prima di PENSAI c’era una storia

Per capire PENSAI bisogna evitare l’errore di guardare soltanto il momento in cui compare il nome.

Il nome arriva molto dopo.

La storia comincia prima.

Nella ricostruzione autobiografica pubblicata nel gennaio 2026, ho raccontato alcune delle esperienze che hanno progressivamente formato il mio modo di ragionare: la scuola tecnica, i primi computer, il lavoro operativo, la vendita, il basket, l’arbitraggio, la radio e infine il mondo delle cronoscalate.

Non erano ancora un framework.

Non c’erano diagrammi, algoritmi o documenti di governance.

C’era però una cosa che si ripeteva: fermarsi prima dell’errore.

Quella postura è diventata progressivamente un criterio.

E molto più tardi ha trovato un nome.

PENSAI.

3. Cronoscalate.it: prima ancora dell’intelligenza artificiale

Qui la storia diventa particolarmente interessante.

Nel febbraio 2005 Cronoscalate.it era già documentato nell’Internet Archive. La pagina archiviata annunciava:

«saremo on-line a partire dal 25 Febbraio 2005»

e descriveva il progetto come un sito dedicato al mondo dei motori e, in particolare, alle cronoscalate.

Non era soltanto una pagina personale.

Il progetto prevedeva un database nazionale dei piloti, un forum, calendari delle competizioni, informazioni sulle gare e un sistema aperto agli appassionati. La stessa presentazione spiegava l’intenzione di dare spazio anche a quei piloti che normalmente non trovavano spazio nella grande informazione sportiva.

Archivio Wayback Machine — Cronoscalate.it, 8 febbraio 2005

Questa è una fonte primaria importante.

Non dimostra da sola ogni dettaglio della mia biografia, ma dimostra qualcosa di preciso: nel febbraio 2005 il progetto Cronoscalate.it esisteva già come iniziativa strutturata e aveva una visione editoriale e tecnologica definita.

4. Non era soltanto un sito

Negli anni successivi Cronoscalate.it diventa una presenza nel mondo delle gare in salita.

Una discussione contemporanea del 2006 sul forum AlfaSport cita ripetutamente Cronoscalate.it come fonte per calendari, cronache e informazioni sul Campionato Italiano Velocità Montagna. La stessa discussione riproduce articoli provenienti dal sito sulla Monte Erice, sulle prove cronometrate e sulle classifiche.

Questo dettaglio è significativo. Perché racconta una fase nella quale internet non era ancora il sistema di distribuzione immediata che conosciamo oggi.

  • C’era da andare sulle gare.
  • Seguire gli eventi.
  • Raccogliere informazioni.
  • Intervistare.
  • Pubblicare.
  • Costruire strumenti.
  • Fare rete.

E, secondo la mia esperienza diretta, arrivammo anche alla realizzazione di una delle prime esperienze di diretta web/radio legata alle cronoscalate.

Su questo punto, però, occorre mantenere rigore: la mia memoria e le testimonianze del progetto possono sostenere il racconto, ma non ho trovato una fonte indipendente sufficiente per affermare documentalmente che quella fosse la prima in Europa.

È una differenza importante.

Una storia seria non ha bisogno di trasformare ogni ricordo in un primato.

5. Una squadra, non una generazione automatica di codice

Cronoscalate.it non è stato semplicemente «un sito fatto da uno». Nel progetto hanno avuto un ruolo, secondo la ricostruzione autobiografica e le testimonianze raccolte, Salvatore Morselli, Peppuccio Sansica e Niki Mazzara, con competenze differenti.

  • Morselli rappresentava la componente giornalistica.
  • Sansica quella webmaster e tecnica del web.
  • Mazzara quella tecnica e operativa.
  • Io avevo ideato il progetto e ne avevo seguito lo sviluppo e la diffusione.

Questa esperienza contiene già, in forma embrionale, qualcosa che molti anni dopo ritroverò in PENSAI:

un problema → una struttura → strumenti → persone → responsabilità → verifica → risultato.

La tecnologia cambiava.

La logica di fondo molto meno.

6. Poi arrivano gli anni delle gare

La storia non si svolgeva davanti a uno schermo. C’erano le trasferte. Monte Erice. Trento-Bondone. Reventino. Coppa del Chianti Classico. Altre cronoscalate italiane.

Le ore di viaggio, le attese, le interviste, le persone incontrate, i piloti, i tecnici, i tempi, le fotografie, le informazioni da verificare.

La cronoscalata è una metafora particolarmente precisa del lavoro che sarebbe arrivato molti anni dopo.

  • Hai una strada.
  • Hai un obiettivo.
  • Hai vincoli.
  • Hai un tempo.

E quando commetti un errore, non puoi semplicemente sostenere che «il sistema aveva generato una possibilità».

La responsabilità rimane tua.

7. Anche gli errori fanno parte della storia

La morte in gara di Georg Plasa nel 2011 rappresentò una frattura nella storia di Cronoscalate.it. La sua morte è documentata anche da fonti esterne che riportavano la notizia pubblicata da Cronoscalate.it.

Per me non è soltanto un episodio sportivo. È uno di quei momenti nei quali il mondo digitale smette di essere astratto. Dietro una pagina web ci sono persone reali. Dietro un’immagine c’è una persona. Dietro una gara c’è un rischio. E dietro una decisione ci sono conseguenze.

Questo è uno dei fili che, a distanza di anni, conduce a PENSAI.

8. La differenza tra fare e generare

Ed eccoci finalmente all’intelligenza artificiale. Oggi è possibile chiedere a un modello di generare cento righe di codice in pochi secondi.

Questo è vero.

  • Ma quelle cento righe non costituiscono automaticamente un prodotto.
  • Non costituiscono automaticamente un’architettura.
  • Non costituiscono automaticamente un metodo.
  • E soprattutto non costituiscono automaticamente una decisione corretta.
  • La generazione è soltanto una fase.
  • Il lavoro umano comprende almeno:

definizione del problema → progettazione → selezione → verifica → correzione → integrazione → test → documentazione → responsabilità.

L’IA può intervenire in molte di queste fasi.

Ma non rende automaticamente inutile chi governa il processo.

9. Il paradosso economico del software

Qui la frase del vicino diventa interessante anche dal punto di vista economico. I beni digitali hanno una caratteristica particolare: una volta creati, possono essere replicati e distribuiti a costi marginali molto bassi. La letteratura economica sui cosiddetti information goods ha studiato proprio questo fenomeno. Bakos e Brynjolfsson osservano che internet ha ridotto drasticamente i costi marginali di produzione e distribuzione dell’informazione digitale. Ma da questo non segue che il prodotto valga zero.

Hal Varian ha analizzato il problema economico dei beni informativi — libri, software, musica, video — mostrando che il loro particolare rapporto tra produzione, copia, condivisione e distribuzione richiede modelli economici specifici.

Quindi:

costo marginale basso ≠ valore zero.

Anzi, proprio perché il costo di copia è basso, il problema economico diventa ancora più interessante:

come viene remunerata la capacità di creare qualcosa che poi può essere replicato quasi senza costo?

È una delle questioni fondamentali dell’economia digitale.

10. L’IA amplifica questo equivoco

Con l’intelligenza artificiale il problema diventa ancora più evidente. Una persona può dire:

«Hai usato ChatGPT.»

Come se questo significasse:

«Non hai lavorato.»

È una conclusione logicamente insostenibile. Sarebbe come dire che un fotografo non ha lavorato perché ha utilizzato una macchina fotografica. Oppure che un architetto non ha lavorato perché ha utilizzato un CAD.

Oppure che un programmatore non ha lavorato perché ha utilizzato un compilatore. Lo strumento riduce una parte del lavoro. Non necessariamente elimina il lavoro.

E soprattutto non elimina la responsabilità del risultato.

11. Il vero capitale di PENSAI non è il numero di righe di codice

PENSAI oggi viene presentato pubblicamente come un framework di governance progettato per rendere le decisioni assistite dall’IA più trasparenti, verificabili e disciplinate. Questa definizione aiuta a capire il problema.

Se PENSAI fosse soltanto codice generato automaticamente, sarebbe relativamente facile copiarne delle parti.

Ma il valore del progetto non è semplicemente nella quantità di codice.

È nell’insieme:

problema → metodo → struttura → criteri → vincoli → valutazione → decisione → verifica.

Il codice è una rappresentazione del metodo.

Non è necessariamente il metodo nella sua interezza.

12. La prova più concreta: Misiliscemi

C’è anche un esempio molto concreto. Nel 2026 una web app sviluppata nell’ambito di PENSAI è stata utilizzata a Misiliscemi per aiutare i cittadini nella gestione della raccolta differenziata.

Balarm ha raccontato il progetto il 28 aprile 2026, descrivendolo come una web app gratuita nata dall’intesa tra il movimento Progetto Comune e lo sviluppatore Salvatore Martino. L’articolo riferisce anche dell’integrazione di un chatbot vocale e dell’obiettivo di rendere le informazioni accessibili.

Anche TP24 ha raccontato il progetto, definendolo una web app sviluppata all’interno di PensAI.eu e sperimentata a Misiliscemi. In questo caso il vicino avrebbe avuto apparentemente ragione:

l’applicazione è stata effettivamente messa a disposizione gratuitamente. Ma questo dimostra proprio il contrario della sua conclusione.

Gratuito per l’utilizzatore non significa prodotto senza valore. Significa che qualcuno ha deciso di sostenere quel costo. Nel caso specifico, il costo è stato sostenuto attraverso il mio lavoro.

13. Il lavoro gratuito non è lavoro inesistente

Questa è forse la parte più importante. Se costruisco qualcosa gratuitamente per un Comune, per una comunità o per una persona, non significa che quel lavoro non abbia valore.

Significa che ho scelto di non monetizzarlo in quella specifica circostanza. Sono due concetti completamente diversi. Un medico che presta gratuitamente una prestazione non dimostra che la medicina non abbia valore. Un ingegnere che fa gratuitamente un progetto non dimostra che l’ingegneria sia gratuita. Un programmatore che sviluppa gratuitamente un’applicazione non dimostra che programmare non abbia valore.

Dimostra soltanto che ha scelto di non far pagare quel determinato intervento.

14. E allora torniamo alle otto ore

Dopo la pensione ho continuato a lavorare sul progetto. Non per otto minuti. Per circa otto ore al giorno. Per oltre tre anni.

Questo è il dato che la frase «non hai speso nulla» cancella completamente.

Perché il tempo non compare necessariamente nella fattura.

Ma continua ad essere una risorsa economica.

Se per tre anni una persona dedica quotidianamente ore alla ricerca, alla progettazione, alla programmazione, alla verifica, alla scrittura, alla documentazione e alla sperimentazione, non è corretto concludere che quel lavoro sia «gratis» soltanto perché parte degli strumenti utilizzati costa poco.

Il costo può essere stato trasferito:

dal denaro al tempo.

E il tempo è una risorsa non riproducibile.

15. Da Cronoscalate.it a PENSAI

Guardata oggi, la traiettoria è sorprendentemente coerente. Nel 2005 c’era un progetto chiamato Cronoscalate.it. L’obiettivo era dare informazioni, organizzare dati, seguire eventi e dare spazio a persone che normalmente rimanevano ai margini dell’informazione sportiva. Nel corso degli anni ci sono state trasferte, persone, giornalismo, tecnologia, radio, web, database, tempi, fotografie e responsabilità. Poi quella esperienza è terminata. Molti anni dopo è arrivata l’intelligenza artificiale. E davanti a una tecnologia capace di generare una quantità enorme di possibilità, è riemersa la vecchia domanda:

come si fa a non perdere il controllo?

PENSAI nasce dentro questa domanda.

Non per generare più possibilità.

Ma per governarle.

16. L’IA non rende il lavoro gratuito. Cambia dove sta il lavoro.

Questa potrebbe essere la conclusione più importante. Con gli strumenti tradizionali, una parte consistente del lavoro consisteva nel produrre materialmente qualcosa.

Con l’IA una parte di quel lavoro può essere automatizzata. Di conseguenza aumenta il peso di attività diverse: capire il problema, formulare la domanda, scegliere, verificare, contestare, correggere e assumersi la responsabilità.

Il lavoro non necessariamente scompare.

Si sposta.

E proprio per questo diventano importanti i framework di governance.

Il Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, il Regolamento (UE) 2024/1689, stabilisce un quadro armonizzato per l’IA nell’Unione e prevede un’applicazione progressiva delle sue disposizioni, con una fase generale prevista dal 2 agosto 2026.

PENSAI si colloca in questo contesto come progetto metodologico e tecnico orientato alla governance delle decisioni assistite dall’IA; non deve però essere confuso con una certificazione ufficiale di conformità all’AI Act.

17. La risposta a quel vicino

Se oggi dovessi rispondere a quella frase, non direi:

«Ti sbagli, perché ho speso tanti soldi.»

Direi qualcosa di diverso.

«No. Ho utilizzato strumenti che costano poco per trasformare anni di esperienza, migliaia di ore di lavoro e una quantità enorme di pensiero in un metodo.»

E aggiungerei:

«Il fatto che oggi una macchina possa aiutarmi a scrivere il codice non significa che abbia inventato lei il problema, il metodo o la responsabilità del risultato.»

Questo è il punto.

Non sto chiedendo che qualcuno consideri PENSAI prezioso perché l’ho costruito io.

Sto dicendo una cosa molto più semplice:

il prezzo dello strumento con cui realizzi un’opera non determina automaticamente il valore dell’opera.

18. Una vita che continua

Forse è proprio questo il significato più profondo della storia. Cronoscalate.it non è PENSAI. Una cronoscalata non è un algoritmo. Una diretta radio non è un framework di governance.

Un database di piloti non è un sistema decisionale. Eppure esiste un filo. È il filo di una persona che da molti anni lavora con strumenti diversi cercando di trasformare esperienza, osservazione e tecnologia in qualcosa di utile. Nel 2005 quel qualcosa era un modo nuovo di raccontare le cronoscalate.

Oggi è un modo nuovo di affrontare le decisioni nell’era dell’intelligenza artificiale.

La tecnologia è cambiata.

La domanda è rimasta la stessa:

Come faccio a fare qualcosa senza perdere il controllo di ciò che sto facendo?

Forse PENSAI nasce esattamente lì.

Non quando è arrivata l’intelligenza artificiale. Ma molti anni prima. L’IA ha semplicemente fornito uno strumento abbastanza potente da rendere quella domanda impossibile da ignorare.

Bibliografia e fonti web

  1. Internet Archive / Wayback Machine, Cronoscalate.it — pagina di presentazione e progetto, cattura 8 febbraio 2005. Fonte primaria Wayback Machine
  2. AlfaSport Forum, discussioni e materiali relativi al CIVM 2005-2006, con riferimenti contemporanei a Cronoscalate.it e alle cronache della Monte Erice.
  3. ACI Sport, rassegna stampa che documenta Cronoscalate.it come testata giornalistica, iscritta al n. 334 del Registro Stampa del Tribunale di Trapani dal 19 novembre 2010, con Salvatore Morselli direttore responsabile.
  4. Balarm, Vincenza Cammareri, È nato ieri ma fa scuola sulla differenziata: un borgo in Sicilia crea una nuova app, 28 aprile 2026.
  5. TP24, A Misiliscemi la raccolta differenziata “passa” da una web app per il territorio, 17 maggio 2026.
  6. OffLineMind, Salvatore Martino, Una vita che va verso PENSAI, 9 gennaio 2026. Articolo autobiografico
  7. PENSAI, sito ufficiale, descrizione pubblica del framework di governance decisionale.
  8. LinkedIn, profilo pubblico di Salvatore Martino, progetto PENSAI – Decision Governance Framework.
  9. WIPO, Frequently Asked Questions: Copyright: i programmi informatici rientrano normalmente tra le opere protette dal diritto d’autore; la protezione riguarda l’espressione e non semplicemente l’idea.
  10. WIPO, Patentability of Computer Software and Business Methods: evidenzia il rapporto tra elevati investimenti iniziali nel software e costi molto bassi di riproduzione.
  11. Yannis Bakos, Erik Brynjolfsson, Bundling and Competition on the Internet: Aggregation Strategies for Information Goods, NYU/MIT.
  12. Hal R. Varian, Buying, Sharing and Renting Information Goods, The Journal of Industrial Economics, vol. 48, n. 4, 2000, pp. 473–488.
  13. Unione europea / EUR-Lex, Regolamento (UE) 2024/1689 — Artificial Intelligence Act, versione consolidata aggiornata al 27 luglio 2026.

Nota metodologica: nel saggio ho volutamente distinto le fonti primarie, le fonti giornalistiche, le testimonianze autobiografiche e le interpretazioni. In particolare, il primato europeo della prima diretta web/radio di Cronoscalate.it resta una tua affermazione storica da documentare ulteriormente e non l’ho presentato come fatto definitivamente provato.


Nota sull’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale
Questo articolo è stato elaborato con il supporto di strumenti di Intelligenza Artificiale per attività di ricerca, organizzazione, revisione e redazione del testo. Le esperienze personali, i ricordi, le attribuzioni e i fatti relativi alla storia di Salvatore Martino e di Cronoscalate.it sono da intendersi come riferiti dall’autore e, ove indicato, supportati da fonti documentali o archivistiche. L’IA non costituisce fonte autonoma dei fatti narrati e non sostituisce la verifica delle fonti.
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