Intelligenza artificiale e piattaforme”
Piattaforme digitali, AI e Pubblica Amministrazione: chi mantiene il controllo della tecnologia?
Introduzione
La trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione sta attraversando una fase nella quale la tecnologia non rappresenta più soltanto uno strumento utilizzato dagli uffici o dai cittadini. Progressivamente, piattaforme digitali, infrastrutture cloud, sistemi interoperabili, basi dati e intelligenza artificiale vengono integrati all’interno degli stessi processi amministrativi.
Un recente caso osservabile nel settore ICT pubblico, che in questo saggio verrà volutamente mantenuto anonimo, permette di analizzare il fenomeno senza trasformare l’analisi in una valutazione commerciale o aziendale.
L’obiettivo non è stabilire se una determinata soluzione sia migliore o peggiore di altre.
L’obiettivo è porre una domanda più generale:
quando utilizziamo una piattaforma tecnologica, siamo noi a utilizzare lo strumento oppure è progressivamente lo strumento a organizzare il nostro modo di agire?
Questa domanda costituisce uno dei punti centrali della modalità agnostica.
Dalla digitalizzazione alla piattaforma
La documentazione pubblica relativa al caso analizzato mostra un modello nel quale progettazione, sviluppo, manutenzione, hosting e servizi ICT costituiscono componenti di un’infrastruttura più ampia destinata anche alla Pubblica Amministrazione. Una certificazione pubblicata nella banca dati Accredia documenta attività di progettazione, sviluppo, attivazione e conduzione di software e sistemi ICT, insieme a manutenzione, assistenza, hosting e servizi tecnici.
Questo elemento è importante perché modifica il modo nel quale interpretare la tecnologia.
Non si tratta semplicemente di osservare un’applicazione.
Occorre osservare l’ecosistema nel quale l’applicazione viene inserita.
La struttura può essere rappresentata schematicamente:
cittadino → servizio digitale → piattaforma → software → infrastruttura → dati → amministrazione
Quando un soggetto tecnologico occupa più livelli di questa catena, la questione non riguarda più soltanto le funzionalità offerte.
Riguarda anche il controllo dell’infrastruttura.
Dallo strumento all’ambiente
Uno strumento tradizionale può essere rappresentato attraverso una relazione relativamente semplice:
utente → strumento → risultato
Una piattaforma digitale introduce invece un livello intermedio:
utente → piattaforma → strumenti → processo → risultato
La piattaforma non si limita necessariamente a fornire una funzione. Può stabilire quali strumenti sono disponibili, come comunicano tra loro, quali dati possono essere utilizzati e quali procedure vengono seguite.
Questo non costituisce automaticamente un problema.
Una piattaforma può ridurre complessità, aumentare interoperabilità, standardizzare processi e rendere disponibili servizi che singole amministrazioni difficilmente potrebbero sviluppare autonomamente.
La questione metodologica nasce quando la piattaforma diventa talmente centrale da rendere difficile la sua sostituzione.
È qui che compare il problema del lock-in.
Il lock-in non è soltanto tecnologico
Il lock-in viene generalmente associato alla difficoltà di sostituire un software.
Ma la dipendenza può essere molto più ampia.
Può riguardare:
- dati;
- formati;
- API;
- procedure;
- competenze;
- formazione degli operatori;
- flussi di lavoro;
- sistemi di autenticazione;
- infrastrutture cloud;
- integrazioni con altre piattaforme;
- abitudini organizzative.
Una dipendenza può quindi diventare progressivamente organizzativa, prima ancora che tecnica.
Per questo la domanda agnostica non dovrebbe essere soltanto:
Il sistema è interoperabile?
Dovrebbe essere:
Quanto è realmente sostituibile?
La differenza è fondamentale.
L’interoperabilità come condizione di libertà
Nei progetti pubblici contemporanei l’interoperabilità viene esplicitamente associata alla possibilità per sistemi diversi di comunicare e condividere dati attraverso standard comuni.
In un progetto regionale relativo all’evoluzione di una piattaforma digitale, per esempio, sono indicati principi quali disegno modulare, riuso, open source, sicurezza by design e integrazione attraverso API nazionali.
Questi elementi hanno una particolare rilevanza dal punto di vista agnostico.
Se un componente può essere sostituito senza dover ricostruire l’intero sistema, aumenta la libertà dell’utilizzatore.
Possiamo quindi formulare una relazione:
interoperabilità → sostituibilità → minore dipendenza
Non è una relazione automatica né sufficiente, ma rappresenta un importante criterio di valutazione.
L’interoperabilità dichiarata deve comunque essere verificata nella pratica.
Quando arriva l’intelligenza artificiale
Il problema diventa ancora più interessante quando l’intelligenza artificiale viene inserita direttamente nell’infrastruttura.
Documentazione ufficiale della Regione del Veneto relativa a un progetto del 2025 descrive una piattaforma software multi-agent basata sull’AI, sviluppata secondo il paradigma Government as a Platform. La piattaforma viene concepita per supportare collaborazione, standardizzazione di ruoli, workflow e artefatti, oltre alla gestione di conoscenza, ontologie, entità, processi e API.
Qui si verifica un passaggio concettuale importante.
L’AI non è più soltanto:
un sistema al quale fare domande.
Può diventare:
un componente del processo organizzativo.
Questo modifica la domanda da porre.
Non è sufficiente chiedere:
Quanto è potente l’intelligenza artificiale?
Occorre chiedere:
Quale ruolo occupa l’intelligenza artificiale nel processo?
E soprattutto:
Chi mantiene la possibilità di controllarla, verificarla, modificarla o sostituirla?
La modalità agnostica
La modalità agnostica non significa rifiutare l’intelligenza artificiale.
Significa non attribuirle autorità preventiva.
Un modello non deve essere considerato valido perché è famoso.
Una piattaforma non deve essere considerata migliore perché è proprietaria.
Un sistema non deve essere considerato innovativo semplicemente perché contiene l’etichetta “AI”.
La valutazione deve partire dal problema, dagli obiettivi, dalle evidenze e dai risultati.
Il principio può essere sintetizzato così:
“Voglio usare e non essere usato.”
Usare significa mantenere la capacità di scegliere.
Essere usati significa invece accettare progressivamente le condizioni dello strumento come se fossero inevitabili.
La distinzione può apparire sottile, ma diventa decisiva quando una tecnologia entra nei processi dai quali dipendono servizi pubblici, informazioni e decisioni.
Il problema della decisione automatizzata
Una tecnologia può occupare livelli diversi nel processo decisionale:
assistere → suggerire → automatizzare → decidere
Non sono equivalenti.
Un sistema che riassume un documento non ha lo stesso ruolo di un sistema che propone una decisione.
Un sistema che propone una decisione non ha lo stesso ruolo di uno che la esegue automaticamente.
Per questo la presenza dell’AI non dovrebbe essere considerata una variabile sufficiente.
Occorre identificare il livello di autonomia effettivamente assegnato al sistema.
La stessa amministrazione pubblica sta sviluppando regole specifiche per l’adozione dell’AI, includendo principi di legalità, trasparenza, responsabilità, tutela dei diritti fondamentali e analisi preventiva dei rischi derivanti dall’automazione.
Questo dimostra che il problema non è soltanto tecnologico.
È anche organizzativo e metodologico.
Il dato come nuova infrastruttura
Un ulteriore elemento è rappresentato dalle piattaforme dati.
La documentazione istituzionale relativa alla Veneto Data Platform descrive un’architettura comprendente acquisizione, visualizzazione, analisi, intelligenza artificiale, elaborazione e anonimizzazione dei dati, oltre all’esposizione verso sistemi di terze parti.
In questo modello il dato non è più semplicemente un’informazione archiviata.
Diventa una componente dell’infrastruttura.
E quando dati, piattaforme e AI vengono integrati, aumenta il valore del sistema ma aumenta anche la necessità di governance.
La domanda diventa quindi:
chi controlla il dato?
Ma anche:
chi decide come il dato può essere utilizzato?
E ancora:
chi può verificare il risultato ottenuto attraverso quel dato?
Il confronto con PENSAI
È qui che emerge una differenza metodologica importante.
Nel modello PENSAI la sequenza di riferimento è:
problema → metodo → evidenze → opzioni → valutazione → decisione → strumento
L’AI viene dopo.
È uno strumento esecutivo.
Può essere sostituita.
Può essere confrontata con altri strumenti.
Può perfino essere esclusa quando non è la soluzione migliore.
Questo costituisce il nucleo dell’agnosticismo tecnologico.
Una piattaforma, invece, tende naturalmente a costruire un ambiente nel quale determinati strumenti diventano più facilmente accessibili di altri.
Anche questo non è necessariamente negativo.
Ma introduce una domanda fondamentale:
il metodo continua a governare lo strumento oppure lo strumento comincia a governare il metodo?
Una griglia agnostica
Il caso analizzato suggerisce una possibile griglia generale per valutare qualsiasi ecosistema tecnologico:
| Dimensione | Domanda |
|---|---|
| Dati | Chi li controlla? |
| Modelli | Possono essere sostituiti? |
| Software | È possibile cambiare componente? |
| API | Sono documentate e utilizzabili? |
| Interoperabilità | Il sistema comunica con sistemi esterni? |
| Portabilità | I dati possono essere trasferiti? |
| Decisioni | L’AI assiste o decide? |
| Verificabilità | I risultati possono essere controllati? |
| Governance | Chi stabilisce le regole? |
| Interruzione | Chi può fermare il sistema? |
| Sostituzione | È possibile cambiare piattaforma? |
| Dipendenza | Quanto costa uscire dall’ecosistema? |
Questa griglia non è una valutazione del soggetto osservato.
È uno strumento metodologico generalizzabile.
Ed è proprio questa la differenza tra analisi agnostica e recensione.
La clausola di sostituibilità
Da questa prospettiva emerge un principio ancora più radicale.
Un metodo veramente indipendente deve poter essere sostituito.
PENSAI non dovrebbe avere come obiettivo dimostrare che PENSAI funziona.
Dovrebbe avere come obiettivo individuare il metodo più efficace disponibile.
Se un metodo alternativo producesse risultati migliori, PENSAI dovrebbe poter essere modificato, integrato o abbandonato.
La stessa logica dovrebbe essere applicata agli strumenti tecnologici.
Nessuna piattaforma dovrebbe diventare intoccabile soltanto perché nel tempo si è costruita una dipendenza attorno ad essa.
La sostituibilità non è quindi soltanto una caratteristica tecnica.
È una forma di indipendenza decisionale.
Conclusione
Il caso tecnologico analizzato in forma anonima mostra una trasformazione più ampia della semplice introduzione dell’intelligenza artificiale.
La tecnologia sta progressivamente passando da strumento a infrastruttura.
Quando questo accade, il problema non è più soltanto capire che cosa una tecnologia può fare.
Diventa necessario capire:
chi controlla cosa, chi decide cosa, chi può verificare cosa e chi può sostituire cosa.
La modalità agnostica propone quindi un criterio semplice:
non rifiutare la tecnologia, ma non consegnarle automaticamente l’autorità.
In questa prospettiva:
PENSAI → metodo
piattaforma → infrastruttura
AI → strumento
evidenze → verifica
essere umano → controllo
Nessun elemento deve essere considerato intoccabile.
Nemmeno la piattaforma.
Nemmeno il modello AI.
Nemmeno il metodo.
La vera indipendenza tecnologica non consiste nel non utilizzare strumenti.
Consiste nel poterli utilizzare senza perdere la capacità di sceglierli, verificarli e sostituirli.
In definitiva, il principio può essere ridotto a una sola frase:
Usare la tecnologia senza permettere che la tecnologia decida chi siamo, come pensiamo e quali strumenti siamo autorizzati a utilizzare.
Fonti essenziali
- Accredia, banca dati delle organizzazioni con sistemi di gestione certificati: documentazione relativa alle attività ICT del soggetto analizzato.
- Regione del Veneto – Bollettino Ufficiale, documentazione relativa alla piattaforma multi-agent AI e al paradigma Government as a Platform.
- Regione del Veneto – Bollettino Ufficiale, documentazione relativa a interoperabilità, API, modularità, riuso, open source e sicurezza by design.
- Regione del Veneto – Bollettino Ufficiale, documentazione sulla Veneto Data Platform e sui moduli di gestione, analisi, AI e interoperabilità dei dati.
- Regione del Veneto – Bollettino Ufficiale, principi e governance per l’adozione e l’utilizzo di sistemi e modelli di intelligenza artificiale nella Pubblica Amministrazione regionale.
Disclaimer metodologico e informativo
Questo saggio utilizza un caso tecnologico reale trattato intenzionalmente in forma anonima e metodologica. Il nome del sito, del dominio e del soggetto commerciale non viene utilizzato nel testo perché l’obiettivo dell’analisi non è formulare una recensione, una valutazione commerciale, un’accusa o un endorsement.
Le fonti citate sono utilizzate esclusivamente per documentare caratteristiche, progetti, architetture e indirizzi tecnologici risultanti da documentazione pubblica. La presenza di un soggetto o di una tecnologia all’interno di una fonte istituzionale non costituisce, di per sé, una valutazione positiva della sua qualità, affidabilità o efficacia.
Le considerazioni sviluppate nel saggio rappresentano un’analisi metodologica e non intendono attribuire intenzioni, responsabilità o comportamenti non dimostrati dalle fonti.
Il principio della modalità agnostica richiede di distinguere tra fatti documentati, interpretazioni, ipotesi e segnali da verificare. Di conseguenza, eventuali domande relative a dipendenza, lock-in, controllo, governance o sostituibilità devono essere considerate criteri di analisi e non conclusioni sul caso specifico.
Il saggio non costituisce consulenza legale, tecnica, informatica, amministrativa o finanziaria e non sostituisce una verifica indipendente della documentazione contrattuale, tecnica, organizzativa o normativa dei sistemi considerati.
