Intelligenza Artificiale

La data che non esiste

Salvatore Martino · · 10 min

Quando è nata l’intelligenza artificiale?

Di Salvatore Martino
OffLineMind.com


 

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La domanda più semplice

Quando è nata l’intelligenza artificiale?

La risposta sembra già pronta: 1956.

È l’anno del Dartmouth Summer Research Project on Artificial Intelligence, normalmente considerato l’atto fondativo dell’intelligenza artificiale come disciplina. La documentazione è reale: la proposta fu redatta il 31 agosto 1955 da John McCarthy, Marvin Minsky, Nathaniel Rochester e Claude Shannon e fu alla base del progetto dell’estate 1956. Il documento originale è conservato negli archivi di Dartmouth e Stanford e oggi è riprodotto da AI Magazine dell’Association for the Advancement of Artificial Intelligence. (Pubblicazioni AAAI)

Ma una modalità di analisi agnostica non dovrebbe fermarsi alla risposta più conosciuta.

Dovrebbe porre una domanda più scomoda:

Siamo sicuri che l’intelligenza artificiale abbia una data di nascita?

Non: quale data?

Prima ancora: esiste una ragione per cercarla?


1956: una data vera, ma non necessariamente una nascita

Dire che il 1956 è importante non è controverso.

La Stanford Encyclopedia of Philosophy definisce il 1956 come l’inizio ufficiale del campo dell’AI e identifica la conferenza di Dartmouth come il momento storico nel quale il termine “artificial intelligence” entrò stabilmente nel campo. Ma la stessa fonte introduce immediatamente una complicazione decisiva: attività riconducibili all’AI erano già operative prima del 1956. (Enciclopedia di Filosofia di Stanford)

Alan Turing, per esempio, nel 1950 aveva già posto in termini operativi il problema delle macchine capaci di esibire un comportamento indistinguibile da quello umano e aveva proposto quello che sarebbe diventato il Turing Test. (Enciclopedia di Filosofia di Stanford)

Quindi abbiamo già due livelli diversi:

1950 — una formulazione fondamentale del problema.

1955-1956 — denominazione e costituzione di un campo di ricerca.

Quale dei due è la nascita?

La risposta dipende dal criterio.

Ed è proprio questo il problema.


Il test distruttivo

PENSAI, applicato in modalità agnostica, non deve cercare la data che conferma la nostra aspettativa.

Deve cercare ciò che può distruggere l’aspettativa.

La tesi iniziale è:

“L’intelligenza artificiale è nata in una determinata data.”

Per distruggerla non occorre dimostrare che il 1956 sia falso.

È sufficiente dimostrare che esistono più soglie plausibili e che nessuna possiede, indipendentemente dalla definizione adottata, il diritto di essere chiamata la nascita dell’AI.

E questo è ciò che emerge.


Prima della AI c’era già il problema dell’intelligenza artificiale

Il problema non comincia nel momento in cui qualcuno pronuncia il termine “AI”.

Il problema è più antico.

Turing nel 1950 si chiedeva se una macchina potesse esibire un comportamento tale da rendere difficile distinguerla da quello umano. La domanda non era ancora quella di una disciplina istituzionalizzata chiamata AI, ma apparteneva già chiaramente alla genealogia intellettuale delle macchine intelligenti. (Enciclopedia di Filosofia di Stanford)

Questo non significa che dobbiamo retrodatare arbitrariamente l’AI al 1950.

Significa qualcosa di più importante:

la nascita di un nome non coincide necessariamente con la nascita del problema che quel nome organizza.


E se andassimo ancora più indietro?

Qui bisogna procedere con estrema cautela.

L’archeologia ci mostra che l’essere umano ha prodotto strumenti, segni e rappresentazioni molto prima dei computer.

A Blombos Cave, in Sudafrica, è stato identificato un disegno astratto realizzato con ocra su un frammento di pietra, datato a circa 73.000 anni fa. Lo studio pubblicato su Nature documenta tecniche e caratteristiche compatibili con una produzione intenzionale. Ma non sappiamo che cosa rappresentasse il disegno. (Nature)

Questo reperto è straordinario.

Ma non è AI.

È un’evidenza di produzione grafica intenzionale e di rappresentazione esterna.

La distinzione è essenziale.

Possiamo sostenere:

“L’essere umano produceva rappresentazioni grafiche almeno 73.000 anni fa.”

Non possiamo sostenere:

“L’intelligenza artificiale è nata 73.000 anni fa.”

Il secondo enunciato introduce una definizione che il reperto non dimostra.


Il salto logico

Ed è qui che la ricerca rischia di diventare una storia troppo bella.

Potremmo costruire una linea:

strumento → segno → rappresentazione → informazione → calcolo → algoritmo → macchina → AI

È una genealogia affascinante.

Ma una genealogia non è automaticamente una causalità.

Il fatto che una tecnologia successiva utilizzi capacità sviluppatesi precedentemente non dimostra che il primo manufatto fosse già l’inizio consapevole della tecnologia successiva.

Questo è il punto in cui bisogna fermarsi.

La modalità agnostica non permette di trasformare una continuità interpretativa in una prova storica.


Il paradosso della parola “data”

Ed eccoci al punto centrale.

Una data misura il tempo.

Non misura l’essenza di ciò che è accaduto.

Quando diciamo:

“Questo reperto risale a 73.000 anni fa”

stiamo collocando un’evidenza nel tempo.

Quando diciamo:

“L’AI è nata 73.000 anni fa”

stiamo facendo qualcosa di completamente diverso.

Stiamo dicendo che quel reperto possiede già le caratteristiche necessarie per essere classificato come AI.

La datazione non dimostra questa classificazione.

Lo stesso vale per Dartmouth.

Il documento del 31 agosto 1955 è autentico e verificabile. (Pubblicazioni AAAI)

La sua data è certa.

Ma da:

“il documento esiste nel 1955”

a:

“l’AI nasce nel 1955”

esiste un passaggio logico ulteriore.

Quel passaggio è una definizione.


La precisione può diventare un’illusione

Il problema diventa ancora più evidente quando introduciamo:

30-10-1955 — ore 00:00.

Una data precisa al giorno, addirittura all’ora, sembra più scientifica di una data approssimativa.

Ma la precisione della coordinata temporale non aumenta automaticamente la verità dell’interpretazione.

Possiamo sapere con estrema precisione quando qualcosa è avvenuto.

Questo non significa sapere con la stessa precisione che cosa quell’evento significhi nella storia dell’AI.

La precisione cronologica e la certezza interpretativa sono due cose diverse.

Questa distinzione distrugge una delle illusioni più comuni della ricerca dell’origine:

più precisa è la data, più vera sembra l’origine.

Non è così.


Il 30 ottobre 1955

La data 30 ottobre 1955 è diventata interessante nel percorso di questa ricerca per una ragione personale.

Ma la verifica agnostica ha prodotto un risultato netto.

La documentazione primaria che abbiamo verificato identifica la proposta Dartmouth con la data 31 agosto 1955. (Pubblicazioni AAAI)

Le fonti storiche consultate non forniscono un evento fondativo dell’AI collocato al 30 ottobre 1955 alle ore 00:00.

Pertanto non possiamo trasformare quella data in una scoperta storica.

E questa conclusione va mantenuta anche se la coincidenza è suggestiva.

Anzi, proprio perché è suggestiva.

Una metodologia che protegge le coincidenze che ci piacciono non è agnostica.


Ma la coincidenza non deve essere cancellata

Distruggere un’ipotesi non significa cancellare il fatto che l’ipotesi sia nata.

Il 30 ottobre 1955 rimane una coincidenza significativa nella storia personale da cui è partita questa riflessione.

Può avere un valore simbolico.

Non ha, sulla base delle evidenze trovate, un valore storico dimostrato.

Questa distinzione permette di conservare entrambe le cose:

il sogno e la verifica.

Il primo genera la domanda.

La seconda decide quanto della domanda può sopravvivere.


E Kubrick?

Nel 1968 Stanley Kubrick porta sullo schermo una delle rappresentazioni più potenti della macchina intelligente con 2001: A Space Odyssey.

HAL 9000 non è una prova della nascita dell’AI.

È una rappresentazione culturale.

Ma il film contiene una metafora sorprendentemente adatta al problema che stiamo affrontando: nella sequenza iniziale, il gesto tecnologico dell’ominide viene associato, attraverso il celebre montaggio, alla tecnologia spaziale.

Non viene mostrato un anno zero.

Viene mostrata una trasformazione.

Ed è forse questa la lettura più interessante.

Non:

uomo → AI

ma:

intelligenza → strumento → tecnologia → macchina sempre più autonoma.

La cinematografia non dimostra la storia.

Ma può rendere visibile un problema filosofico che la storia documentale non risolve.


La domanda si rompe

Torniamo alla domanda iniziale:

Quando è nata l’intelligenza artificiale?

Per rispondere dobbiamo prima decidere:

  • che cosa chiamiamo AI;
  • che cosa chiamiamo nascita;
  • quale capacità costituisce l’origine;
  • quale evidenza dimostra che quella capacità sia comparsa per la prima volta;
  • perché quella soglia debba prevalere sulle altre.

A questo punto accade qualcosa.

La domanda che sembrava chiedere una data rivela di essere, prima di tutto, una domanda definitoria.

Se cambiamo la definizione, cambia la soglia.

Se cambia la soglia, cambia la data.

Se la data dipende dalla soglia che abbiamo scelto, allora non possiamo presentarla come proprietà intrinseca dell’AI.

La domanda assoluta non sopravvive.


Che cosa rimane?

Non rimane il relativismo.

Rimangono fatti.

Il 31 agosto 1955 è una data documentata della proposta Dartmouth. (Pubblicazioni AAAI)

Il 1956 è la soglia comunemente riconosciuta per la costituzione dell’AI come campo di ricerca. (Enciclopedia di Filosofia di Stanford)

Il 1950 è una data fondamentale per la formulazione di Turing del problema delle macchine intelligenti. (Enciclopedia di Filosofia di Stanford)

Circa 73.000 anni fa esisteva già una produzione grafica intenzionale documentata a Blombos. (Nature)

Ma nessuno di questi fatti, preso da solo, dimostra:

“Questa è la nascita dell’AI.”

Quello è un ulteriore giudizio.


La conclusione dopo la distruzione

La ricerca è partita dalla ricerca di una data.

  • Ha incontrato il 1956.
  • Ha incontrato il 1955.
  • Ha incontrato Turing.
  • Ha incontrato la preistoria della rappresentazione.
  • Ha incontrato Kubrick.
  • Ha incontrato persino una coincidenza personale: 30-10-1955, ore 00:00.
  • E alla fine ha dovuto distruggere anche quest’ultima possibilità.

Non perché sia impossibile che un giorno emerga una nuova evidenza.

Ma perché oggi non esiste una prova sufficiente per sostenerla.

Questa è la parte importante.

La modalità agnostica non deve trovare una risposta a tutti i costi.

Deve essere capace di dire:

questa risposta non è sufficientemente dimostrata.

E, quando necessario:

questa domanda è costruita male.


L’AI potrebbe avere una storia senza avere una nascita

Forse è questa la conclusione più difficile da accettare.

L’intelligenza artificiale può avere:

  • precursori,
  • idee,
  • esperimenti,
  • nomi,
  • discipline,
  • macchine,
  • algoritmi,
  • soglie tecnologiche,
  • momenti culturali.

Ma da ciò non segue necessariamente che abbia avuto un giorno di nascita.

La storia può essere fatta di continuità e discontinuità senza possedere un singolo punto zero.

Per questo 1956 può rimanere una data fondamentale senza diventare una dogma.

E 30 ottobre 1955 può rimanere una coincidenza senza diventare una falsa scoperta.


Il vero punto di partenza

Forse, allora, la domanda corretta non è:

“Quando è nata l’intelligenza artificiale?”

Ma:

“Quando e attraverso quali passaggi l’intelligenza umana ha iniziato a esternalizzare, conservare, rappresentare, trasformare e automatizzare funzioni cognitive?”

Questa domanda non pretende un anno zero.

Cerca una storia verificabile di trasformazioni.

E soprattutto non decide in anticipo dove debba terminare la ricerca.

È qui che la modalità agnostica diventa realmente utile:

non sceglie una data.

Non protegge una teoria.

Non sostituisce un dogma con un altro.

Distrugge la domanda quando la domanda non supera il test.

Conclusione

L’intelligenza artificiale ha certamente una storia. Non è però dimostrato che abbia una data di nascita.

La differenza sembra minima.

In realtà cambia completamente il modo di raccontare la storia dell’AI.


Fonti verificabili

  1. McCarthy, Minsky, Rochester, Shannon — A Proposal for the Dartmouth Summer Research Project on Artificial Intelligence, 31 August 1955. È la fonte primaria fondamentale per la formulazione del progetto Dartmouth; AI Magazine specifica che copie del dattiloscritto originale sono conservate negli archivi di Dartmouth e Stanford. Documento originale riprodotto da AI Magazine / AAAI
  2. Stanford Encyclopedia of Philosophy — “Artificial Intelligence”. Ricostruzione storica e filosofica del campo; importante soprattutto perché distingue l’inizio ufficiale del campo nel 1956 dalle attività riconducibili all’AI precedenti a quella data. Stanford Encyclopedia of Philosophy — Artificial Intelligence
  3. Stanford HAI — “What is Artificial Intelligence (AI)?”. Fonte istituzionale Stanford che identifica il 1955 come anno in cui John McCarthy coniò il termine “artificial intelligence”. Stanford HAI — What is Artificial Intelligence?
  4. Stanford Encyclopedia of Philosophy — “The Computational Theory of Mind”. Per il ruolo di Turing e la formulazione del problema delle macchine capaci di pensiero e del Turing Test. Stanford Encyclopedia of Philosophy — The Computational Theory of Mind
  5. Henshilwood et al., Nature (2018) — “An abstract drawing from the 73,000-year-old levels at Blombos Cave, South Africa”. Articolo scientifico sul disegno astratto di circa 73.000 anni fa. Nature — Human Evolution research collection
  6. Nature — “The earliest known drawing in history sends a message through 73,000 years”. Approfondimento editoriale che evidenzia sia l’intenzionalità della produzione sia l’incertezza sul significato del disegno. Nature — The earliest known drawing

Post-produzione distruttiva

Il testo è stato sottoposto al test finale dopo la scrittura.

Sono state eliminate o ridimensionate le affermazioni che non potevano essere sostenute dalle fonti:

  • 30-10-1955 come nascita dell’AI: eliminata come tesi storica;
  • 00:00 come momento fondativo: eliminato come interpretazione non verificabile;
  • 73.000 anni fa come origine dell’AI: eliminata;
  • Lomekwi/Ishango come “primi computer”: non utilizzati come fatti conclusivi;
  • Kubrick come prova storica: escluso;
  • 1956 come origine assoluta: escluso.

È rimasto soltanto ciò che supera il test:

1955-1956 è una soglia storica documentata della nascita del termine e della disciplina; non è dimostrato che sia la nascita dell’AI in senso assoluto.

Questa è la conclusione che sopravvive alla distruzione.

Disclaimer AI: Questo saggio è stato realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale. Le fonti e le conclusioni sono state verificate criticamente, distinguendo fatti documentati, ipotesi e interpretazioni.

Salvatore Martino

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