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Il potere di calcolare non è il potere di decidere

Salvatore Martino · · 8 min

PENSAI e la governance dei sistemi computazionali quantistici: un’indagine senza conclusioni preventive

Di Salvatore Martino · 14 ottobre 2026

Una domanda prima della tecnologia

Quando una tecnologia amplia ciò che possiamo fare, dobbiamo necessariamente domandarci anche chi stabilisca le condizioni entro cui possiamo farlo.

Il calcolo quantistico rende questa domanda particolarmente interessante. Non soltanto per le sue potenzialità scientifiche, ma per le conseguenze che potrebbe avere sulla sicurezza, sulla protezione delle informazioni e sulle decisioni delle organizzazioni.

La questione affrontata in questo saggio è precisa: è possibile governare le condizioni di utilizzo di un sistema computazionale quantistico senza intervenire nel suo processo di calcolo?

PENSAI viene preso in esame come possibile oggetto di questa ricerca. Non come soluzione già dimostrata, ma come ipotesi da sottoporre a verifica.

La distinzione è fondamentale. Una proposta teoricamente coerente non è necessariamente efficace nella pratica. E una tecnologia nuova non dimostra, da sola, che serva un nuovo modello di governance.

1. Calcolare e decidere sono attività differenti

Il calcolo riguarda l’esecuzione di operazioni secondo un modello computazionale.

La governance riguarda invece le condizioni entro cui un’operazione può essere autorizzata, le responsabilità associate, le evidenze necessarie e le modalità di verifica.

Chi può autorizzare un’operazione? Quali informazioni deve conoscere? Come si valutano i rischi? Che cosa accade quando le informazioni sono insufficienti? Chi risponde delle conseguenze?

Queste domande non richiedono necessariamente di intervenire nel funzionamento interno del processore.

Un livello di governance potrebbe operare separatamente, verificando le condizioni di utilizzo e documentando le decisioni. Ma la separazione architetturale, da sola, non garantisce un controllo efficace: se le informazioni sono incomplete o i criteri sono inadeguati, anche il livello di governance può sbagliare.

La distinzione fra calcolo e governance è dunque un punto di partenza, non una soluzione già dimostrata.

2. Esiste un problema specificamente quantistico?

Prima di progettare nuovi strumenti, occorre distinguere i problemi già conosciuti da quelli che potrebbero richiedere controlli differenti.

Gestione degli accessi, protezione dei dati, responsabilità, continuità operativa e controllo delle modifiche sono questioni presenti anche nell’informatica convenzionale.

Altri aspetti dipendono maggiormente dalle caratteristiche delle tecnologie quantistiche: comportamento dei dispositivi, errori fisici, variabilità delle misurazioni e limiti nella verifica di determinati risultati.

Una terza questione riguarda le possibili conseguenze del calcolo quantistico sulla sicurezza crittografica.

Queste categorie non devono essere confuse. Richiedono competenze differenti e possono richiedere strumenti di verifica differenti.

L’OCSE ha adottato il 28 maggio 2026 una raccomandazione sulle tecnologie quantistiche, dedicata anche alla gestione dei rischi e alla responsabilità. Il documento testimonia l’esistenza di una questione di governance riconosciuta a livello istituzionale, ma non dimostra la necessità di una particolare architettura decisionale.

Fonte: OCSE — Recommendation of the Council on Quantum Technologies.

La domanda, pertanto, non è se una nuova tecnologia richieda automaticamente una nuova governance. È se i controlli esistenti siano sufficienti per lo specifico impiego considerato.

3. L’incertezza non è una prova di fallimento

Una governance seria deve distinguere ciò che è noto da ciò che è ipotizzato e da ciò che rimane sconosciuto.

Nel calcolo quantistico, la variabilità delle misurazioni non coincide necessariamente con un errore. Un errore fisico del dispositivo non equivale a un limite nella verifica del risultato. E l’incertezza sull’utilizzo di un risultato non coincide con l’incertezza scientifica relativa al calcolo.

Una valutazione che riunisca tutti questi fenomeni sotto un’unica etichetta rischia di perdere informazioni essenziali.

La governance non può eliminare ogni incertezza. Può però stabilire quali informazioni siano necessarie, quali rischi debbano essere valutati e quando sia opportuno richiedere ulteriori verifiche.

In alcuni casi sarà ragionevole procedere. In altri occorrerà imporre condizioni aggiuntive. In altri ancora sarà necessario sospendere il giudizio.

Sospendere una decisione non significa necessariamente fallire. Significa riconoscere che le evidenze disponibili potrebbero non essere sufficienti.

Ma neppure l’incertezza può diventare una giustificazione automatica per bloccare qualsiasi innovazione. Le condizioni di controllo devono essere proporzionate al problema e alle possibili conseguenze.

4. Un caso concreto: la crittografia post-quantistica

La sicurezza crittografica offre un ambito concreto nel quale studiare il rapporto tra tecnologia e governance.

Il NIST statunitense ha finalizzato nel 2024 tre standard di crittografia post-quantistica: FIPS 203, FIPS 204 e FIPS 205.

Questi standard introducono strumenti progettati per resistere ad attacchi che potrebbero sfruttare computer quantistici sufficientemente potenti. Non significa che tutti i sistemi crittografici attuali siano già compromessi, né che l’adozione di nuovi standard risolva automaticamente ogni problema di sicurezza.

Fonte: NIST — Standard di crittografia post-quantistica.

La transizione richiede decisioni organizzative: individuare i sistemi che utilizzano crittografia vulnerabile, valutare la sensibilità dei dati, considerare la durata della loro riservatezza, verificare le dipendenze tecniche e stabilire le priorità degli interventi.

La crittografia protegge le informazioni attraverso meccanismi tecnici. La governance può contribuire a decidere quali sistemi migrare, in quale ordine e sotto la responsabilità di chi.

Questo è un esempio concreto di un principio generale: il controllo delle decisioni non sostituisce la tecnologia di protezione, ma può contribuire a governarne l’adozione.

5. PENSAI: una possibilità da sottoporre a verifica

PENSAI viene qui esaminato come possibile strumento di governance decisionale.

Non è possibile dedurne l’adeguatezza alla sola luce della sua impostazione teorica. Non sarebbe corretto dichiararlo compatibile con i sistemi quantistici senza prove specifiche. Sarebbe altrettanto scorretto escluderne preventivamente qualsiasi utilità.

La prima domanda di ricerca deve essere più circoscritta di quella generale.

PENSAI può migliorare la qualità e la verificabilità delle decisioni relative alla priorità di migrazione alla crittografia post-quantistica, rispetto a una procedura convenzionale ben progettata?

Questa formulazione permette di confrontare due metodi sullo stesso problema, utilizzando gli stessi dati e criteri definiti prima di osservare i risultati.

Se emergesse un vantaggio, sarebbe dimostrato soltanto per lo scenario esaminato. Se non emergesse, bisognerebbe riconoscerlo. Se le informazioni fossero insufficienti, la conclusione dovrebbe rimanere sospesa.

Nessun risultato circoscritto potrebbe dimostrare, da solo, che PENSAI sia adatto alla governance di tutti i sistemi computazionali quantistici.

6. Come evitare di dimostrare ciò che desideriamo credere

Ogni ricerca che coinvolge una soluzione proposta dal suo stesso autore presenta un rischio metodologico: interpretare involontariamente le evidenze in modo favorevole alla soluzione.

Questo rischio può essere ridotto attraverso un protocollo stabilito prima dei test.

Occorre scegliere una baseline seria, non una procedura deliberatamente debole. Entrambi i metodi devono ricevere gli stessi dati. Le metriche devono essere definite prima dell’esperimento. Quando possibile, la valutazione deve essere affidata a una persona indipendente.

Devono essere esaminati anche i costi aggiuntivi: tempo, competenze necessarie, complessità e informazioni richieste.

I risultati possibili sono tre:

  • Ipotesi sostenuta: il metodo produce un vantaggio documentato e giudicato rilevante.
  • Ipotesi smentita: il metodo non offre vantaggi sufficienti rispetto alla procedura di confronto.
  • Esito inconcludente: le evidenze disponibili non consentono un giudizio affidabile.

Questi esiti devono avere pari legittimità metodologica.

La neutralità non consiste nel non avere un’opinione. Consiste nel non permettere che l’opinione iniziale determini il risultato dell’indagine.

7. Un principio da discutere: l’indipendenza dell’evidenza

Da questa riflessione emerge una proposta teorica:

L’evidenza sulla quale si fonda l’autorizzazione di un’operazione deve poter essere valutata indipendentemente dall’operazione stessa.

Non significa che ogni calcolo debba essere verificato da una seconda macchina, né che un sistema quantistico non possa contribuire alla verifica di un altro calcolo.

Significa che non dovremmo accettare un’operazione soltanto perché il sistema che la propone la dichiara corretta.

Occorre distinguere il risultato dalla sua giustificazione, l’esecuzione dalla verifica e la verifica tecnica dall’autorizzazione organizzativa.

Anche questo principio rimane un orientamento da approfondire. Le forme di indipendenza necessarie, i limiti pratici e i costi devono essere stabiliti in relazione al caso concreto.

Un principio non diventa una regola universale soltanto perché appare ragionevole.

8. La governance deve riconoscere i propri limiti

Un livello di governance esterno al calcolo può contribuire a controllare condizioni, autorizzazioni e responsabilità. Non può garantire ciò che non è in grado di osservare.

La tracciabilità documenta una procedura, ma non ne dimostra automaticamente la correttezza. Un controllo formalmente superato non prova l’assenza di rischi residui. Un criterio applicato con rigore può produrre una decisione sbagliata se il criterio stesso è inadeguato.

La governance non sostituisce le competenze scientifiche necessarie per interpretare il comportamento di un dispositivo quantistico.

Può stabilire quali informazioni siano necessarie, chi debba valutarle e quali conseguenze derivino dall’insufficienza delle evidenze. Non può trasformare informazioni mancanti in conoscenza.

La responsabilità di chi autorizza un’operazione deve rimanere distinguibile dal comportamento tecnico del sistema utilizzato.

9. La conclusione rimane aperta

Il calcolo quantistico pone questioni scientifiche, industriali e di sicurezza. La governance deve affrontarle senza confondere la capacità di elaborazione con la legittimità dell’utilizzo.

PENSAI potrebbe contribuire a governare alcune decisioni associate ai sistemi quantistici. Potrebbe richiedere adattamenti. Potrebbe risultare inadatto a determinati impieghi. Oppure potrebbe non essere ancora possibile formulare una conclusione.

Per scegliere tra queste possibilità servono verifiche, non dichiarazioni.

La prima fase consiste nell’esaminare le capacità esistenti, identificare eventuali lacune e definire un confronto indipendente prima di qualsiasi sviluppo aggiuntivo.

La vera disciplina metodologica consiste nel lasciare aperta anche la possibilità che la soluzione preferita non sia quella adeguata.

Il potere di calcolare non è il potere di decidere. Ma neppure il potere di governare autorizza a presumere di avere ragione.


Nota metodologica

Questo saggio è una riflessione teorica elaborata con il supporto dell’intelligenza artificiale. Non costituisce una validazione tecnica di PENSAI, una certificazione normativa o una dimostrazione di compatibilità con sistemi computazionali quantistici.

Fonti

SEO: Governance quantistica: il ruolo possibile di PENSAI

Parola chiave: governance quantistica

Meta description: La governance quantistica pone questioni di responsabilità e controllo. Un saggio esamina il possibile ruolo di PENSAI senza conclusioni preventive.

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Tag: Governance, Calcolo quantistico, PENSAI, Etica tecnologica

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Salvatore Martino