Economia

Siamo alla frutta, ma non tutti possono permettersela

Salvatore Martino · · 6 min

Siamo alla frutta, ma non tutti possono permettersi di acquistarla

Di Salvatore Martino
OffLineMind.com — 19 ottobre 2026

C’è un’espressione italiana che usiamo quando una situazione sembra essere arrivata al limite: «Siamo alla frutta». Oggi, però, questa frase assume un significato diverso. Perché la frutta, alimento comune e parte fondamentale di un’alimentazione equilibrata, non è soltanto una questione di disponibilità commerciale. Per alcune famiglie è anche una questione di possibilità economica.

I numeri raccontano una realtà che non possiamo ignorare

Secondo l’ISTAT, nel 2025 oltre 5,4 milioni di persone in Italia vivevano in condizioni di povertà assoluta. Nello stesso anno, il 29,4% delle famiglie dichiarava di aver limitato la spesa alimentare, riducendo la quantità o la qualità dei prodotti acquistati.

Sono dati che descrivono un problema concreto: non basta che un alimento sia disponibile sugli scaffali perché sia accessibile a tutti.

La spesa media mensile per alimenti e bevande analcoliche è salita a 552 euro per famiglia nel 2025, rispetto ai 533 euro del 2024. L’aumento è stato del 3,6%, anche per effetto della crescita dei prezzi alimentari.

Queste cifre sono medie statistiche: non rappresentano ogni famiglia nello stesso modo. Un nucleo con redditi adeguati può assorbire un aumento della spesa; una persona che vive con una pensione modesta, invece, può essere costretta a scegliere quali prodotti acquistare e a quali rinunciare.

Fonte: ISTAT, La povertà in Italia — Anno 2025 e Spese per consumi delle famiglie — Anno 2025.

Il problema non è soltanto avere qualcosa da mangiare

La povertà alimentare non coincide necessariamente con l’assenza totale di cibo.

Può manifestarsi anche attraverso una dieta meno varia, la rinuncia a prodotti freschi o l’impossibilità di acquistare regolarmente alimenti considerati importanti per un’alimentazione adeguata.

L’ISTAT, nella sua analisi sull’insicurezza alimentare, considera anche le difficoltà economiche che impediscono di accedere a un’alimentazione sana e nutriente.

Il rapporto tra disponibilità e accessibilità merita quindi attenzione. Un mercato può offrire una grande varietà di prodotti e, contemporaneamente, lasciare una parte della popolazione nell’impossibilità di acquistarli.

Non è una contraddizione economica: la disponibilità di beni e il potere d’acquisto sono fenomeni differenti.

È una distinzione essenziale per comprendere la situazione senza ricorrere a semplificazioni.

Fonte: ISTAT, L’insicurezza alimentare in Italia — Anno 2024.

Quando il reddito decide cosa finisce nel carrello

Immaginiamo due persone davanti allo stesso banco di frutta.

Entrambe riconoscono il valore di ciò che vedono. Entrambe possono considerarlo utile per la propria alimentazione. Ma una può acquistarlo senza modificare il resto della spesa, mentre l’altra deve confrontare il prezzo con quello del pane, del latte, delle bollette e dei farmaci.

Il prodotto è lo stesso. Le condizioni di scelta sono diverse.

Questo esempio non dimostra che ogni aumento dei prezzi produca automaticamente povertà alimentare. Ricorda, però, che le decisioni di acquisto dipendono dalle risorse disponibili e dalle altre necessità da soddisfare.

Quando il bilancio familiare è insufficiente, anche una scelta apparentemente semplice può diventare una rinuncia.

E la rinuncia non riguarda necessariamente un singolo prodotto. Se si ripete nel tempo, può modificare la qualità complessiva dell’alimentazione.

Il problema, dunque, non può essere ridotto alla capacità individuale di risparmiare. Occorre considerare anche il rapporto tra redditi, costo della vita e prezzi dei beni essenziali.

Una questione economica, sociale e politica

Di fronte a questi dati, le interpretazioni possono essere diverse.

C’è chi richiama la crescita dei costi di produzione, del trasporto e dell’energia. C’è chi pone l’accento sui redditi insufficienti, sulla distribuzione del valore lungo la filiera o sulle politiche pubbliche di sostegno.

Queste spiegazioni non sono necessariamente incompatibili. Per stabilire quanto incida ciascun fattore occorrono dati specifici e analisi verificabili.

Sarebbe quindi scorretto attribuire la responsabilità esclusiva a una singola categoria senza dimostrazioni adeguate.

Resta una domanda legittima: come può una società valutare il proprio benessere se una parte dei suoi cittadini deve ridurre la qualità della propria alimentazione per rispettare il bilancio familiare?

La domanda non richiede una risposta ideologica. Richiede informazioni, confronto e valutazione delle conseguenze.

Anche le soluzioni devono essere esaminate con lo stesso criterio: aiuti alimentari, sostegno ai redditi, interventi contro lo spreco e misure per migliorare l’accesso ai prodotti freschi possono avere effetti differenti. La loro efficacia va verificata, non presunta.

Il caso dei bambini rende la questione ancora più delicata

La difficoltà di acquistare alimenti adeguati non riguarda soltanto gli adulti.

Un articolo pubblicato da ANSA il 15 ottobre 2026, sulla base di un rapporto di ActionAid, riferisce che nel 2024 circa 430.000 minori sotto i 16 anni, pari al 5,6% della popolazione di quella fascia d’età, vivevano in famiglie costrette a rinunce riguardanti l’alimentazione o la socialità.

Il dato si riferisce al 2024, non al 2026: è importante mantenere questa distinzione.

La questione riguarda quindi anche le opportunità dei più giovani. Le condizioni economiche familiari possono incidere non soltanto su ciò che si mangia, ma anche sulle esperienze quotidiane e sulla partecipazione alla vita sociale.

Non è possibile dedurre da una singola statistica tutte le conseguenze sulla salute o sullo sviluppo dei minori. È però ragionevole considerare queste difficoltà un problema che merita attenzione pubblica.

Fonte: ANSA, 15 ottobre 2026 — Dati ActionAid sulla povertà alimentare.

Guardare i fatti senza decidere prima la conclusione

Un’analisi agnostica non significa ignorare il problema o rinunciare a formulare giudizi.

Significa distinguere ciò che sappiamo da ciò che ipotizziamo, evitare di attribuire responsabilità senza prove e non trasformare una statistica in uno slogan.

I dati disponibili documentano difficoltà economiche reali e rinunce nella spesa alimentare. Non bastano, da soli, a spiegare ogni causa né a dimostrare quale intervento sia sempre il migliore.

Per questo occorre verificare le condizioni concrete, confrontare le alternative e misurare i risultati.

È un approccio che richiama anche il principio di governance decisionale di PENSAI: prima di scegliere una soluzione, bisogna chiarire il problema, valutare le evidenze, rendere esplicite le incertezze e verificare le conseguenze delle decisioni.

Il metodo non elimina il conflitto tra interessi diversi. Può però aiutare a evitare che le opinioni prendano il posto dei fatti.

Siamo davvero alla frutta?

Forse sì, se con questa espressione intendiamo una società chiamata a interrogarsi sulle proprie priorità.

Ma sarebbe troppo semplice concludere che tutto stia andando male, così come sarebbe scorretto sostenere che i dati non rappresentino un problema.

La realtà è più complessa: esistono famiglie che riescono ad assorbire l’aumento delle spese e altre che devono ridurre i consumi; esistono cause diverse e interventi la cui efficacia deve essere dimostrata.

La frutta rimane un prodotto commerciale. La possibilità di acquistare un’alimentazione adeguata, tuttavia, riguarda anche le condizioni materiali nelle quali le persone vivono.

La domanda finale non è se la frutta costi troppo per tutti. Non è così.

La domanda è un’altra: quando un bene necessario è disponibile, ma una parte della popolazione non può permetterselo, possiamo considerare risolto il problema soltanto perché il mercato continua a offrirlo?

La risposta non dovrebbe dipendere da una posizione politica precostituita. Dovrebbe dipendere dai fatti, dalle conseguenze osservabili e dalla capacità delle istituzioni e della società di affrontarli.

Perché, quando si arriva alla frutta, non tutti hanno lo stesso carrello e non tutti dispongono dello stesso denaro per riempirlo.


Fonti principali

Nota editoriale: articolo elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale. Dati e interpretazioni sono presentati distinguendo le evidenze disponibili dalle valutazioni.

OffLineMind — Osservare, verificare, comprendere.

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Salvatore Martino