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Smartphone e rendimento sul lavoro: cosa dice la scienza

OffLineMind · · 6 min

Smartphone e lavoro: quando la connessione continua diventa un problema

PENSAI News — A cura di Salvatore Martino

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Una domanda concreta

Lo smartphone è diventato uno strumento normale anche durante il lavoro. Serve per telefonare, leggere messaggi, cercare informazioni, controllare la posta, organizzare appuntamenti e svolgere attività professionali.

Ma proprio questa disponibilità continua potrebbe avere un costo.

La domanda è semplice:

lo smartphone può ridurre il rendimento di chi lavora?

La ricerca scientifica non autorizza a dire che lo smartphone sia sempre dannoso. Permette però di affermare qualcosa di più preciso:

Esiste evidenza causale che alcune caratteristiche tipiche dello smartphone possano ridurre la performance durante il lavoro.

Non è una considerazione basata soltanto sulla percezione di chi sente di essere distratto dal telefono. Esistono infatti esperimenti nei quali alcune caratteristiche della connessione vengono modificate e vengono successivamente misurati cambiamenti nella performance.

Le notifiche non sono semplicemente un avviso

Uno degli studi più interessanti è stato pubblicato nel Journal of Occupational Health nel 2023.

I ricercatori hanno condotto un esperimento sul campo con 247 partecipanti. A una parte del campione è stato chiesto di disattivare le notifiche durante una giornata lavorativa.

Il risultato è stato chiaro: la riduzione delle interruzioni provocate dalle notifiche ha migliorato la performance e ridotto lo strain lavorativo.

È un risultato importante perché consente di andare oltre una semplice correlazione.

Non si è osservato soltanto che “chi usa molto il telefono lavora peggio”.

È stata modificata una condizione concreta — la presenza delle notifiche — e si è osservato un cambiamento nella performance.

Naturalmente lo studio non dimostra che ogni notifica produca sempre un danno rilevante. Gli effetti dipendono anche dalle caratteristiche della persona e dal contesto di lavoro. Ma il rapporto causale tra riduzione delle interruzioni e miglioramento della performance emerge dall’esperimento.

Il telefono può essere utile e disturbare nello stesso momento

Qui emerge una contraddizione solo apparente.

Lo smartphone può rendere il lavoro più efficiente. Permette di comunicare rapidamente, trovare informazioni e coordinare attività.

Ma proprio la stessa connessione può interrompere un’attività che richiede concentrazione.

Il problema, quindi, non è semplicemente avere un telefono.

È avere un dispositivo che può continuamente trasformare un’attività in corso in una nuova richiesta di attenzione.

Un messaggio può essere importante.

Una notifica può essere utile.

Ma quando arrivano mentre si sta svolgendo un compito complesso, introducono comunque una possibile interruzione.

La ricerca sulle notifiche mostra proprio questo equilibrio: la comunicazione ha un valore, ma la sua disponibilità continua può avere un costo cognitivo.

La connessione permanente

Un altro esperimento, pubblicato nel 2025 su PNAS Nexus, ha affrontato il problema da un’altra angolazione.

In questo caso sono state coinvolte 467 persone. Ai partecipanti del gruppo sperimentale è stato bloccato per due settimane l’accesso a Internet dallo smartphone.

Telefonate e SMS continuavano a funzionare.

Internet rimaneva inoltre disponibile attraverso altri dispositivi.

Il risultato è stato un miglioramento della capacità di mantenere l’attenzione, misurata attraverso un test cognitivo. Lo studio ha rilevato anche miglioramenti in alcuni indicatori di benessere.

Il dato è interessante perché non dice semplicemente che “il telefono fa male”.

Al contrario, separa due funzioni:

telefono per comunicare

e

telefono come accesso permanente a Internet.

La seconda può avere effetti diversi dalla prima.

Non basta dire che lo smartphone distrae

La parola “distrazione” rischia di essere troppo generica.

Scientificamente è più utile parlare di interruzione e riallocazione dell’attenzione.

Un lavoratore sta svolgendo un compito.

Arriva una notifica.

L’attenzione viene orientata verso un nuovo stimolo.

Il lavoratore può controllare il messaggio oppure semplicemente registrare che qualcosa è arrivato.

In entrambi i casi è cambiato l’ambiente attentivo nel quale il compito viene svolto.

L’esperimento di Ohly e Bastin mostra che ridurre proprio queste interruzioni può migliorare la performance.

Questo è molto più preciso della generica affermazione secondo cui “lo smartphone distrae”.

Ma la scienza non dice di buttare lo smartphone

Qui è necessario evitare l’errore opposto.

Da questi risultati non deriva la conclusione che tutti dovrebbero sostituire il proprio smartphone con un telefono tradizionale.

Non sarebbe scientificamente corretto.

Uno smartphone può essere uno strumento produttivo. Per alcune professioni, la connessione mobile può essere una risorsa importante.

La ricerca dimostra quindi una cosa più circoscritta:

alcune funzioni tipiche dello smartphone possono avere un effetto negativo sulla performance.

Non dimostra che l’intero dispositivo sia necessariamente negativo.

E allora perché pensare a un telefono che serve solo per telefonare?

La domanda rimane interessante.

Se una parte del problema deriva dalla connessione permanente, dalle notifiche e dalla possibilità di essere continuamente interrotti, un apparecchio privo di queste funzioni potrebbe ridurre strutturalmente il problema.

Ma questa è ancora un’ipotesi.

La ricerca disponibile non dimostra che un telefono minimale produca automaticamente una maggiore produttività rispetto a uno smartphone utilizzato in modo disciplinato.

Quello che possiamo dire è che la direzione dell’ipotesi è compatibile con alcune evidenze sperimentali.

Il telefono minimale potrebbe essere considerato quindi non una soluzione ideologica, ma una possibile risposta a un problema documentato.

Il punto decisivo

Forse la domanda più interessante non è:

“Lo smartphone è buono o cattivo?”

È:

“Quanta parte delle funzioni che offre è realmente necessaria per il lavoro?”

Se un lavoratore utilizza lo smartphone principalmente per telefonare, ma nello stesso dispositivo riceve continuamente notifiche, messaggi, aggiornamenti e altri stimoli, è ragionevole chiedersi se sia necessario mantenere tutte queste funzioni disponibili nello stesso momento.

Se invece il lavoro richiede continuamente comunicazione, informazioni e accesso a strumenti online, eliminare lo smartphone potrebbe produrre più problemi che vantaggi.

La risposta non può quindi essere universale.

PENSAI non decide

È qui che entra in gioco il metodo.

PENSAI non dovrebbe partire dalla conclusione che lo smartphone debba essere eliminato.

Dovrebbe partire dai fatti.

La ricerca mostra che:

  • le notifiche possono provocare interruzioni che riducono la performance;
  • ridurre queste interruzioni può migliorare il rendimento;
  • limitare la connessione permanente dello smartphone può migliorare l’attenzione;
  • lo smartphone può contemporaneamente avere funzioni utili per il lavoro.

Questi sono gli elementi disponibili.

La decisione viene dopo.

Una persona potrà disattivare le notifiche.

Un’altra potrà lasciare il telefono fuori dalla propria area di lavoro.

Un’altra ancora potrà utilizzare un dispositivo separato.

Qualcuno potrà scegliere un telefono minimale.

Qualcun altro potrà concludere che il proprio smartphone è uno strumento indispensabile e che i benefici superano i costi.

Nessuna di queste decisioni può essere imposta dalla ricerca.

Cercare i fatti, lasciare la decisione

La conclusione più prudente, ma anche più utile, è quindi questa:

Esiste evidenza causale che alcune caratteristiche tipiche dello smartphone possano ridurre la performance durante il lavoro.

È un fatto sufficientemente documentato da meritare attenzione.

Ma dal fatto alla decisione esiste uno spazio che non deve essere riempito dall’IA, dal produttore dello smartphone, da una piattaforma o da una moda tecnologica.

Quel passaggio appartiene alla persona.

PENSAI cerca i fatti. La decisione è di chi legge.

Fonti scientifiche

Ohly, S., & Bastin, L. (2023). Effects of task interruptions caused by notifications from communication applications on strain and performance. Journal of Occupational Health, 65(1), e12408. Studio sperimentale sul campo, N=247.

Castelo, N., Kushlev, K., Ward, A. F., Esterman, M., & Reiner, P. B. (2025). Blocking mobile internet on smartphones improves sustained attention, mental health, and subjective well-being. PNAS Nexus, 4(2).

Stothart, C., Mitchum, A., & Yehnert, C. (2015). The attentional cost of receiving a cell phone notification. Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance.

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