Intelligenza Artificiale

Archivio genealogico e IA: un esperimento PENSAI

OffLineMind · · 10 min

Ho costruito un archivio genealogico per capire cosa deve fare davvero un’IA

Da un albero genealogico a un sistema locale, trasparente e verificabile: un esperimento tecnico con il metodo PENSAI

Di Salvatore Martino — PENSAI
26 settembre 2026

Un archivio genealogico può diventare molto più di una raccolta di nomi e date. Può diventare un laboratorio per capire come utilizzare l’IA senza rinunciare alla verifica, alla trasparenza e al controllo umano.

Ci sono progetti che nascono perché qualcuno ha bisogno di un programma. E poi ce ne sono altri che nascono da una domanda. Questo archivio genealogico appartiene alla seconda categoria.

La domanda, all’inizio, era abbastanza semplice: come possiamo costruire un archivio genealogico che non si limiti a mettere insieme nomi, date e fotografie, ma che sappia anche distinguere ciò che conosciamo da ciò che stiamo ancora cercando di capire?

Da quella domanda è nato ARCHIVIO GENEALOGICO PENSAI.

Non è nato come prodotto commerciale. Non è nato per costruire una piattaforma cloud. Non è nato per raccogliere dati dagli utenti.

È nato come esercizio tecnico sull’uso consapevole del metodo PENSAI.

E, strada facendo, il progetto è diventato qualcosa di più interessante dell’archivio che avevo immaginato all’inizio.


Un albero genealogico non è soltanto un albero

Quando pensiamo alla genealogia immaginiamo quasi sempre un albero.

Una persona, i suoi genitori, i nonni, i figli, i fratelli. Una struttura ordinata che risale nel tempo.

Ma la vita reale è molto meno ordinata.

  • Ci sono omonimi.
  • Ci sono date incomplete.
  • Ci sono fotografie senza indicazione del soggetto.
  • Ci sono documenti che dicono una cosa e testimonianze familiari che ne raccontano un’altra.
  • Ci sono persone di cui conosciamo il nome ma non la data di nascita.
  • E soprattutto ci sono informazioni che sembrano vere semplicemente perché qualcuno le ha ripetute per molto tempo.

È qui che il problema cambia natura. Non stiamo più costruendo soltanto un albero. Stiamo costruendo un archivio di conoscenza incompleta.

E un archivio di conoscenza incompleta deve saper convivere con l’incertezza.


La prima scelta: ogni persona deve avere un’identità

Una delle prime cose che ho capito lavorando al progetto è stata questa:

un nome non basta.

“Giuseppe Martino” può essere una persona oppure un’altra. Per questo ARCHIVIO GENEALOGICO PENSAI utilizza un’identità persistente. Ogni persona possiede un identificativo proprio e viene presentata attraverso il maggior numero possibile di elementi distintivi: nome, date, stato, eventuale fotografia, avatar identificativo e relazioni.

Anche quando manca la fotografia non viene inventato un volto. Il sistema può utilizzare un avatar deterministico, costruito per riconoscere visivamente il record, ma non pretende di ricostruire l’aspetto reale di una persona. È una differenza piccola soltanto in apparenza.

Identificare non significa inventare.


Poi è arrivata la domanda più difficile: possiamo fidarci del dato?

Qui entra il metodo PENSAI. Una genealogia digitale rischia facilmente di trasformare una supposizione in un fatto.

Inserisco:

Mario Rossi, nato nel 1912.

Il programma lo visualizza. Dopo qualche giorno lo vedo nell’albero. Dopo qualche settimana lo considero un dato acquisito.

Ma da dove arrivava quel 1912?

  • Da un certificato?
  • Da un registro?
  • Da una fotografia con annotazione?
  • Da un documento familiare?
  • Oppure da un ricordo?

Il software non dovrebbe confondere queste cose. Per questo il progetto separa progressivamente dato, fonte, documento, evidenza e verifica.

Una informazione può esistere nell’archivio senza essere automaticamente trasformata in verità. È una scelta apparentemente controintuitiva. Ma è proprio questo il punto.

Un buon archivio deve saper dire anche: non lo so ancora.


La modalità agnostica

Nel metodo PENSAI questa condizione ha un nome preciso: modalità agnostica.

Non significa dubitare di tutto.

Significa non trasformare prematuramente un’ipotesi in una certezza.

Se una relazione familiare è documentata, possiamo verificarla.

Se esiste una fonte attendibile, possiamo collegarla al dato.

Se due informazioni sono incompatibili, possiamo segnalarlo.

Se manca l’evidenza, possiamo lasciare aperta la questione.

L’obiettivo non è rendere il sistema indeciso.

È impedire che il sistema decida al posto delle prove.


E qui l’IA cambia ruolo

Questo progetto mi ha portato anche a una riflessione sull’intelligenza artificiale.

Un sistema di IA può essere molto utile nella ricerca genealogica.

Può aiutare a:

  • organizzare informazioni;
  • confrontare documenti;
  • individuare possibili omonimie;
  • suggerire collegamenti da verificare;
  • cercare incoerenze;
  • costruire ipotesi;
  • preparare domande per una ricerca successiva.

Ma c’è una differenza fondamentale tra proporre e decidere.

L’IA può dire:

“Queste due persone potrebbero essere la stessa persona.”

Non dovrebbe trasformare automaticamente quella frase in:

“Queste due persone sono la stessa persona.”

Il passaggio tra le due frasi è precisamente il punto in cui serve la verifica.

È uno dei motivi per cui ho voluto applicare PENSAI anche alla costruzione del software stesso.


Perché ho scelto HTML standalone

A un certo punto ho fatto una scelta che potrebbe sembrare tecnologicamente poco ambiziosa.

  • Niente infrastruttura cloud obbligatoria.
  • Niente database remoto.
  • Niente account.
  • Niente telemetria.
  • Niente servizio centrale necessario per far funzionare l’archivio.

Il sistema è stato costruito come applicazione HTML standalone multipagina, con HTML, CSS e JavaScript leggibili. Non è stata una scelta casuale.

La struttura reale del sistema è stata volutamente mantenuta visibile e ispezionabile. Volevo che chi scarica il progetto potesse aprirlo, leggerlo, capire come è fatto e verificare direttamente ciò che dichiara. In altre parole, la tecnologia doveva essere coerente con il principio.

Se parlo di trasparenza, non voglio nascondere il meccanismo.


Anche i dati restano dove sono

ARCHIVIO GENEALOGICO PENSAI è stato progettato per gestire i dati localmente nell’installazione dell’utente.

Non c’è una raccolta automatica dell’archivio genealogico.

Non c’è una telemetria genealogica nascosta.

Non c’è bisogno di inviare l’albero familiare a un server per utilizzare il sistema.

Questo non significa che i dati siano automaticamente “al sicuro”.

  • Un computer può rompersi.
  • Un browser può perdere i dati locali.
  • Un archivio può essere cancellato.
  • Un backup può essere dimenticato.

Per questo il sistema documenta anche la responsabilità dell’utente nella conservazione e nel backup. La località del dato non elimina la responsabilità.

La rende semplicemente più chiara.


Il grafo mi ha fatto cambiare prospettiva

Durante lo sviluppo, l’albero genealogico ha progressivamente lasciato spazio a qualcosa di più ampio: il grafo. Una persona può essere collegata a un’altra.

Ma può essere collegata anche a un evento, a un luogo, a una fotografia, a un documento, a una fonte, a un’evidenza, a un articolo o a una ricerca. A quel punto non abbiamo più soltanto un albero genealogico. Abbiamo una rete documentale. E questa rete può permettere di seguire percorsi diversi.

Per esempio:

persona → relazione → persona

oppure:

persona → evento → documento → fonte

oppure ancora:

persona → ipotesi → evidenza → verifica

È un modo diverso di guardare alla genealogia.

Non soltanto “chi è il padre di chi”, ma anche:

perché pensiamo che sia così?


Il software deve saper riconoscere anche i propri errori

Un’altra parte importante del progetto è rappresentata dai controlli.

Un archivio può contenere:

  • identificativi duplicati;
  • relazioni senza persone;
  • eventi senza soggetti;
  • relazioni con la stessa persona su entrambi i lati;
  • riferimenti a fonti inesistenti;
  • date incoerenti;
  • identità incomplete.

Il sistema può individuare questi problemi.

Ma c’è una regola che considero fondamentale:

il controllo non deve diventare automaticamente una modifica dei dati.

Il programma segnala.

L’utilizzatore verifica.

Poi decide.

Ancora una volta, PENSAI entra nella struttura stessa del software.


E il codice?

A un certo punto è emersa un’altra domanda.

Se il progetto nasce come esperimento tecnico e vuole essere trasparente, perché nascondere il codice?

Ho scelto quindi di distribuire il software con Apache License 2.0.

È una scelta deliberata.

Il codice può essere studiato, modificato e redistribuito secondo i termini della licenza.

Ma ho voluto mantenere chiaramente separati alcuni elementi.

Il codice software è una cosa.

Il metodo PENSAI è un’altra.

La documentazione metodologica è un’altra ancora.

Il nome PENSAI è un ulteriore elemento.

Questa distinzione è importante perché aprire il codice non significa automaticamente trasferire ogni diritto relativo al metodo o alla denominazione.


Un progetto nato senza scopo di lucro

ARCHIVIO GENEALOGICO PENSAI è stato realizzato senza scopo di lucro.

Non è nato per vendere un servizio genealogico.

È nato come esercizio tecnico e metodologico.

Un modo per verificare sul campo una domanda:

È possibile costruire un sistema digitale che utilizzi l’IA e, contemporaneamente, mantenga l’essere umano responsabile della verifica, delle decisioni e dei dati?

Non pretendo che questo progetto dia una risposta definitiva.

Ma permette di fare una cosa che considero più utile:

provare.


Il buon senso non è una funzione JavaScript

C’è una parte del progetto che non può essere programmata facilmente.

È il buon senso.

Un programma può controllare un identificativo duplicato. Può verificare che una relazione non colleghi una persona a se stessa. Può segnalare una fonte mancante. Non può però trasformare automaticamente una persona corretta in un ricercatore corretto. Quando si lavora con dati genealogici, fotografie, documenti e persone viventi, entrano in gioco anche rispetto, prudenza e responsabilità. Per questo nel progetto ho voluto dichiarare esplicitamente un principio che considero fondamentale:

buon senso e onestà intellettuale.

  • Se una informazione viene da una fonte, la si indica.
  • Se è una supposizione, la si tratta come tale.
  • Se il codice viene modificato, non lo si presenta come originale.
  • Se un’idea viene ripresa, si riconosce la sua origine.

Non tutto ciò che è tecnicamente possibile è per questo corretto.


Anche l’IA deve accettare il “non ancora”

Forse è questa la parte che mi interessa maggiormente. Abbiamo costruito sistemi di IA sempre più capaci di produrre risposte. Ma produrre una risposta non significa necessariamente conoscere la verità. Nel lavoro genealogico questa differenza diventa evidente. Una macchina può trovare una corrispondenza molto plausibile.

  1. Può collegare nomi, date e luoghi.
  2. Può trovare una configurazione che sembra perfetta.

Ma la plausibilità non è una prova.

Per questo considero importante costruire sistemi nei quali esista uno spazio esplicito per il dubbio. Non come debolezza. Come informazione.

“Non verificato” è un dato.


Il progetto è disponibile

ARCHIVIO GENEALOGICO PENSAI — ARCHIVIO ZERO viene distribuito come progetto standalone, con codice leggibile e documentazione relativa al funzionamento, alla licenza e alle scelte dell’autore. Il pacchetto parte volutamente da un archivio vuoto. Non contiene un albero genealogico precostituito.

Non contiene dati genealogici personali da utilizzare come esempio. Chi lo apre parte da zero.

Download del progetto:–> archivio-genealogico-ARCHIVIO-ZERO-AUTORE

Il codice è distribuito secondo Apache License 2.0. Nel pacchetto sono presenti anche la documentazione dell’autore, le condizioni d’uso e le informazioni relative al metodo PENSAI.


Non volevo costruire un archivio perfetto

Alla fine, forse, questa esperienza non parla veramente di genealogia. O almeno non soltanto. Parla di come costruiamo strumenti digitali quando sappiamo che le informazioni con cui lavoriamo possono essere incomplete, contraddittorie o semplicemente sbagliate. Un sistema può essere molto sofisticato e continuare a sbagliare. Un’intelligenza artificiale può essere molto convincente e continuare a non sapere.

Un archivio può essere pieno di dati e continuare a non sapere quali siano veri. La soluzione non è necessariamente costruire macchine che decidano sempre di più. Forse, qualche volta, è costruire macchine che sappiano fermarsi prima di decidere. ARCHIVIO GENEALOGICO PENSAI nasce da questa idea.

Non è un prodotto finito della ricerca. È un esperimento. E proprio perché è un esperimento, ho preferito renderne visibile la struttura. Chi vuole può scaricarlo, aprirlo, leggerlo, modificarlo, criticarlo. E magari trovare un errore che io non ho visto. Perché anche questa, in fondo, è una forma di verifica.

Salvatore Martino
PENSAI
Perito elettrotecnico — autore del metodo PENSAI


Nota sull’uso dell’IA

Questo articolo e parte dei materiali del progetto sono stati realizzati con l’ausilio di strumenti di intelligenza artificiale. La responsabilità finale dei contenuti, delle scelte progettuali e delle verifiche rimane dell’autore.

Hyłf Göt!

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