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Il pezzotto non è il problema: forse è il prezzo

OffLineMind · · 6 min

Il pezzotto cambia tecnologia, ma forse la vera partita si gioca sul prezzo, sulla semplicità e sull’ampiezza dell’offerta legale

C’è qualcosa di curioso nella guerra al cosiddetto pezzotto. Da una parte si moltiplicano i sistemi per bloccare la pirateria. Dall’altra il mercato continua a trovare nuovi modi per raggiungere chi cerca contenuti televisivi a pagamento senza passare dagli abbonamenti ufficiali. Cambiano i dispositivi, cambiano le applicazioni, cambiano i sistemi operativi.

Ma la domanda rimane.

E allora forse vale la pena fermarsi un momento e guardare il problema da un’altra parte. Non dal dispositivo. Dal prezzo.

Amazon chiude una porta

Amazon sta introducendo Vega OS sui nuovi dispositivi Fire TV interessati dal cambiamento. È una svolta importante. Vega non è Android e consente ad Amazon di esercitare un controllo maggiore sull’ecosistema e sulle applicazioni. Nel frattempo, in Italia la lotta alla pirateria è diventata sempre più strutturata. Piracy Shield è uno degli strumenti attraverso i quali vengono contrastate le trasmissioni audiovisive illegali.

Sono interventi comprensibili.

Ma c’è una domanda che continua a rimanere sul tavolo.

Quanto può essere efficace chiudere le porte se dall’altra parte continua a esserci una forte domanda?

Il pezzotto cambia

La storia della tecnologia insegna una cosa abbastanza semplice.

Quando una strada viene chiusa, spesso se ne cerca un’altra.

Non significa che ogni nuova piattaforma venga creata per la pirateria. Significa semplicemente che la pirateria può spostarsi da una tecnologia all’altra.

Un box Android può essere sostituito. Un’app può essere bloccata.Un sistema operativo può diventare più chiuso. Ma Android TV, Google TV, Linux e molte altre piattaforme continuano a esistere. Il dispositivo, in fondo, è soltanto il mezzo. Il vero fenomeno è un altro:

qualcuno offre contenuti illegalmente e qualcuno è disposto a pagarli.

Ed è proprio quest’ultimo elemento che forse merita maggiore attenzione.

Perché qualcuno sceglie il pezzotto?

Non tutti per lo stesso motivo. C’è chi non vuole pagare. C’è chi considera troppo costosi gli abbonamenti. C’è chi si trova davanti a un’offerta frammentata: un servizio per il calcio, uno per altri sport, un altro ancora per film e serie. Poi ci sono le esclusive, i cambiamenti dei cataloghi e le diverse formule commerciali.

Non sono giustificazioni. La pirateria rimane pirateria.

Ma c’è una differenza importante tra giustificare un comportamento e cercare di comprenderne le ragioni. Se vogliamo ridurre un fenomeno, quelle ragioni contano.

E se il prezzo fosse una parte della soluzione?

Qui la questione diventa interessante. L’EUIPO ha rilevato che il volume dell’offerta legale contribuisce a ridurre la pirateria e che esiste una relazione inversa tra consumo di contenuti legali e pirateria.

Nella sua ricerca sulla percezione della proprietà intellettuale, inoltre, l’EUIPO ha rilevato che l’80% degli europei dichiara di preferire fonti legali quando esiste un’opzione accessibile economicamente. Sono dati interessanti perché spostano il ragionamento. Forse non basta chiedersi come rendere più difficile il pezzotto. Bisognerebbe chiedersi anche:

come rendere più conveniente non averne bisogno?

La forza dei numeri

Immaginiamo per un momento un modello diverso. Non necessariamente abbonamenti sempre più costosi, con servizi separati e contenuti distribuiti tra piattaforme diverse. Ma un’offerta più semplice. Prezzi più bassi. Più contenuti disponibili legalmente. Meno frammentazione. Più persone dentro il sistema legale. Potrebbe sembrare, a prima vista, una perdita per gli operatori. Se un abbonamento costa meno, infatti, ogni singolo cliente produce meno ricavi.

Ma c’è un’altra possibilità.

Aumentare enormemente il numero degli abbonati.

Un milione di persone che pagano poco può rappresentare un mercato diverso da poche centinaia di migliaia di persone che pagano molto. Non è detto che il conto finale sia peggiore. Dipende dal rapporto tra prezzo, numero di clienti, costi dei diritti e costi di distribuzione. Ed è proprio questo il calcolo che il mercato dovrebbe fare.

Battere il pezzotto sul suo terreno

Il pezzotto ha una caratteristica che non dovrebbe essere sottovalutata. È semplice. Almeno dal punto di vista percepito dall’utente. Una spesa. Molti contenuti.

Poca complessità. Se l’offerta legale vuole competere con questo modello, forse non deve soltanto diventare più difficile da piratare.

Deve diventare più facile da comprare.

È una differenza enorme.

Perché un consumatore che trova legalmente ciò che cerca, a un prezzo che considera ragionevole e senza dover costruire un mosaico di abbonamenti, ha meno motivi per cercare alternative. Non tutti, naturalmente. Ma forse abbastanza.

Il dato che fa riflettere

L’ultima indagine FAPAV/Ipsos Doxa, relativa al 2025 e pubblicata nel giugno 2026, stima che la pirateria audiovisiva abbia ancora coinvolto il 37% della popolazione italiana, pur registrando una diminuzione rispetto agli anni precedenti. La stessa ricerca stima un danno economico complessivo di 2,3 miliardi di euro per il sistema Paese.

Il dato racconta due cose contemporaneamente. La pirateria rimane un problema enorme. Ma può anche diminuire. Questo significa che non esiste  necessariamente una legge fisica secondo cui chi pirata continuerà a farlo per sempre. I comportamenti possono cambiare.

E se cambiano, diventa interessante capire che cosa li fa cambiare.

Non solo blocchi

La tecnologia continuerà a essere utilizzata per individuare e bloccare i servizi illegali. È inevitabile. Ma forse la strategia più efficace non è scegliere tra repressione e mercato. È usarli entrambi. Da una parte si combatte chi costruisce un’attività illegale. Dall’altra si costruisce un’offerta legale talmente semplice e conveniente da rendere meno interessante l’alternativa. Non perché tutti diventino improvvisamente virtuosi. Semplicemente perché il rapporto tra costo e beneficio cambia. Ed è questo, in fondo, che fanno i mercati.

Forse il pezzotto è davvero un sintomo

All’inizio sembrava una questione di tecnologia. Amazon cambia sistema operativo. Gli utenti cambiano dispositivo. Le autorità bloccano un servizio. Qualcuno ne apre un altro. Una rincorsa continua. Ma forse stavamo osservando il problema dal lato sbagliato. Il pezzotto non è soltanto una scatoletta. È il punto d’incontro tra una domanda e un’offerta. Se si elimina soltanto l’offerta illegale, la domanda può cercare un’altra strada. Se invece si rende l’offerta legale più accessibile, più semplice e più conveniente, quella domanda potrebbe cominciare a spostarsi. Ed è qui che la battaglia potrebbe diventare davvero interessante. Non soltanto:

come fermiamo il pezzotto?

Ma:

quanto deve costare un abbonamento legale perché il pezzotto smetta di essere conveniente?

Forse questa è la domanda che il mercato dovrebbe provare a misurare.

  • Perché alla fine Amazon può cambiare Android con Vega.
  • Un’app può essere bloccata.
  • Un sito può sparire.
  • Un dispositivo può diventare inutilizzabile per un certo tipo di applicazione.

Ma se esiste una domanda, la tecnologia continuerà a cercare una risposta.

Forse il modo più intelligente per battere il pezzotto non è inseguirlo all’infinito.

 

Fonti

  • EUIPO — Online Copyright Infringement in EU 2023: analizza il periodo 2017-2022 e rileva che l’ampiezza dell’offerta legale contribuisce alla riduzione della pirateria.
  • EUIPO — Online Copyright Infringement in the EU, 2017-2023: il rapporto più recente evidenzia la persistenza della pirateria televisiva e la crescita dell’IPTV illegale nel 2023.
  • EUIPO — IP Perception Study 2023: l’80% degli europei dichiara di preferire fonti legali quando è disponibile un’opzione economicamente accessibile.
  • EUIPO — Combating piracy: segnala che prezzo, limitazioni territoriali e frammentazione delle offerte possono incidere sull’accessibilità e sull’attrattività dell’offerta legale.
  • FAPAV/Ipsos Doxa — Pirateria audiovisiva 2025: dati italiani aggiornati, pubblicati nel giugno 2026.

Disclaimer: questo articolo è stato realizzato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale. I dati e le informazioni sono stati verificati rispetto alle fonti indicate; le considerazioni interpretative e l’ipotesi economica sono presentate come tali.

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