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La terracotta che prova a raffrescare il caldo

OffLineMind · · 4 min

In Camerun, un ingegnere combina un materiale antico, acqua e Sole per affrontare un problema molto moderno

Ci sono innovazioni che sembrano arrivare dal futuro. E altre che fanno il percorso opposto: recuperano un principio antico e lo adattano a un problema contemporaneo.

La storia di Didier Dinamou, ingegnere energetico camerunese e fondatore di Diwa Innovation, appartiene a questa seconda categoria.

La sua idea nasce dall’incontro fra terracotta, acqua, aria ed energia solare. L’obiettivo è affrontare il caldo in contesti dove l’elettricità è limitata e un climatizzatore tradizionale può essere difficile da utilizzare.

Il principio è conosciuto da secoli: quando l’acqua evapora, assorbe calore. È anche il motivo per cui i tradizionali contenitori di terracotta possono mantenere fresca l’acqua.

Dinamou ha cercato di trasformare questo fenomeno in un sistema di raffrescamento.

Dalla terracotta all’aria

Nel sistema descritto per il progetto, l’acqua mantiene umidi elementi in terracotta, mentre un sistema di ventilazione fa passare l’aria attraverso la struttura.

L’evaporazione sottrae calore all’aria, che viene quindi immessa nell’ambiente a una temperatura più bassa.

Non è un climatizzatore tradizionale: non utilizza compressore e circuito frigorifero. È un sistema di raffrescamento evaporativo alimentato dall’energia solare.

Una pubblicazione del 2026 riferisce che un prototipo, in un ambiente di circa 30 metri quadrati, avrebbe portato la temperatura da circa 36 °C a 25 °C. È però un risultato riferito alle condizioni della prova e non una prestazione generalizzabile. (Échos des énergies renouvelables)

C’è infatti una variabile decisiva: l’umidità.

Il raffrescamento evaporativo funziona meglio quando l’aria è calda e relativamente secca. Con elevata umidità, l’evaporazione diminuisce e anche il raffrescamento perde efficacia.

Per questo la tecnologia è particolarmente interessante per alcune aree calde e secche del Sahel, ma non può essere considerata una soluzione universale.

Una tecnologia pensata per il contesto

Il fotovoltaico alimenta il sistema e, secondo le descrizioni disponibili, può fornire energia anche per l’illuminazione e la ricarica dei telefoni cellulari.

Questo dettaglio è importante perché il progetto non nasce semplicemente dalla ricerca di un modo alternativo per raffrescare una stanza.

Nasce dall’esigenza di costruire una soluzione compatibile con un contesto nel quale energia, infrastrutture e risorse possono essere limitate.

La domanda non è quindi soltanto: quanto raffresca?

È anche: quali risorse richiede e dove può funzionare realmente?

La storia comincia da un frigorifero

C’è poi una precisazione importante.

Nel 2023 Diwa Innovation vinse la tappa dell’Africa centrale dell’EDF Pulse Africa Tour, con una soluzione per la conservazione degli alimenti basata sull’energia solare e sulla terracotta. (EDF)

Nel marzo 2024 arrivò il primo premio della quinta edizione degli EDF Pulse Africa Awards.

Il progetto premiato era però un sistema di refrigerazione autonomo, alimentato dal fotovoltaico e basato sulla terracotta, non il successivo sistema di raffrescamento dell’aria. Lo conferma la stessa EDF nella descrizione ufficiale del vincitore. (EDF)

La distinzione è importante: mostra un percorso tecnologico nel quale la stessa intuizione — combinare terracotta ed energia solare — viene applicata a problemi differenti, dalla conservazione degli alimenti al comfort termico.

Quando la semplicità diventa tecnologia

La terracotta non è un materiale futuristico. L’evaporazione non è una scoperta recente. Anche il fotovoltaico è ormai una tecnologia consolidata.

L’interesse del progetto sta nella combinazione.

Un materiale disponibile, un fenomeno fisico elementare e una fonte energetica rinnovabile vengono organizzati intorno a un problema concreto.

Questo non significa che il prototipo sia già una soluzione definitiva.

Per valutarne la reale applicabilità servono dati più completi: consumo d’acqua, portata d’aria, umidità, prestazioni in condizioni diverse, durata dei componenti, manutenzione e costi.

Sono questi elementi a stabilire se un’idea interessante possa diventare una tecnologia realmente replicabile.

Non combattere il clima: usarne le regole

Forse è questo l’aspetto più interessante della storia di Dinamou.

Non si tratta di dimostrare che la terracotta possa sostituire ovunque un condizionatore.

Si tratta di cercare una soluzione coerente con clima, risorse e infrastrutture locali.

In un ambiente caldo e secco, l’evaporazione può diventare una risorsa. Dove il Sole è disponibile ma la rete elettrica è fragile, il fotovoltaico può alimentare il sistema. Dove la terracotta è producibile localmente, quel materiale può diventare parte della tecnologia.

Non è magia e non è una tecnologia universale.

È un tentativo di progettare partendo dalla realtà.

Forse l’innovazione, qualche volta, non consiste nell’inventare qualcosa che prima non esisteva.

Consiste nel guardare una cosa antica e chiedersi:

possiamo usarla meglio?

In Camerun, la risposta di Didier Dinamou passa attraverso tre elementi sorprendentemente semplici:

terracotta, acqua e Sole.

Fonti

  • EDF Pulse Africa, vincitore 2023: progetto di refrigerazione autonoma di Diwa Innovation.
  • EDF Pulse Africa Tour 2023, tappa Camerun.
  • Échos des énergies renouvelables, reportage sul sistema di raffrescamento di Didier Dinamou e sul prototipo 36 °C → 25 °C.
  • Città Nuova, reportage sul sistema di raffrescamento solare in terracotta.

Nota editoriale

Questo articolo è stato elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale. Le informazioni, le fonti e i riferimenti citati sono stati verificati e la responsabilità editoriale finale del contenuto rimane umana.

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