Pensiero

Prima di superare un limite, chiediamoci perché

Salvatore Martino · · 2 min

Prima di andare oltre, fermiamoci a capire se ne vale davvero la pena

C’è una domanda che accompagna da sempre il progresso umano: come possiamo andare oltre?

Andare oltre i limiti della tecnica, della conoscenza, della velocità, della materia. La storia dell’uomo è anche la storia di questa ricerca.

Ma oggi potrebbe essere necessario porre una domanda diversa: perché dovremmo farlo?

Sembra una distinzione minima. Non lo è.

Un limite non è necessariamente un ostacolo. Può essere un confine reale, una condizione temporanea o semplicemente qualcosa che abbiamo deciso di considerare un limite. E prima di tentare di eliminarlo sarebbe ragionevole capire quale delle tre cose abbiamo davanti.

La tecnologia, da sola, risponde a una domanda: possiamo farlo?

Non risponde alla domanda successiva: ne vale la pena?

È qui che entra in gioco il giudizio.

Prima dell’azione dovrebbe quindi esserci una pausa. Non per bloccare il progresso, ma per evitare che ogni possibilità tecnica venga trasformata automaticamente in un obiettivo.

La sequenza potrebbe essere molto semplice:

LIMITE → STOP → VERIFICA → DECISIONE

Prima si identifica il limite. Poi ci si ferma. Si verifica perché lo si vuole superare, cosa si ottiene e quali conseguenze produce. Solo alla fine si decide.

È una prospettiva che cambia anche il significato della parola “progresso”.

Forse progredire non significa soltanto riuscire a superare sempre nuovi limiti. Significa anche acquisire la capacità di riconoscere quando un limite deve essere superato e quando invece è meglio lasciarlo dove si trova.

La vera domanda, allora, non è quanto lontano possiamo andare.

È se abbiamo una ragione sufficiente per andarci.

Perché non tutto ciò che possiamo fare deve necessariamente essere fatto.

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Salvatore Martino

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