L’acqua minerale non è, paradossalmente, acqua potabile
C’è una cosa che tutti facciamo senza pensarci: compriamo l’acqua.
La prendiamo dallo scaffale, paghiamo, la portiamo a casa e la beviamo.
Ma che cosa stiamo realmente comprando?
La domanda sembra banale, finché non si distingue tra acqua minerale naturale e acqua potabile.
Minerale sì. Potabile no.
L’acqua minerale naturale è destinata al consumo umano, ma non appartiene alla categoria normativa generale delle acque potabili.
Il D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18 disciplina le acque destinate al consumo umano, mentre le acque minerali naturali sono disciplinate separatamente dal D.Lgs. 8 ottobre 2011, n. 176, che recepisce la direttiva europea 2009/54/CE. Le acque minerali naturali riconosciute sono espressamente escluse dal campo di applicazione del D.Lgs. 18/2023.
Quindi la frase va detta con precisione:
acqua minerale naturale: sì; acqua potabile, nel senso della categoria normativa generale: no.
Questo non significa che l’acqua minerale non sia destinata a essere bevuta. Significa che appartiene a una categoria giuridica diversa.
E qui comincia il paradosso.
Anche l’acqua del sindaco può essere ricca di minerali
L’acqua dell’acquedotto può contenere naturalmente calcio, magnesio, bicarbonati e altri sali minerali.
Ma questo non la trasforma in acqua minerale naturale.
È acqua destinata al consumo umano, sottoposta alla disciplina delle acque potabili.
E spesso arriva direttamente a casa attraverso una rete pubblica, senza bisogno di essere imbottigliata, trasportata e venduta bottiglia per bottiglia.
Il costo per il consumatore può quindi essere molto basso rispetto a quello dell’acqua confezionata.
Ed ecco comparire un’altra domanda:
quanto stiamo pagando l’acqua e quanto stiamo pagando tutto ciò che viene costruito intorno all’acqua?
L’acqua non viene prodotta
Questa è forse la distinzione più interessante.
Un’azienda che imbottiglia acqua minerale non fabbrica l’acqua.
L’acqua esiste già.
La sorgente esiste.
La falda esiste.
L’attività industriale consiste nel captare quella risorsa, rispettarne le caratteristiche, imbottigliarla, confezionarla, trasportarla e commercializzarla.
Perciò sarebbe più corretto dire che il prodotto commerciale è l’acqua minerale naturale confezionata, non l’acqua fabbricata dall’azienda.
La differenza non è soltanto linguistica.
Quando compriamo una bottiglia, paghiamo una filiera: contenitore, tappo, imbottigliamento, energia, trasporto, magazzino, distribuzione e commercializzazione.
L’acqua, invece, non è stata prodotta nello stabilimento.
E la bottiglia?
Qui la questione diventa ancora più concreta.
Gran parte dell’acqua confezionata viene commercializzata in contenitori di plastica, spesso PET.
Il PET è un materiale autorizzato per il contatto con gli alimenti, ma il materiale del contenitore non è chimicamente irrilevante.
La letteratura scientifica ha studiato la migrazione di sostanze dal PET all’acqua e ha evidenziato l’influenza di fattori come temperatura, tempo e condizioni di esposizione. Sono stati studiati, tra gli altri, fenomeni di migrazione dell’antimonio e di aldeidi.
Questo significa una cosa semplice:
la bottiglia e le condizioni nelle quali viene conservata fanno parte della storia dell’acqua che beviamo.
Non basta quindi sapere che cosa c’è scritto sull’etichetta.
Bisogna anche chiedersi come quella bottiglia è stata trasportata e conservata.
Il sole
Chiunque abbia osservato un deposito estivo conosce la scena: pallet di bottiglie di plastica all’aperto, sotto il sole.
Non è una semplice questione estetica.
Le indicazioni istituzionali italiane raccomandano di conservare l’acqua minerale naturale al riparo dalla luce, dal sole e dalle fonti di calore.
Anche le buone pratiche europee per le acque confezionate indicano condizioni di stoccaggio che proteggano il prodotto e scoraggiano la conservazione dei prodotti finiti all’esterno, salvo condizioni adeguate.
E un episodio concreto rende il problema ancora più evidente: nel 2020 i NAS sequestrarono migliaia di bottiglie di acqua minerale che erano state conservate all’esterno ed esposte al sole con temperature ambientali superiori ai 40 °C.
Non è dunque necessario inventare un pericolo.
Il problema della corretta conservazione esiste.
Il consumatore non controlla la filiera
Il consumatore compra la bottiglia già pronta.
Non sa quanto tempo sia rimasta in magazzino.
Non sa a quale temperatura sia stata trasportata.
Non sa se sia stata lasciata al sole.
Non può controllare il deposito del distributore né il camion che ha effettuato la consegna.
Per questo la corretta conservazione non dovrebbe essere considerata soltanto una responsabilità del consumatore.
La filiera ha una responsabilità propria.
Se un prodotto viene venduto in bottiglia e le condizioni di luce e temperatura possono influire sul contenitore e sul suo contenuto, proteggere la bottiglia durante trasporto e stoccaggio diventa parte della corretta gestione del prodotto.
Il diritto di vendere e il diritto di ricevere
Le imprese hanno il diritto di captare, imbottigliare e commercializzare acqua minerale naturale nel rispetto della legge.
Ma esiste anche il diritto del consumatore di ricevere ciò che ha acquistato nelle condizioni appropriate di conservazione.
Le due cose non sono in conflitto.
Anzi, dovrebbero procedere insieme.
Il commercio dell’acqua è legittimo.
La responsabilità di conservarla correttamente deve esserlo altrettanto.
E considerando il prezzo pagato dal consumatore, la domanda non è irragionevole:
se l’acqua non viene fabbricata, ma viene presa dalla natura e trasformata in un prodotto commerciale attraverso l’imbottigliamento, perché non dovremmo pretendere che tutta la filiera la tratti con la massima attenzione?
Non stiamo chiedendo qualcosa di straordinario.
Stiamo chiedendo che una risorsa naturale destinata a essere bevuta venga protetta anche nel viaggio che la porta dalla sorgente al nostro bicchiere.
Alla fine, che cosa compriamo?
Forse la risposta è più semplice di quanto sembri.
Non compriamo l’acqua che l’azienda ha prodotto.
Compriamo una risorsa naturale captata, imbottigliata, confezionata e commercializzata.
E paghiamo tutto ciò che serve per portarla fino a noi.
La vera domanda, allora, non è soltanto:
«Quanto costa una bottiglia d’acqua?»
Ma:
«Quanto costa tutto ciò che abbiamo costruito intorno all’acqua?»
E soprattutto:
«Siamo sicuri che, durante tutto quel viaggio, l’acqua sia stata trattata come merita?»
Fonti
- D.Lgs. 23 febbraio 2023, n. 18 — qualità delle acque destinate al consumo umano.
- D.Lgs. 8 ottobre 2011, n. 176 — disciplina delle acque minerali naturali.
- Direttiva 2009/54/CE — utilizzazione e commercializzazione delle acque minerali naturali.
- Studi scientifici sulla migrazione dal PET all’acqua in funzione di temperatura, tempo e luce.
- Ministero delle Attività Produttive — indicazioni sulla conservazione dell’acqua minerale naturale.
- Commissione europea — buone pratiche igieniche per le acque confezionate.
- Ministero della Salute / NAS — controllo e sequestro di acqua minerale conservata all’esterno ed esposta al sole.
Disclaimer
Questo articolo è stato realizzato con l’assistenza dell’intelligenza artificiale. Le fonti sono riportate per consentire la verifica diretta delle informazioni. Il testo ha finalità divulgativa e non costituisce parere legale, medico o sanitario. Le valutazioni editoriali appartengono all’autore.
Views: 0
