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Se non paghi, i social nascondono te e le tue idee?

Salvatore Martino · · 6 min

Pubblicare è gratuito. Essere visti, invece, dipende dagli algoritmi e, sempre più spesso, dalla possibilità di pagare per ottenere attenzione.

C’è una cosa che i social ci hanno insegnato senza dircelo chiaramente: pubblicare è facile. Essere visti è un’altra cosa.

Apri un profilo, scrivi quello che pensi, pubblichi una fotografia, un articolo, un video. Nessuno ti chiede il permesso.

Eppure, dopo aver premuto «pubblica», comincia una storia sulla quale hai molto meno controllo.

Il tuo contenuto entra dentro un sistema.

Un algoritmo lo osserva, lo classifica, lo confronta con milioni di altri contenuti e decide, in qualche modo, quante possibilità avrà di arrivare davanti agli occhi di qualcuno.

Non è una teoria.

LinkedIn spiega apertamente che il suo Feed utilizza numerosi segnali per stabilire quali contenuti mostrare agli utenti e in quale ordine.

LinkedIn — How the Feed ranks content

Anche Meta descrive pubblicamente i sistemi di ranking utilizzati da Facebook e Instagram.

Meta — How AI Influences What You See on Facebook and Instagram

Quindi c’è già una prima realtà che dovremmo accettare:

quello che pubblichiamo non arriva automaticamente a chi ci segue.

Viene distribuito.

E la distribuzione viene decisa dalla piattaforma.

Poi c’è il denaro

Qui la questione diventa ancora più interessante.

Le piattaforme ci permettono di pagare per aumentare la distribuzione.

LinkedIn, per esempio, permette di sponsorizzare un post e di estenderne la portata oltre il pubblico che lo avrebbe raggiunto organicamente.

LinkedIn — Sponsored Content

Non è nascosto.

È il modello di business.

Vuoi raggiungere più persone?

Puoi pagare.

Facebook e Instagram fanno qualcosa di analogo.

TikTok permette persino di prendere un contenuto organico e utilizzarlo come contenuto pubblicitario attraverso Spark Ads.

TikTok — Spark Ads

A questo punto la domanda viene quasi spontanea.

Se posso comprare visibilità, cosa succede a chi non può o non vuole comprarla?

Non necessariamente viene cancellato.

Non necessariamente viene censurato.

Ma rimane dentro la parte organica del sistema.

E quella parte è governata dall’algoritmo.

È qui che nasce il problema

Immaginiamo due persone.

La prima ha un’idea interessante, ma non ha un euro da spendere.

La seconda ha un budget pubblicitario.

Entrambe pubblicano.

La prima aspetta che l’algoritmo trovi interessante il suo contenuto.

La seconda può acquistare una distribuzione aggiuntiva.

Non significa che la seconda avrà automaticamente successo.

Ma parte con una possibilità che la prima non ha: può pagare per aumentare la propria esposizione.

E questo non è soltanto un ragionamento teorico.

Uno studio pubblicato sul Journal of Medical Internet Research ha confrontato contenuti Facebook organici e contenuti promossi attraverso paid boost. Nel campione analizzato, i contenuti promossi hanno ottenuto una maggiore esposizione e maggiore engagement.

PubMed — Facebook paid vs organic reach study

Un’altra ricerca, relativa a una campagna su Facebook, Instagram, TikTok e Twitter, ha registrato milioni di impression provenienti dalla pubblicità e una quantità molto più piccola proveniente dalla distribuzione organica.

Studio su paid e organic social-media impressions

Non significa che ogni post debba essere pagato.

Significa che il denaro può diventare uno strumento per comprare accesso all’attenzione.

Ma allora ci stanno nascondendo?

Qui bisogna stare attenti alle parole.

Dire:

«I social nascondono chi non paga»

è una frase forte.

Le fonti non dimostrano che esista una regola generale secondo cui una piattaforma prende una persona, vede che non paga e decide di nasconderla.

Ma c’è qualcosa di meno evidente e forse più interessante.

La piattaforma controlla la distribuzione.

La piattaforma vende distribuzione aggiuntiva.

E chi non paga deve affidarsi esclusivamente alla distribuzione organica.

Questo è un fatto.

Il resto è interpretazione.

La vera merce è l’attenzione

Forse abbiamo sbagliato domanda.

Non dovremmo chiederci soltanto se i social siano gratuiti.

Dovremmo chiederci:

gratuiti per fare cosa?

Sono gratuiti per aprire un profilo.

Sono gratuiti per scrivere.

Sono gratuiti per pubblicare.

Ma l’attenzione degli altri non è una risorsa infinita.

Ogni giorno vengono pubblicati milioni di contenuti.

Qualcuno deve decidere quali vedremo.

E questo qualcuno, sempre più spesso, è un sistema algoritmico.

Il social network diventa così una specie di enorme piazza.

Tutti possono entrare.

Tutti possono parlare.

Ma non tutti hanno lo stesso microfono.

E alcuni possono pagare per averne uno più potente.

La libertà di parlare non è la libertà di essere ascoltati

Questa è forse la distinzione più importante.

Posso avere la libertà di pubblicare un’idea.

Ma non posso pretendere che la piattaforma la mostri a tutti.

Questo è comprensibile.

Nessun sistema può mostrare contemporaneamente tutto a tutti.

Il problema nasce quando dimentichiamo che la selezione della visibilità è diventata una funzione economica oltre che tecnologica.

L’algoritmo decide.

Il pubblico reagisce.

Il denaro può amplificare.

E la piattaforma guadagna.

Non serve immaginare una stanza segreta nella quale qualcuno decide quali idee eliminare.

Il sistema può funzionare senza alcun complotto.

È sufficiente che la visibilità sia organizzata attraverso algoritmi e che una parte di quella visibilità possa essere acquistata.

E allora ritorna la domanda iniziale

Se non paghi, i social nascondono te e le tue idee?

Forse «nascondono» non è la parola tecnicamente più precisa.

Ma c’è una realtà che non possiamo ignorare:

non tutti hanno la stessa possibilità di essere visti.

E una parte di questa possibilità può essere acquistata.

Questa è la questione che mi interessa.

Non sapere se l’algoritmo sia buono o cattivo.

Non sapere se Facebook, Instagram, TikTok o LinkedIn siano buoni o cattivi.

La domanda è molto più semplice:

chi controlla la strada che porta un’idea dalla persona che la pensa alla persona che potrebbe ascoltarla?

Perché oggi possiamo dire quello che vogliamo.

Possiamo pubblicare gratuitamente.

Possiamo avere migliaia di idee.

Ma tra noi e chi dovrebbe leggerle c’è un cancello.

E quel cancello non lo possediamo noi.

Forse è questa la vera trasformazione dei social.

Non hanno tolto a tutti la possibilità di parlare.

Hanno reso possibile a tutti parlare.

Ma hanno trasformato l’essere ascoltati in qualcosa che può essere algoritmicamente distribuito e, almeno in parte, acquistato.

E questa, forse, è una domanda molto più importante del semplice «quanto costa un post sponsorizzato?».

Quanto vale un’idea che nessuno riesce a vedere?

Quindi è esattamente questo il motivo per cui non intendo pagare


Fonti

LinkedIn — How the Feed ranks content

LinkedIn — Sponsored Content

Meta — How AI Influences What You See on Facebook and Instagram

Meta — Instagram Feed Ranking System

PubMed — Facebook paid vs organic reach study

PMC — Paid and organic social-media impressions

TikTok — Spark Ads

Nota: contenuto realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale. Le fonti sono riportate per consentire la verifica autonoma delle informazioni.

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