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Intelligenza artificiale e lavoro: quanto varrà il lavoro?

7 Novembre 2026 di Salvatore Martino

Strumenti di lavoro artigianali davanti a una distesa di contenuti digitali replicati.
Traduzione automatica tramite Google Traduttore

Per andare avanti, forse dovremo fare molti passi indietro

Ho potuto constatarlo personalmente, sperimentando l’intelligenza artificiale in diversi settori: dalla scrittura alla musica, dalle app ai programmi. La domanda è quanto varrà il lavoro quando tutti potranno produrre quasi tutto.

Di Salvatore Martino Pensai

Adesso posso dirlo perché l’ho sperimentato personalmente e in diversi settori. Con l’intelligenza artificiale si possono scrivere testi, comporre musica, creare app e sviluppare programmi con uno sforzo e un costo che fino a poco tempo fa sarebbero sembrati impensabili.

Non significa che basti premere un pulsante per ottenere sempre un buon risultato. Servono idee, tentativi, correzioni e giudizio. Ma la soglia d’ingresso si è abbassata: una persona può realizzare da sola qualcosa che prima avrebbe richiesto competenze diverse, più tempo o l’aiuto di altri.

E allora la domanda è inevitabile: quanto varrà il lavoro quando tutti potranno fare tutto con l’AI?

Quando produrre diventa facile

Il digitale aveva già reso economico copiare e distribuire un contenuto. Un libro, un brano musicale o un programma, una volta realizzati, possono essere riprodotti innumerevoli volte a costi molto bassi. L’intelligenza artificiale cambia anche il costo di produzione: può generare nuovi contenuti, adattarli a una richiesta e proporre molte varianti in poco tempo.

La conseguenza potrebbe essere un’enorme abbondanza di testi, musica, immagini e software. Ma l’abbondanza non garantisce che chi li crea venga pagato. Se un cliente può ottenere una soluzione simile con poco impegno e poca spesa, sarà meno disposto a pagare per quella realizzata da una persona.

Uno studio pubblicato sul Journal of Economic Perspectives ha descritto come la digitalizzazione abbia ridotto quasi a zero i costi marginali di copia e distribuzione di musica, film, libri e televisione. Con l’AI, il costo che si riduce sempre più è anche quello di produrre contenuti nuovi. Aguiar e Waldfogel, 2017.

Più produttività, meno valore per il singolo lavoro?

In un esperimento su attività di scrittura professionale, i partecipanti che hanno usato ChatGPT hanno completato i compiti più velocemente e hanno ottenuto valutazioni di qualità più alte. Lo studio riguardava incarichi specifici e non dimostra che ogni professione verrà sostituita. Mostra però che alcuni risultati possono essere prodotti in meno tempo con l’aiuto dell’AI. Noy e Zhang, Science, 2023.

Se occorrono meno ore per ottenere lo stesso risultato, il valore economico del lavoro necessario a produrlo può diminuire. La tecnologia, però, non decide chi riceverà il beneficio: potrebbe tradursi in prezzi più bassi per i clienti, maggiori guadagni per le imprese o più tempo libero per chi lavora. Dipenderà da chi possiede gli strumenti e da come verrà distribuito il valore creato.

L’Organizzazione internazionale del lavoro stima che un lavoratore su quattro nel mondo svolga un’attività in qualche misura esposta all’AI generativa. Secondo l’ILO, la trasformazione dei mestieri è più probabile della loro completa scomparsa. Ma un lavoro trasformato può anche essere meno richiesto, pagato meno o affidato a un numero più piccolo di persone. ILO, aggiornamento 2025.

Anche le opere del passato possono essere sostituite

Il problema non riguarda soltanto ciò che verrà creato. Riguarda anche ciò che è già stato scritto, composto o progettato. L’AI può imitare caratteristiche di opere esistenti e generare alternative. In alcuni casi, un prodotto nuovo può soddisfare la stessa esigenza dell’originale, anche senza essere identico.

Un’opera può restare importante per la cultura e per chi la ama, ma perdere parte del suo valore commerciale se il pubblico trova facilmente un sostituto. Il diritto d’autore può offrire protezioni, ma non garantisce da solo che un autore mantenga il proprio mercato. Le regole, inoltre, cambiano da un Paese all’altro. Negli Stati Uniti, il Copyright Office riconosce la possibilità di proteggere contributi creativi umani in opere realizzate con l’AI, mentre considera insufficiente il semplice prompt per attribuire la paternità dell’intero risultato. U.S. Copyright Office, rapporto sulla proteggibilità delle opere AI.

Una previsione della CISAC, la confederazione internazionale delle società di autori, stima che la diffusione dei contenuti generati dall’AI possa mettere a rischio una parte dei ricavi dei creatori musicali e audiovisivi. È una stima di scenario, non una certezza: dipende dalle ipotesi del rapporto e proviene da un’organizzazione che rappresenta autori e compositori. CISAC, studio sull’impatto economico dell’AI generativa.

Per andare avanti, fare molti passi indietro

Credo che per andare avanti bisognerà fare un passo indietro. Anzi, molti.

Dovremo tornare a domandarci perché il reddito e il riconoscimento di una persona dovrebbero dipendere quasi interamente dalla vendita del suo lavoro. Se le macchine possono produrre sempre di più con sempre meno ore umane, non basterà celebrare l’aumento della produttività: dovremo decidere chi ne beneficia.

Dovremo anche ripensare idee che abbiamo considerato naturali: che ciascuno debba competere per un impiego, che produrre di più sia sempre un progresso, che il valore di una persona coincida con ciò che riesce a realizzare e vendere.

Fare un passo indietro non significa rifiutare la tecnologia. Significa fermarsi a guardare le fondamenta: chi possiede gli strumenti, i cataloghi e i canali di distribuzione? Chi controlla l’accesso al pubblico? Chi incassa il valore prodotto quando il lavoro umano diventa meno necessario?

Se la ricchezza generata dall’AI rimarrà concentrata, molte opere potranno diventare abbondanti mentre il reddito di chi le creava si riduce. Se invece quel guadagno verrà condiviso, potremo usare la tecnologia per lavorare meno senza vivere peggio.

Forse la domanda finale non è soltanto quanto varrà il lavoro, ma perché dovremmo continuare a misurare il valore delle persone attraverso il lavoro che il mercato è disposto a pagare.


Nota sull’uso dell’intelligenza artificiale: questo articolo è stato realizzato con il supporto dell’AI. L’esperienza personale, la tesi e la responsabilità dei contenuti sono dell’autore.

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