Il rigore non deve far fuggire l’uomo | OffLineMind
Il rigore deve proteggere il metodo, non allontanare la persona.
C’è un errore che anche un sistema nato per aiutare l’uomo può commettere: confondere il rigore con la durezza.
Un metodo rigoroso pretende dati verificabili, distingue i fatti dalle ipotesi, espone l’incertezza e non nasconde gli errori. Tutto questo è necessario.
Ma c’è una domanda precedente:
come si avvicina l’uomo a quel metodo?
Se il rigore viene percepito come giudizio, superiorità o freddezza, la persona può semplicemente allontanarsi. E un sistema costruito per aiutare non può aiutare qualcuno che ha già deciso di non ascoltarlo.
Da qui nasce un principio che considero essenziale:
RIGORE SUL METODO — RISPETTO SULLA PERSONA.
Non significa rendere il metodo più debole. Significa impedire che la sua applicazione diventi inutilmente aggressiva.
Verificare non significa umiliare.
Correggere non significa giudicare.
Fermare una decisione non significa fermare la persona.
Dire «non abbiamo abbastanza informazioni» non è una sconfitta. Può essere, al contrario, una delle forme più corrette di responsabilità.
Per questo un sistema decisionale dovrebbe attrarre senza manipolare, guidare senza imporre, verificare senza umiliare e decidere senza sostituire l’uomo.
Anche lo STOP assume così un significato diverso.
Uno STOP non dovrebbe essere una porta sbattuta in faccia alla persona. Dovrebbe essere un segnale: qui manca qualcosa, qui occorre verificare, qui la decisione non può ancora essere considerata sufficientemente fondata.
Il problema non è quindi scegliere tra rigore e umanità.
Il vero problema è applicare il rigore in modo umano.
PENSAI nasce proprio da questa tensione: costruire un processo capace di resistere all’errore senza trasformare l’errore in una colpa; sostenere la decisione senza appropriarsene; utilizzare anche l’intelligenza artificiale senza consegnarle l’ultima parola.
Perché il fine di un sistema decisionale non dovrebbe essere dimostrare di avere ragione.
Dovrebbe essere mettere l’uomo nelle condizioni migliori per capire, verificare e decidere.
E forse questa è la misura più difficile del rigore:
non quanto riesce a dire «NO», ma quanto riesce a dire «NO» senza perdere l’uomo.
Contenuto elaborato con il supporto dell’intelligenza artificiale. La responsabilità editoriale e della pubblicazione rimane umana.
Hyłf Göt!
Views: 3
